Elizabeth Lim.
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IL SANGUE DELLE STELLE 3.
Volume 2. Parte 1.
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Titolo originale: UNRAVEL THE DUSK. 2020.
Traduzione di: Laura Miccoli.
2021. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Maia Tamarin ha gi dimostrato di essere la pi abile sarta del paese. Ha sbaragliato gli altri concorrenti nella gara con cui l'imperatore ha scelto il nuovo sarto imperiale. Ha viaggiato fino ai confini del mondo per procurarsi la risata del sole, le lacrime della luna e il sangue delle stelle. E con questi tesori ha cucito tre abiti magici, ciascuno degno di una dea. Ma le prove per lei non sono ancora terminate.
Al ritorno dal suo viaggio, il regno  sull'orlo della guerra e Edan, il ragazzo che ama,  sparito. Forse per sempre.
La guerra che impazza non  niente a confronto della battaglia che Maia combatte contro se stessa. Da quando  stata marchiata dal demone Bandur non  pi la stessa...
La posta in gioco  pi alta che mai, ed  solo questione di tempo prima che Maia si perda completamente. Ma non si fermer davanti a nulla pur di ritrovare Edan, proteggere la sua famiglia e garantire al suo paese una pace duratura.
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L'AUTRICE.
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Elizabeth Lim  autrice della serie in due volumi Il sangue delle stelle (Spin the Dawn e Unravel the Dusk), grande successo di critica e di pubblico, e dei bestseller So This is Love e Reflection. Oltre a dedicarsi alla scrittura, ha ottenuto un dottorato in composizione musicale e una laurea in Cultura dell'Estremo Oriente ad Harvard, e ha lavorato come autrice di colonne sonore per film e videogiochi. Cresciuta tra la California e Tokyo, abita a New York. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.
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IL SANGUE DELLE STELLE.
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Indice Volume 2. Parte 1.
Prologo.
PARTE PRIMA. LA RISATA DEL SOLE
PARTE SECONDA. LE LACRIME DELLA LUNA
PARTE TERZA. IL SANGUE DELLE STELLE
RINGRAZIAMENTI
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Fine Indice.
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Dedica.
A mia madre, per avermi dato il coraggio, a mio padre, per aver nutrito la mia immaginazione, e a Victoria, per aver sempre riso con me lungo il cammino.
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Prologo.
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Un tempo avevo una madre.
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Mi insegn a tessere i filati pi fini, ricavati dai bachi da seta che allevavamo nel nostro cortile di gelsi. Con pazienza, metteva in ammollo migliaia di bozzoli e insieme arrotolavamo i fili sottili come ragnatele intorno ai rocchetti di legno. Quando vide quanto fossero agili le mie dita nel far girare l'arcolaio, intessendo la seta in filamenti simili a raggi di luna, incoraggi mio padre a farmi lavorare con lui come sarta.
Impara bene da Baba mi aveva detto quando lui aveva acconsentito. Lui  il miglior sarto di Gangsun e, se studierai bene, un giorno lo diventerai anche tu.
S, Mama avevo risposto io, con fare ubbidiente.
Forse, se all'epoca mi avesse detto che le ragazze non potevano diventare sarte, la mia storia avrebbe preso una piega diversa. Ma, ahim, non lo fece.
Mentre Mama cresceva i miei fratelli - Finlei il coraggioso, Sendo il riflessivo e Keton il selvaggio - Baba mi insegnava a tagliare, cucire e ricamare. Addestrava i miei occhi a vedere al di l di semplici linee e forme, a manipolare le ombre e a equilibrare la bellezza con la struttura. Mi faceva maneggiare ogni genere di stoffa, dai cotoni a grana grossa alle sete pi fini, per farmi acquisire padronanza dei tessuti e farmi sentire come cadevano sulla pelle. Mi faceva rifare tutti i punti se ne saltavo uno, e dai miei errori ho imparato come una semplice cucitura possa fare la differenza fra un ornamento fatto su misura e un indumento non adatto. E come uno strappo frutto della distrazione possa essere rammendato, ma mai cancellato.
Senza l'addestramento di Baba, non sarei mai diventata la sarta dell'imperatore. Ma era stata la fiducia di Mama a darmi per prima il coraggio di tentare.
La sera, dopo aver chiuso il negozio, mi spalmava il balsamo sulle dita doloranti. Baba ti sta facendo lavorare sodo aveva detto un giorno.
Non mi importa, Mama. Mi piace cucire.
Poi mi aveva sollevato il mento per guardarmi negli occhi. Qualunque cosa vedesse, la faceva sospirare. Sei proprio figlia di tuo padre. Va bene, allora, ma ricorda: cucire  un mestiere, ma anche un'arte. Siediti alla finestra, percepisci la luce e osserva le nuvole e gli uccelli. Aveva fatto una pausa, osservando alle mie spalle i modelli che avevo ritagliato per tutto il giorno. E non dimenticare di divertirti, Maia. Dovresti fare qualcosa anche per te stessa.
Ma io non voglio nulla.
Mama mi aveva squadrato chinando il capo da un lato, pensierosa. Mentre cambiava i bastoncini di incenso bruciati dal nostro altare di famiglia, aveva preso in mano una delle tre statue di Amana allineate nello scrigno. Erano intagliate in modo molto semplice, con i volti e gli abiti scoloriti dal sole. Perch non confezioni tre abiti per la nostra dea madre?
Avevo spalancato gli occhi. Mama, non posso. Sono...
... gli abiti pi belli del mondo aveva concluso la frase per me. Mi aveva scompigliato i capelli e baciato la fronte. Ti aiuter io. Li immagineremo insieme.
Avevo abbracciato Mama, affondandole il viso nel petto e tenendola cos stretta che una risata le era tintinnata dalla gola, come i morbidi accordi di un dulcimero.
Che cosa avrei dato per sentire di nuovo quella risata. Per rivedere Mama ancora una volta... per toccarle il viso e passarle le dita in quella sua treccia folta di capelli neri che si scioglieva in morbide onde sulla schiena. Ricordo che, per quanto ci abbia provato, non sono mai riuscita a tessere una seta delicata come i suoi capelli. Ricordo che un tempo pensavo che le lentiggini sulle sue guance e sulle sue braccia fossero delle stelle. Io e Keton ci sedevamo sulle sue ginocchia: io tentavo di contarle tutte e Keton di cancellarle.
Che storie ci raccontava! Era Mama che sognava di lasciare Gangsun per vivere vicino al mare. Ci narrava i racconti con cui era cresciuta - di marinai impavidi, draghi d'acqua e pesci dorati che esaudivano desideri - storie che Sendo assorbiva con tutta la sua anima.
Lei credeva nelle fate e nei fantasmi, nei demoni e negli di. Mi insegn a cucire amuleti per i viaggiatori di passaggio, a tagliare abiti di carta da bruciare per gli antenati, a scrivere incantesimi per tenere lontani gli spiriti maligni. Ma, soprattutto, credeva nel destino.
Keton dice che non  il mio destino diventare una sarta come Baba le avevo detto singhiozzando un pomeriggio, piangendo per le parole taglienti di mio fratello. Dice che le ragazze possono solo diventare delle cucitrici e che, se lavoro troppo, non avr amici e nessun ragazzo mi vorr mai...
Non ascoltare tuo fratello mi aveva consolato Mama. Lui non capisce quale dono tu abbia, Maia. Non ancora. Mi aveva asciugato le lacrime con l'orlo della manica. Ci che conta  questo: tu vuoi diventare una sarta?
S avevo risposto con un filo di voce. Pi di ogni altra cosa. Ma non voglio restare sola.
Non lo sarai mi aveva promesso. Non  il tuo destino. I sarti sono pi vicini al destino della maggior parte della gente. E sai perch?
Avevo riflettuto bene. Baba dice che i fili che intesse nei suoi lavori danno vita agli abiti.
 pi di questo aveva ribattuto Mama. Quello del sarto  un mestiere che perfino gli di rispettano. C' qualcosa di magico. Perfino il pi semplice dei filati ha in s un grande potere.
Potere?
Ti ho mai raccontato del filo del destino?
Avevo scosso la testa.
Tutti abbiamo un filo che ci lega a qualcuno: una persona destinata a stare al nostro fianco e a renderci felici. Il mio filo  legato a quello di Baba.
Mi ero guardata i polsi e le caviglie. Io non vedo niente.
Non puoi vederlo. Mama aveva riso delicatamente. Soltanto gli di possono. Il filo pu essere lungo e srotolarsi sopra montagne e fiumi e possono volerci anni prima di trovarne l'estremit. Ma lo saprai quando avrai incontrato la persona giusta.
E se qualcuno lo taglia? mi ero preoccupata.
Nulla pu spezzarlo, perch il destino  la promessa pi forte. Sarete legati l'uno all'altra a prescindere da ci che accadr.
Come io sono legata a te e a Baba, e a Finlei. E a Sendo? Ero arrabbiata con Keton, quindi non mi importava sapere se io e il pi giovane dei miei fratelli fossimo legati.
 qualcosa di simile, ma  diverso. Mama mi aveva toccato il naso e l'aveva strofinato con affetto. Un giorno capirai.
Quella sera avevo preso un rocchetto di filo rosso e avevo tagliato una cordicella da legarmi intorno alla caviglia. Non volevo che i miei fratelli la vedessero e mi prendessero in giro, cos avevo nascosto l'estremit sciolta sotto l'orlo della gamba del pantalone. Eppure, mentre camminavo con il mio segreto che mi solleticava la caviglia, mi ero domandata se avrei provato qualcosa incontrando la persona con cui ero destinata a stare. Avrei avvertito un lieve strattone alla cordicella? Si sarebbe allungata e legata all'altra sua met?
Avevo portato il filo intorno alla caviglia per mesi. A poco a poco si era sfilacciato, ma la mia fede nel destino no.
Finch il destino non mi aveva portato via Mama.
Era venuto a prenderla lentamente, nel corso di molti mesi, come il cipresso fuori dalla nostra bottega. Ogni giorno le foglie cadevano dai rami affusolati, all'inizio soltanto alcune, ma poi sempre di pi via via che l'autunno prendeva il sopravvento. Poi, un giorno, mi ero svegliata e avevo scoperto che tutti i rami erano rimasti spogli. E il nostro cipresso non c'era pi, e non ci sarebbe stato fino alla primavera successiva.
Mama non aveva avuto una nuova primavera.
Il suo autunno era iniziato con qualche colpo di tosse qua e l, sempre celato da un sorriso. Poi aveva dimenticato di aggiungere il cavolo ai ravioli di maiale che Finlei amava cos tanto e i nomi degli eroi delle storie che raccontava a me e a Sendo prima che andassimo a dormire. Aveva persino lasciato vincere Keton a carte e gli aveva dato troppi soldi da spendere nelle sue scorrerie al mercato.
Non avevo badato molto a queste piccole distrazioni. Mama l'avrebbe detto, se non fosse stata bene.
Poi un mattino d'inverno, poco dopo che avevo finito di adornare le statue di Amana con i tre abiti del sole, della luna e delle stelle, Mama era svenuta in cucina.
L'avevo scossa. Ero ancora piccola e persino la sua testa era troppo pesante perch potessi sollevarla e appoggiarmela sul grembo.
Baba! avevo gridato. Baba! Non si sveglia.
Quella mattina tutto era cambiato. Invece di pregare gli antenati per augurare loro ogni bene nell'aldil, avevo supplicato che risparmiassero Mama. Avevo implorato Amana, rivolgendomi alle tre statue che avevo dipinto e vestito, di lasciarla vivere. Di permetterle di veder crescere me e i miei fratelli e di non lasciare solo Baba, che la amava cos tanto.
Ogni volta che chiudevo gli occhi e immaginavo il futuro, vedevo la mia famiglia tutta intera. Vedevo Mama accanto a Baba, intenta a ridere e a stuzzicarci con i profumi fragranti della sua cucina. Vedevo i miei fratelli intorno a me: Finlei che mi ricordava di sedermi diritta, Sendo che mi posava sul piatto un mandarino in pi e Keton che mi tirava le trecce.
Quanto mi ero sbagliata.
Mama era morta una settimana prima che io compissi otto anni. Avevo trascorso il compleanno a cucire abiti bianchi da lutto per mio padre e i miei fratelli, che avremmo indossato per i seguenti cento giorni. Quell'anno l'inverno sembr particolarmente freddo.
Avevo reciso il filo rosso intorno alla caviglia. Vedendo quanto Baba fosse distrutto senza Mama, non volevo pi legarmi a qualcuno per poi soffrire lo stesso dolore.
Con il passare degli anni la fede negli di si era affievolita e avevo smesso di credere nella magia. Avevo chiuso la porta ai sogni e dato tutta me stessa per tenere insieme la famiglia ed essere forte per Baba, per i miei fratelli, per me stessa.
Ogni volta che un po' di felicit si insidiava fra le crepe nel mio cuore e gli dava l'illusione di essere di nuovo completo, interveniva il destino a ricordarmi che non potevo sfuggirgli. Il fato aveva preso il mio cuore e lo aveva ridotto in frantumi, un pezzo alla volta: quando era morto Finlei, poi Sendo, e quando Keton era tornato con le gambe storpie e i fantasmi negli occhi.
La Maia di ieri aveva raccolto quei pezzi e li aveva minuziosamente ricuciti tutti insieme. Ma non ero pi quella Maia.
A partire da oggi, le cose sarebbero state diverse. A partire da oggi, quando il destino mi avesse catturata, l'avrei affrontato faccia a faccia e l'avrei fatto mio.
A partire da oggi, non avrei pi avuto un cuore.
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PARTE PRIMA.
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LA RISATA DEL SOLE.
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CAPITOLO 1.
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Migliaia di lanterne rosse illuminavano il Palazzo d'Autunno, sospese a cordicelle cos sottili da assomigliare ad aquiloni che fluttuavano di tetto in tetto. Sarei potuta restare a guardarle per tutta la notte, ammirando il modo in cui danzavano nel vento e tingevano il crepuscolo di un bagliore infuocato... Ma la mia mente era altrove. Sotto il mare di luci dondolanti, la Piazza dell'Armonia Splendente era stata allestita per ospitare le nozze imperiali.
Vedere tutto quel rosso, in onore del matrimonio dell'imperatore Khanujin con Lady Sarnai, avrebbe dovuto rallegrarmi: avevo lavorato cos duramente e sacrificato cos tanto per la pace che la loro unione avrebbe finalmente portato ad A'landi.
Ma non ero pi la stessa Maia di prima.
I cancelli color vermiglio del Palazzo d'Autunno stridettero e mi feci strada fra la calca di servitori per dare una rapida occhiata alla processione nuziale. In testa ci sarebbe stato il padre di Lady Sarnai, lo shansen. Volevo vedere l'uomo che aveva fatto sanguinare il mio Paese dall'interno, l'uomo la cui guerra aveva portato via due dei miei fratelli e il cui solo nome faceva tremare di paura uomini adulti.
Lo shansen, con la sua corazza placcata in oro che scintillava come le squame di un drago sotto gli abiti pregiati color smeraldo, cavalcava un maestoso stallone bianco. La barba e le sopracciglia erano screziate di grigio alle estremit. Non aveva un'aria cos spaventosa come mi sarei aspettata... finch non vidi i suoi occhi: lucenti come perle nere, fieri come quelli della figlia, ma pi crudeli.
Alle sue spalle cavalcava Lord Xina, il favorito fra i suoi guerrieri, seguito dai tre figli dello shansen, tutti con lo stesso sguardo cupo e inquietante del padre, e una legione di soldati che portavano cucita sulle maniche una toppa ricamata con l'emblema del signore della guerra: una tigre.
Lo shansen salir i gradini della Sala dell'Armonia annunci il primo ministro Yun ad alta voce, dove sua figlia, Sarnai Opai'a Makang, verr presentata come la sposa del nostro imperatore.
Domani prosegu il primo ministro la Processione dei Doni verr condotta alla corte dell'imperatore. Il terzo giorno, Lady Sarnai ascender formalmente al trono di imperatrice accanto all'imperatore Khanujin, il Figlio del Cielo. Infine, si terr un banchetto per celebrare la loro unione agli occhi degli di.
La musica nuziale aument di volume e si fuse con il calpestio dello shansen e dei suoi uomini che marciavano su per la scalinata. I petardi scoppiettarono, forti come il tuono, e ogni rullo dei tamburi nuziali riecheggiava cos a fondo che la terra mi vibrava sotto le scarpe. Otto uomini attraversarono la sala trasportando una portantina dorata adorna di sete ricamate e corazzata di mattonelle smaltate dipinte con dragoni turchesi e color dell'oro.
Quando lo shansen prese posto all'ingresso della sala, l'imperatore Khanujin usc dal suo palanchino. La musica cess e tutti ci inchinammo a terra.
Governante di mille terre intonammo in coro, Khagan dei Re, Figlio del Cielo, Favorito di Amana, Glorioso Sovrano di A'landi. Possiate vivere diecimila anni.
Benvenuto, Lord Makangis lo accolse l'imperatore Khanujin.  un onore ricevervi al Palazzo d'Autunno.
I fuochi d'artificio esplosero alle spalle del palazzo, schizzando in alto oltre le stelle.
Oh! esclamarono tutti, meravigliati di fronte a quello spettacolo.
Per un istante anch'io restai ammaliata. Non avevo mai visto dei fuochi d'artificio. Una volta Sendo aveva cercato di descrivermeli, sebbene nemmeno lui li avesse mai visti di persona.
Sono come fiori di loto che sbocciano nel cielo, fatti di fuoco e luce aveva detto.
Come fanno ad arrivare cos in alto?
C' qualcuno che li spara. Si era stretto nelle spalle vedendo che lo guardavo con cipiglio, scettica. Non fare quella faccia, Maia. Non so tutto quanto. Magari  magia.
Lo dici di tutto ci che non sai spiegare.
E che male c'?
Avevo riso. Io non credo nella magia.
Tuttavia, ora che i fuochi d'artificio scoppiavano nel cielo e sprazzi sgargianti di giallo e di rosso si stagliavano contro il nero della notte, sapevo che la magia non aveva nulla a che fare con tutto ci. La magia era il sangue delle stelle che cadeva dal cielo, la melodia delle mie forbici incantate, ansiose di trasformare filati e speranze in un miracolo. Non era certo polvere colorata scagliata nel cielo.
Mentre la gente intorno a me si rallegrava, altri otto giovani uomini portarono un secondo palanchino d'oro verso l'imperatore. A ogni lato pendevano delle lanterne, che illuminavano l'elaborato disegno di una fenice.
Una fenice che si sarebbe unita al drago dell'imperatore. Per infondere nuova vita al Paese e aiutarlo a risorgere dalle ceneri della guerra.
I servitori posarono il palanchino, ma Lady Sarnai non scese. Stava gemendo cos forte che riuscivo a sentirla persino dal fondo della piazza. In alcuni villaggi era tradizione che la sposa piangesse prima del matrimonio, un segno di rispetto nei confronti dei genitori per dimostrare di essere addolorata all'idea di lasciarli.
Eppure era cos insolito da parte della figlia dello shansen.
Un soldato scost le tende della portantina e Lady Sarnai avanz barcollando verso l'imperatore e il padre. Un velo ricamato in seta color rubino le copriva il volto e lo strascico della gonna strisciava a terra dietro di lei, cremisi alla delicata luce della luna. Non brillava neppure, come invece avrebbe fatto ciascuno dei vestiti che avevo realizzato per lei: uno intessuto con la risata del sole, un altro ricamato con le lacrime della luna e un ultimo dipinto con il sangue delle stelle. Strano che Khanujin non avesse insistito per farle indossare uno degli abiti di Amana per ostentare ricchezza davanti allo shansen.
Aggrottai la fronte mentre lei continuava a piangere, un gemito acuto che squarciava il silenzio carico di tensione.
Si inchin di fronte al padre, poi di fronte all'imperatore, cadendo in ginocchio.
Lentamente, con fare solenne, l'imperatore Khanujin inizi a sollevarle il velo. Il rullo di tamburi ricominci, facendosi sempre pi forte, pi incalzante, fino a diventare cos assordante che le orecchie mi ronzarono e il mondo intorno a me cominci a girare.
Poi, proprio quando i tamburi avevano raggiunto il massimo fragore, qualcuno lanci un grido.
Spalancai gli occhi. Lo shansen aveva spinto da parte Khanujin e afferrato la figlia per il collo. Ora la teneva sospesa, mentre lei strillava e scalciava, sopra gli ottantotto scalini della Sala dell'Armonia... e a un tratto le strapp via il velo.
La sposa non era Lady Sarnai.
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CAPITOLO 2.
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Le gambe della finta principessa si agitavano selvaggiamente sotto la sottana e il lungo strascico in seta dell'abito nuziale si increspava sotto di lei.
Dov' mia figlia? ringhi lo shansen.
Tutti intorno a me stavano gi scommettendo sulla sorte della povera ragazza. Lo shansen le avrebbe tagliato la gola... oppure l'imperatore l'avrebbe battuto sul tempo? No, l'avrebbero lasciata in vita finch non avesse parlato. Poi l'avrebbero uccisa.
Io... io... io... n-non lo so piagnucol, e i suoi gemiti si fecero ancora pi intensi prima che ripetesse: Non lo so.
Cacci un urlo mentre lo shansen la lasciava cadere sui gradini di pietra.
Trovate mia figlia! tuon verso l'imperatore. Trovate Sarnai, altrimenti non ci sar alcun matrimonio... ma solo guerra.
L'avvertimento zitt tutti i presenti sulla piazza.
Dov'era Lady Sarnai? Non le importava che migliaia di persone sarebbero morte se il matrimonio non si fosse celebrato?
La guerra non sarebbe mai finita mi aveva detto Keton. Il pi giovane dei miei fratelli parlava cos di rado dei tempi in cui aveva combattuto per Khanujin che non avevo pi dimenticato le sue parole: A meno che l'imperatore e lo shansen non fossero giunti a una tregua. All'alba del Nuovo Anno, si incontrarono per siglare la pace. Lo shansen acconsent a ritirare i suoi uomini dal Sud e a riaffermare la propria lealt all'imperatore. In cambio, l'imperatore Khanujin avrebbe preso la figlia dello shansen come sua imperatrice, unendo cos i due lignaggi.
La figlia dello shansen, per, si rifiut. Aveva combattuto al fianco dell'esercito del padre. L'ho vista con i miei occhi: fiera come ogni altro guerriero. Deve aver ucciso almeno cinquanta uomini quel giorno. Keton aveva fatto una pausa. Si diceva che avesse minacciato di uccidersi pur di non sposare l'imperatore.
Quando Keton mi aveva raccontato quella storia avevo dubitato che fosse vera. Quale fanciulla non avrebbe voluto sposare un uomo magnifico come l'imperatore Khanujin?
Ma ora che avevo conosciuto Lady Sarnai - e l'imperatore - avevo cambiato idea.
Per gli di, sperai che non avesse fatto nulla di avventato.
Mi alzai in punta di piedi per godere di una visuale migliore su ci che stava accadendo, ma un dolore lancinante mi trafisse proprio dietro gli occhi, che iniziarono a bruciarmi. Mi affrettai a strofinarmeli e le lacrime iniziarono a scorrere, per placare il bruciore. Ma le pupille non fecero altro che bruciare ancora di pi e a un tratto intravidi un bagliore rosso sangue riflesso sulla scia di lacrime che mi solcava il palmo della mano.
No, no, no... non adesso. Mi coprii il viso, nascondendo il segno della maledizione di Bandur, il terribile prezzo che avevo pagato per confezionare gli abiti di Lady Sarnai e assicurare la pace ad A'landi.
Il cuore inizi a battermi forte nel petto, lo stomaco si contrasse violentemente. Un'ondata di calore mi riboll per tutto il corpo e mi accasciai a terra.
Poi, all'improvviso, il bruciore agli occhi svan.
La vista si schiar. Intorno a me non vedevo pi la gente che gridava concitata. La sentivo vociare e agitarsi, ma era come se fosse molto, molto lontana. Gli occhi e le orecchie erano altrove, al di fuori del corpo.
Ero l, sui gradini della Sala dell'Armonia. L'aria puzzava di zolfo e salnitro per via dei fuochi d'artificio; il cielo era striato da scie di fumo bianco.
Vidi la ragazza, le labbra truccate di rosa e le guance rigate di lacrime, e la riconobbi: era una delle ancelle di Lady Sarnai. Le guardie imperiali la trascinarono in cima ai gradini mentre l'imperatore si avvicinava.
Faticava a contenere la collera: le dita gli si agitavano lungo i fianchi, vicino al pugnale la cui elsa dorata era nascosta con astuzia sotto gli strati degli abiti in seta e una spessa fusciacca da cui penzolavano degli amuleti in giada.
Si inginocchi accanto alla fanciulla, prendendole le mani fra le sue e sciogliendo le corde che le legavano i polsi. Una volta si era accovacciato al mio fianco allo stesso modo, quando ero stata sua prigioniera. Quanto mi era sembrato meraviglioso allora, quando ero ignara di essere sotto l'influsso di un potente incantesimo che il Lord stregone dell'imperatore aveva lanciato su di lui...
Senza la magia di Edan, il sudore imperlava la nuca di Khanujin e la sua schiena faticava a sostenere il peso degli abiti imperiali.
Mi domandai se lo shansen l'avesse notato.
L'imperatore sollev verso di s il mento dell'ancella, premendole le dita nella mandibola cos a fondo che di certo le avrebbe lasciato i lividi. Una furia gelida gli incendiava gli occhi neri.
Parla comand.
Sua Altezza... non mi ha detto nulla. Lei... ci ha chiesto di bere del t con lei per celebrare il fidanzamento con voi e non potevamo rifiutarci. L'ancella nascose il viso sotto l'orlo delle vesti di Khanujin.
Dunque, ti ha avvelenata.
I respiri bruschi e ansanti della ragazza erano inframezzati da puro terrore. Quando mi sono svegliata indossavo i suoi abiti e mi ha detto che, se non avessi finto di essere lei, mi avrebbe uccisa.
Khanujin la lasci andare. Sollev un braccio, molto probabilmente per ordinare che venisse portata via e giustiziata da qualche parte senza troppo strepito, quando...
Lord Xina  sparito! grid uno degli uomini dello shansen.
Come un colpo di frusta, la visione si interruppe. Qualunque cosa mi avesse rapita dal corpo mi scaravent indietro di colpo, finch non mi ritrovai fra i servitori dell'imperatore, con le orecchie che rimbombavano per il trambusto scaturito dalla scomparsa di Lord Xina.
Trovateli! url Khanujin. Diecimila jen a chiunque trovi la figlia dello shansen e la porti da me. E morte fino al nono grado per chiunque venga sorpreso ad aiutarla nella fuga.
Morte fino al nono grado. Ci significava non solo l'esecuzione del colpevole, ma anche di genitori, figli, nonni, zie, zii: l'intera stirpe.
Intorpidita, osservai la folla sparpagliarsi: eunuchi, artigiani, soldati e servi, tutti alla ricerca di Lady Sarnai. Dovevo muovermi anch'io, prima che qualcuno mi notasse... o notasse i miei occhi brillare di rosso.
Ma non riuscivo a muovermi, ora che i tamburi tuonavano con una tale violenza che le nuvole stesse sembravano rabbrividire. Mi facevano tremare e ogni colpo mi riecheggiava nel profondo delle ossa ricordandomi che cosa stessi diventando.
Sapevi che un tempo si suonavano i tamburi per spaventare i demoni? Riuscivo ancora a sentire Bandur che mi provocava. Presto i tamburi non faranno altro che ricordarti il cuore che un tempo possedevi. Ogni battito che perdi, ogni brivido che ti sfiora  un segno dell'oscurit che ti sta avvolgendo. Un giorno ti porter via da tutto ci che hai conosciuto e amato: i tuoi ricordi, il tuo volto, il tuo nome. Nemmeno il tuo stregone ti amer pi, quando ti risveglierai nel corpo di un demone.
No sussurrai tra me e me, premendomi la mano sul cuore per sentirne il ritmo irregolare.
Era ancora l.
Non ero un demone. Non ancora.
Una volta che l'imperatore avesse sposato Lady Sarnai e la pace per A'landi fosse garantita - una volta che Baba, Keton e tutti gli a'landani fossero stati in salvo - avrei trascorso ogni mio momento di lucidit a cercare di spezzare la maledizione. Fino ad allora...
Qualcuno mi afferr per il gomito, riscuotendomi dai miei pensieri e trascinandomi via dalla piazza.
Ammi!
Muovetevi, mastro Tamarin disse in tono brusco. Si gett una treccia oltre la spalla. Vi farete mandare dritta nelle segrete se rimarrete in piedi cos, senza far niente, soprattutto ora che tutti sanno che la vostra gamba non  davvero storpia.
Poi si volt e spar in mezzo a una moltitudine di ragazze della servit.
Ero sbalordita. Le mani mi scivolarono lungo i fianchi, i piedi dimenticarono dove dovessero andare.
Perch Ammi mi aveva parlato in tono cos secco, come se l'avessi offesa?
Mastro Tamarin.
Sentii un nodo stringersi in gola. Riflettendo sul modo in cui aveva pronunciato il mio nome, d'un tratto compresi perch fosse arrabbiata con me.
Mi aveva conosciuto come il sarto Keton Tamarin, non come Maia. La mattina in cui ero tornata a palazzo, l'imperatore aveva svelato a tutti la mia vera identit. Quanto doveva essersi sentita tradita nel venire a conoscenza della mia menzogna da lui e non da me, dopo tutta la gentilezza che mi aveva dimostrato durante la gara per diventare sarto imperiale.
Ammi! gridai, correndole dietro. Vi prego, lasciate che vi spieghi.
Spiegare? Mi guard, socchiudendo gli occhi nel tentativo di apparire fredda ma senza riuscirci del tutto. Non ho tempo per voi. Ci sono diecimila jen in gioco. Forse per voi non significano pi molto, ma per il resto di noi sono una fortuna.
Io posso aiutarvi.
Non mi serve il vostro...
So come trovarla.
Le parole morirono sulle labbra della mia amica, che trattenne il fiato di colpo. Che cosa sapete?
A essere onesta, non sapevo nulla. La vecchia Maia, essendo una pessima bugiarda, l'avrebbe confessato all'istante. Ma in un modo impercettibile, all'apparenza insignificante, ero gi cambiata.
Ve lo mostro.
Mi incamminai prima che Ammi potesse rifiutarsi e, quando udii i suoi passi riluttanti che mi seguivano fuori dalla piazza, mi diressi verso la residenza di Lady Sarnai. Avrei dovuto essere lieta del fatto che fosse venuta e di avere l'opportunit di scusarmi di nuovo con lei, ma non volevo che mi facesse altre domande su dove si trovasse Lady Sarnai. Inoltre c'era qualcos'altro che mi opprimeva. Una sensazione mi appesantiva il petto come piombo, ma impiegai un momento prima di riconoscerla.
Provavo invidia per Lady Sarnai. Invidia perch aveva la possibilit di stare insieme all'uomo che amava.
Quella possibilit che io non potevo avere con Edan.
Vieni con me riuscivo ancora a sentirlo supplicare.
Quanto avrei voluto farlo, pi di ogni altra cosa. Il calore della sua mano sul collo, la pressione delle sue labbra sulle mie... sarebbero bastati per farmi sciogliere.
Tuttavia, anche se avessi potuto rivivere quel momento, avrei comunque raccontato la stessa, dolorosa menzogna per farlo partire. Sarebbe stato meglio sopportare da sola qualunque sofferenza mi fosse capitata, cos Edan sarebbe stato libero dai vincoli che l'avevano tenuto prigioniero cos a lungo.
Dove stiamo andando? domand Ammi con una punta di irritazione. Tutti gli altri la stanno cercando al di fuori dei cancelli.
Da questa parte dissi, tagliando per il giardino. La voce mi usc strozzata, ma sperai che Ammi non l'avesse notato. Conosco una scorciatoia per i suoi alloggi.
Perch dovrebbe essere ancora l?
Non risposi, ma cominciai a correre.
Aprii le porte degli alloggi di Lady Sarnai. L'incenso bruciava e una densa foschia pervadeva la stanza. Afferrai una lanterna, facendola oscillare tutt'intorno per vedere se ci fossero segni di lotta.
Un'ombra svolazz all'interno della camera da letto.
Ammi rabbrivid. Forse dovremmo and...
Mi portai un dito alle labbra e con l'altra mano le feci cenno di seguirmi.
In silenzio, seguimmo il movimento all'interno delle stanze private di Lady Sarnai. Le tende di seta del letto oscillavano, ma l'aria era ferma; non tirava un alito di vento quella sera.
Dopo aver posato la lanterna, spalancai le tende.
I servitori di Lady Sarnai giacevano sul suo letto, imbavagliati, con i polsi e le caviglie legati con delle lenzuola. Privi di senso, anche se stavano iniziando a risvegliarsi.
Mi voltai di scatto. Un mucchio di abiti era sparpagliato sul pavimento, una manica gialla strappata sbucava da sotto un tavolo. Mi accovacciai e raccolsi il lembo di stoffa per esaminarlo.
Lady Sarnai odiava il giallo e n lei n le sue ancelle avrebbero mai indossato un materiale cos grezzo.
Proveniva dall'uniforme di una guardia imperiale. Lo strappo sembrava recente, i bordi della manica erano stropicciati come se qualcuno avesse afferrato la stoffa con forza.
Scrutai il resto della camera da letto. Una spada, troppo pesante e scomoda per appartenere a Lady Sarnai, era appoggiata contro uno degli enormi bauli accanto al paravento.
In un lampo ardente che non riuscii a controllare, vidi Lady Sarnai e Lord Xina appena fuori dal palazzo. Vestiti da guardie imperiali, si confondevano con i drappelli mandati sulle loro tracce. Poi in un guizzo i miei occhi tornarono alla normalit.
Non  nel palazzo mormorai.  travestita da guardia.
Come fate a saperlo?
Invece di rispondere, afferrai la spada appoggiata al baule. Non guardate ordinai ad Ammi.
Impallid, ma ubbidendomi indietreggi fino a uscire dalla stanza. Levando in alto la spada, spaccai il lucchetto e sollevai il coperchio del baule. A giudicare dal fetore che ne usc, sapevo gi che cosa avrei trovato al suo interno.
Una guardia dell'imperatore, con gli occhi appannati dalla morte.
Del sangue secco, quasi nero, si era rappreso sopra le sue labbra. Aveva il naso rotto, la gola tagliata con un colpo netto... da qualcuno con la mano ferma che sapeva come provocare la morte pi rapida e silenziosa possibile. L'uniforme era stata rubata.
Fuori dalla camera da letto, Ammi grid. Immaginai che avesse trovato le altre guardie morte.
. . . .
Ben fatto comment l'imperatore Khanujin quando riferimmo quanto avevamo scoperto.
Inchinandosi a fondo al mio fianco, Ammi sorrise. Per tutto il tragitto verso gli appartamenti reali dell'imperatore le emozioni della ragazza avevano oscillato fra l'orrore della scoperta dei cadaveri e il desiderio di trovarsi in presenza dell'imperatore.
Ora l'orrore era dimenticato, ma non potevo certo biasimarla. Anche solo uno sguardo alla sala per le udienze era pi di quanto una domestica del suo rango potesse mai sperare di vedere.
Avrei voluto poter provare la stessa emozione, ma avvertivo solo un'acuta fitta di rimorso.
Sar vestita da guardia dissi a bassa voce. Lo stesso vale per Lord Xina. Sono partiti insieme alle squadre di ricerca, cos da non attirare l'attenzione. Non possono essere andati molto lontano.
Da dietro un alto paravento di legno che ci impediva di vederlo, l'imperatore parl di nuovo.
E siete state voi due a scoprirlo? Nessun altro?
S, Vostra Maest.
Se quanto dite  vero, allora sarete ricompensate. Potete andare.
Feci per alzarmi, ma il copricapo dell'imperatore tintinn. Mastro Tamarin. Un senso di terrore mi pervase ancora prima che pronunciasse le parole successive. Un momento.
Ammi mi lanci un'occhiata curiosa e io riuscii a rivolgerle un sorriso per assicurarle che sarebbe andato tutto bene. In realt, per, avevo un pessimo presentimento.
L'imperatore attese che le porte si chiudessero con uno schiocco e che restassimo da soli. Non eravate a palazzo, questo pomeriggio.
Sua Maest mi aveva generosamente concesso la giornata libera per occuparmi dei miei doveri di sarto imperiale.
Il tono dell'imperatore divenne spietato. Letale. Dove eravate?
Fine dei giochi. Sapeva che ero al corrente dell'incantesimo che Edan aveva gettato su di lui e del motivo per cui si nascondeva dietro il paravento di legno.
Sono stata al tempio a pregare mentii per chiedere buona sorte in previsione delle nozze di Sua Maest.
L'ombra dell'imperatore si chin all'indietro, poi tir su col naso, come se non fosse convinto. Sono sicuro che sapete che il Lord stregone  sparito.
Dunque non aveva trovato Edan.
Non ne sapevo niente mentii di nuovo.
La voce di Khanujin era intrisa di irritazione. Lo trovo difficile da credere, mastro Tamarin, dal momento che mi hanno riferito che  stato visto per l'ultima volta insieme a voi.
Il battito acceler. Vostra Maest, non vedo il Lord stregone da quando ho presentato gli abiti a Lady Sarnai.
Osate dirmi altre menzogne? In preda alla furia, l'imperatore Khanujin si alz e si spost sotto la luce. Mi inchinai, non osando alzare lo sguardo.
La punta fredda di un pugnale mi sollev il mento, uncinandomi come un pesce dall'acqua.
L'aura lucente di ci che era stato l'imperatore era sbiadita, ma non ancora del tutto svanita. La sua altezza era ancora imponente, le spalle ancora squadrate e fiere, la voce ancora abbastanza vellutata da ammaliare una tigre in gabbia.
Ma il volto aveva iniziato a cambiare. Il trucco nascondeva il pallore della pelle. La bocca era contorta in una smorfia crudele, i denti erano pi larghi e pi storti e gli occhi, che un tempo avevo pensato emanassero il calore di una giornata di mezz'estate, erano freddi come quelli di un serpente.
Quando not che lo stavo fissando, l'imperatore sussult. Non ve lo chieder di nuovo. Dov' andato il Lord stregone?
La daga mi scalf la pelle e io osservai il mio riflesso sulla lama liscia. Riconobbi a fatica la ragazza che vedevo, o la voce calma che gli rispose: Non oserei mentire a Sua Maest. Sul serio, non lo so.
L'imperatore Khanujin mi scrut, socchiudendo gli occhi con fare calcolatore.
Attesi, con il cuore che batteva all'impazzata, finch finalmente non abbass la lama.
Lui ha fatto qualcosa, quando avete indossato quell'abito sibil. C' stato un lampo di luce: era magia, lo so. Voi due l'avete pianificato insieme.
Se avessi pianificato di partire con il Lord stregone, perch sarei ancora qui?
Le mie guardie hanno trovato questa nei vostri alloggi.
L'imperatore sollev una piuma nera. La piuma di un falco.
Edan.
Il cuore mi pulsava nelle orecchie, eppure stranamente mantenni la calma. Non era da me: solo il giorno prima avrei abbassato lo sguardo sul pavimento, balbettando una risposta a malapena coerente... supplicando l'imperatore di non fare del male a Edan. Ora mi limitavo a stringere i pugni e a chinare il capo. Il Lord stregone  noto per la sua abilit di assumere la forma di un falco per semplificare i propri servigi a Sua Maest. Se ha fatto visita alle mie stanze, senza dubbio  stato per assicurarsi che stessi compiendo i miei doveri per Lady Sarnai.
Avete sviluppato una lingua da cortigiano mentre eravate via, Tamarin comment l'imperatore Khanujin. Il complimento suonava vuoto alle mie orecchie, proprio come lui voleva che fosse. Avete viaggiato insieme a lui per mesi. Perch se n' andato?
Conoscevo la risposta a quella domanda. Edan se n'era andato perch l'avevo supplicato di farlo. Perch gli avevo mentito dicendogli che sarei stata bene senza di lui. Perch avevo spezzato il suo voto verso l'imperatore, e se non fosse partito... solo gli di sapevano che cosa gli avrebbe fatto Khanujin.
Ma questo non potevo dirlo all'imperatore.
Avrei potuto mentire, ma nessuna menzogna avrebbe tenuto Edan per sempre al sicuro dalla collera di Khanujin. A meno che...
Mi inumidii le labbra, assaporando la dolcezza di una nuova possibilit. Lanciai uno sguardo alla gola dell'imperatore Khanujin, a malapena protetta dal colletto sfarzosamente ricamato della casacca.
Pensa a quanto sarebbe facile riboll una voce oscura dentro di me. La mia voce.
Se vuoi proteggere Edan,  questo che devi fare. Ne hai la forza. Khanujin  debole e solo.
Un bruciore mi pizzic gli occhi e le dita fremettero per la tentazione.
S. Fallo. La voce risuon nel profondo, travolgendo i sensi e la ragione. Uccidilo.
No! Affondai le unghie nei palmi delle mani. Vattene.
La voce nella testa ridacchi. Piccola Maia. Sai che  solo questione di tempo. Divento pi forte ogni minuto che passa. Presto i miei pensieri saranno i tuoi. I nostri pensieri saranno una cosa sola. Non te ne accorgerai nemmeno.
Era proprio di questo che avevo paura. Digrignai i denti. LASCIAMI IN PACE.
Quando la risata fluttu via fino a scomparire, allentai le dita e strofinai i segni insanguinati a forma di mezzaluna sui palmi.
Tamarin! ringhi l'imperatore. Se mi state mentendo, far portare qui vostro padre e vostro fratello per impiccarli.
Un impeto di rabbia mi inond il petto, facendolo contrarre cos forte che riuscivo a respirare a fatica. Avrei voluto dirgli che l'avrei ucciso prima che potesse accadere, che avrei ceduto all'oscurit che era dentro di me e gli avrei spezzato le ossa una alla volta prima di permettergli di toccare la mia famiglia.
Ma non lo feci. La rabbia svan alla stessa velocit con cui era arrivata. Sfiorai il pavimento con la fronte in un inchino profondo.
Perdonatemi, Vostra Maest, ma non lo so. Prego affinch sia il Lord stregone sia Lady Sarnai vengano ritrovati. Feci una pausa, in attesa che la pungente fitta di rimorso che mi cresceva nel petto si placasse. Avrei voluto non aver perquisito la stanza di Lady Sarnai e non aver mai aiutato l'imperatore a raccogliere indizi per trovarla.
Mi inchinai di nuovo e finalmente Khanujin agit la mano per congedarmi.
Grazie, Vostra Maest. La mia voce era di nuovo di ghiaccio, gravida di menzogne. Possiate vivere diecimila anni.
...
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CAPITOLO 3.
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Mi svegliai di soprassalto al suono sventurato delle campane. Mancava un'ora o due all'alba, il cielo era ancora scuro ma abbastanza illuminato da permettermi di distinguere le spirali di fumo grigio che salivano dalle lanterne consumate.
Le campane continuavano a rintoccare, ancora e ancora, e il loro suono rimbombava attraverso le finestre. Quando finalmente mi alzai per chiuderle, intravidi un movimento all'esterno... e udii lo schiocco di una frusta che sferzava la carne.
Lady Sarnai. Lord Xina. Le guardie li avevano trovati e li stavano fustigando.
Sulla schiena di Lady Sarnai erano appiccicate alcune foglie di bamb e l'acqua le colava dai lunghi capelli neri. A quanto pareva, i due erano riusciti ad arrivare fino al fiume Leyang prima che le guardie catturassero la donna e il suo amante.
Non massacrerete pi nessuno dei miei uomini le stava urlando una delle guardie. Non sotto la mia sorveglianza. Portatela ai suoi alloggi e questo chiudetelo nelle segrete.
Mi appoggiai alla parete. Un nodo gelido mi contorse lo stomaco. Se non fosse stato per me, forse sarebbero riusciti a fuggire.
La felicit di Lady Sarnai era un piccolo prezzo da pagare per la pace, ricordai a me stessa. Nessuna famiglia avrebbe pi sofferto per la perdita che io, Baba e Keton avevamo dovuto sopportare quando Finlei e Sendo erano stati uccisi in guerra.
Allora perch il mio sollievo aveva un sapore amaro?
Un'ora dopo ebbi la mia risposta. Il ministro Lorsa irruppe nella mia stanza per annunciare che il matrimonio sarebbe ripreso quel pomeriggio a partire dalla Processione dei Doni. E io avrei dovuto fare indossare a Lady Sarnai l'abito delle stelle. Immediatamente.
. . . .
Un drappello di soldati pattugliava l'ingresso degli alloggi di Lady Sarnai e una fila di arcieri stava di guardia alle finestre dietro i salici fruscianti.
Quella mattina sul suo tavolo non bruciava alcun bastoncino di incenso e tutte le lanterne appese ai soffitti erano state rimosse. Qualunque cosa la donna potesse usare come arma le era stata confiscata.
Il vento penetrava dalle finestre rotte, che erano state rattoppate in tutta fretta con lenzuola di cotone e pergamena. Il gelo mi faceva venire la pelle d'oca.
Mi inchinai. Vostra Altezza, sono venuta a vestirvi per la festa nuz... Mi morsi la lingua; Lady Sarnai non avrebbe visto le celebrazioni di quella sera come una festa. ... per il banchetto di stasera.
Non si alz dalla sedia. I capelli neri e folti le erano stati oliati e intrecciati e brillavano alla luce scintillante del sole. Le sue labbra carnose, per, erano screpolate e i suoi occhi fissavano vitrei un punto davanti a lei. Sembrava che stesse per frantumarsi in mille pezzi.
Ma Lady Sarnai non era di vetro. Di pietra, forse. E la pietra non si spezza.
Potrei torcervi il collo con quei vestiti disse infine, a voce bassa, come il ringhio che sgorga dalla gola di una tigre. Se non fosse stato per voi...
Digrign i denti. L'odio le rendeva il respiro irregolare e capii che, se non ci fossero state le guardie all'esterno e se il suo amante non fosse stato in prigione, avrebbe messo in atto la minaccia.
Abbassai lo sguardo e scelsi le parole successive con attenzione. Sono sollevata che Vostra Altezza sia stata riportata sana e salva al Palazzo d'Autunno. Diecimila anni di gioia e felicit a Lady Sarnai e a Sua Maest...
Basta! tuon. Credete che aiutando Khanujin otterrete il suo favore?
No, Vostra Altezza, non  cos.
Si appoggi allo schienale della sedia, aggrappandosi ai braccioli di legno con le lunghe dita. Quando sar imperatrice, voi sarete la prima a pagare.
Le sue parole erano una promessa letale, ma non avevo pi paura di lei.
Come desiderate, Vostra Altezza.
Lady Sarnai aggrott la fronte. Siete cambiata osserv. C' qualcosa di diverso in voi. Un sorriso crudele balen sulle sue labbra.  per via dello stregone, non  vero?
Allora i miei occhi scattarono in alto, incrociando i suoi in uno sguardo altrettanto gelido. Questo le provoc piacere, e me ne pentii subito.
Gira voce che sia sparito. Vi assicuro che la notizia sar di grande interesse per mio padre, soprattutto dopo che gliel'avr confermata questa sera.
Il Lord stregone non  scomparso mentii.
Davvero? Non sarei arrivata fino al fiume Leyang se Edan fosse ancora qui. Una risatina stridente le sal dalla gola. Non preoccupatevi, sarta. Khanujin gli dar la caccia fino ai confini della Terra per riportarlo indietro. O forse non  questo che volete?
Stava cercando di ferirmi. Le avevo fatto un torto tremendo e non le restava altro che le parole per attaccarmi.
Io voglio che sposiate l'imperatore ribattei. Il matrimonio  la nostra unica speranza di pace.
Sul suo viso si fece strada un'espressione di puro disprezzo.  troppo tardi per la pace.
Keton mi aveva gi raccontato che la Guerra dei Cinque Inverni era finita solo per via di una situazione di stallo. Lo shansen temeva Edan, il quale era a conoscenza delle forze oscure che si celavano dietro l'enorme potere del signore della guerra.
Ma se Edan se n'era andato davvero, come avrebbe fatto l'imperatore a prevalere sullo shansen?
Il matrimonio doveva avere luogo.
Il tempo stringe, Vostra Altezza dissi in tono pacato. Devo farvi indossare il vostro abito.
Due ancelle di Lady Sarnai - le sue due nuove ancelle, Jun e Zaini - portarono vicino a noi un grosso baule in legno di noce. Quando lo aprii e tirai fuori gli abiti del sole, della luna e delle stelle fui pervasa da un'amara nostalgia. Il loro splendore inond i cupi alloggi di Lady Sarnai con raggi di luce d'oro e d'argento che balenarono sul soffitto.
Che bellezza sospirarono le ancelle. Sono...
Suppongo che lui voglia che indossi quello tagli corto Lady Sarnai indicando la veste del sangue delle stelle. I raggi di sole danzavano sulla seta nera, dando vita a esplosioni di colori mai visti, come stelle cadenti che solcano il cielo notturno.
Prima che potessi ribattere, le ancelle mi tolsero di mano il vestito e accompagnarono Lady Sarnai nell'angolo dedicato al cambio d'abito.
Mentre attendevo, mi voltai verso il grande specchio in palissandro alla mia sinistra. Due occhi cavi mi guardarono di rimando, esausti per la preoccupazione e la mancanza di sonno, e dei ciuffi di capelli neri sfuggivano da sotto il cappello. Mi sfiorai le lentiggini sparpagliate sulle guance e le labbra, pallide ed esangui.
Ero l'ombra della vecchia me.
Lady Sarnai era uscita da dietro il paravento, con la sottana dell'abito delle stelle che svolazzava dietro di lei. Il corpetto le cingeva la vita sottile, la scollatura accentuava il profilo tagliente delle spalle e del petto. Le nostre misure erano pressoch identiche e l'abito le calzava alla perfezione, come sapevo che avrebbe fatto.
Tuttavia la stoffa, che solo qualche attimo prima aveva preso vita al contatto con le mie mani, ora le cadeva addosso piatta e spenta, del colore del legno bruciato, o di una notte senza fine.
E questo lo chiamate un abito nuziale? domand, sbuffando.
Non sapevo che cosa rispondere. Il vestito era cambiato quando l'avevo indossato io. Gli strati della gonna avevano danzato tra sfumature azzurre, indaco e viola pi intense di qualunque tinta si potesse trovare sulla Strada delle Spezie, proiettandomi sulla pelle un riflesso argentato che aveva costretto persino l'imperatore a guardarmi con occhi pieni di stupore.
Eppure indosso a Lady Sarnai appariva scialbo. Senza vita.
Mi avvicinai a lei con il nastro per prendere le misure e cercai di farla spostare sotto la luce. Lasciatemi vedere se...
Forse Vostra Altezza dovrebbe provare un altro vestito mi interruppe Jun, l'ancella pi giovane. L'abito del sole.
Lady Sarnai socchiuse gli occhi. Prendetelo.
Si stava rivolgendo a me, non alle ancelle. Mi arrotolai il nastro intorno al braccio e sollevai la veste del sole dalla sedia per portargliela.
La donna sbatt le palpebre, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime di fronte a tanta lucentezza.
Vostra Altezza, state bene?
Non lo voglio, questo esord. Io... Lady Sarnai lasci la frase a met. Allent la mandibola e le spalle iniziarono a sussultare avanti e indietro. Agit scompostamente le braccia e inizi ad annaspare come se non riuscisse a respirare.
Vostra Altezza? Jun e Zaini le fecero aria, picchiettandole il polso come se potesse essere d'aiuto. Vostra Altezza, vi sentite male?
Sarnai toss e rantol. Le sue labbra si mossero, ma ne usc soltanto un verso strozzato. Demoni mormor. Gli occhi intrisi di sangue si spalancarono per il panico. Poi strill: Demoni! Mi stanno bruciando.
Tremava con violenza mentre si avvinghiava al corpetto, nel tentativo di strapparselo di dosso. Le ancelle la afferrarono per le braccia per sorreggerla, ma lei si contorse e le scans. Muovendosi alla cieca, indietreggi e and a sbattere contro la parete, inciampando sulla lunga sottana. Tamarin, toglietemelo stridette. Togliete...
Poi cadde a terra con un tonfo.
Le ancelle urlarono e io lasciai cadere l'abito del sole, affrettandomi a raggiungere Lady Sarnai. Le sollevai la testa sul grembo, tenendole fermo il collo mentre il resto del corpo era scosso dalle convulsioni.
Era colpa dell'abito. Dovevo sfilarglielo prima che la uccidesse.
La voltai facendola distendere sul ventre e mi frugai nella cintura in cerca delle forbici. Non c'era tempo per sbottonare le decine e decine di bottoni, cos tagliai direttamente il retro dell'abito. O, almeno, ci provai. La stoffa era cos dura da resistere alle lame delle forbici. Tagliai ancora e ancora, finch i fili si allentarono e, insieme alle ancelle, riuscii a toglierle di dosso il vestito.
Grazie agli di sospirai quando finalmente Lady Sarnai smise di tremare. Il sollievo, per, dur poco. Le braccia della donna si afflosciarono lungo i fianchi e, quando la voltai, i suoi occhi non si aprirono.
Lasciai cadere le forbici. Le stavo stringendo cos forte che gli anelli mi avevano lasciato i segni sulle dita. Che cosa stava accadendo alla figlia dello shansen?
L'ancella pi grande, Zaini, premette l'orecchio sul petto di Lady Sarnai.
Non respira! gemette, alzando la voce in preda all'angoscia. Non respira!
Ssh le intimai. Portatemi dell'acqua.
Zaini ubbid e io versai l'acqua sul viso di Sarnai, che per non riprendeva conoscenza.
Senza fare rumore, le due ancelle sollevarono Lady Sarnai e la misero sul letto.
Aveva gli occhi gonfi, le labbra contratte in una smorfia di dolore. Sul petto e sul collo le erano spuntati dei lividi e la pelle aveva assunto un infausto colorito grigio-bluastro. Ma la cosa peggiore di tutte - e pi strana - era che aveva chiazze violacee e scure come l'inchiostro su tutto il corpo, che scintillavano in modo raccapricciante come stelle ardenti.
... viva? domandai. Non riuscivo a pronunciare la parola morta. Non potevo.
Zaini le si avvicin, mordicchiandosi il labbro. A malapena.
Mi si contorse lo stomaco. Il cuore di Lady Sarnai batteva ancora, ma solo toccandole la bocca riuscivo a sentirle il pi esile dei respiri. Era come se fosse profondamente addormentata, incapace di svegliarsi.
Allora mi torn in mente l'avvertimento di Edan. Gli abiti non sono fatti per i comuni mortali.
Lui avrebbe saputo che cosa fare. Ma non c'era, e io non possedevo alcuna magia... a parte quella delle forbici. Cosa potevano fare le mie forbici per Lady Sarnai?
Cosa avrei potuto fare io?
La Processione dei Doni sarebbe iniziata in meno di un'ora. Non ci sarebbe stato alcun matrimonio senza Lady Sarnai. Solo guerra.
Prendetevi cura di Lady Sarnai dissi. Finch non star meglio, prender il suo posto al matrimonio imperiale.
Jun e Zaini si voltarono di scatto a guardarmi, sui loro volti la paura aveva lasciato spazio all'agitazione e allo stupore.
Feci un cenno con il mento per confermare le mie intenzioni. Non parlatene con nessuno.
Non ci fu bisogno di aggiungere altro; compresero subito cosa volessi dire. Le vite di entrambe, cos come la mia, dipendevano dal loro silenzio e dal fatto che Lady Sarnai si riprendesse.
Mi attardai con lo sguardo sull'abito delle stelle, che giaceva sul pavimento come una pozza di seta nera. Le cuciture erano tagliate, il corpetto strappato e gli strati della sottana tutti in disordine. Non c'era tempo per sistemarlo.
Allora afferrai l'abito del sole e mi incamminai verso il paravento per cambiarmi.
In nome dei Nove Cieli, pregai che il piano funzionasse. In caso contrario, A'landi sarebbe tornato in guerra prima che la notte giungesse al termine.
...
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CAPITOLO 4.
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Ci che pi mi incuteva terrore era l'idea di incontrare lo shansen faccia a faccia. Non sembrava il tipo d'uomo che si lasciava prendere in giro facilmente.
La gente vedr ci che vuole vedere mormorai fra me e me. Sembrava passato cos tanto tempo da quando Keton mi aveva dato quel consiglio. Solo che all'epoca dovevo fingere di essere lui, non la figlia dello shansen. Tuttavia immaginai che - ironia della sorte - la pena qualora fossi stata scoperta sarebbe stata la stessa in entrambi i casi.
La morte non mi spaventava pi come un tempo.
Jun e Zaini mi truccarono il viso per nascondere le lentiggini sul naso e sulle guance e le labbra per renderle carnose e rosse come quelle di Lady Sarnai. Mi intrecciarono i capelli cos stretti che faceva male pensare, poi mi posero sul capo una corona con una dozzina di smeraldi e rubini che pendevano sul viso e tintinnavano ogni volta che muovevo la testa.
Non mi serviva un velo dietro cui nascondermi. L'abito era cos accecante che nessuno sarebbe riuscito a guardarmi per pi di un istante. La risata del sole doveva aver attinto alla mia emozione e alla mia agitazione, perch il vestito non era mai stato cos sfolgorante. La luce si irradiava da ogni sua fibra, perforando persino le nuvole scure all'esterno.
Il mio arrivo alla Sala dell'Armonia suscit mormorii di stupore da parte della corte. Molti dovettero coprirsi gli occhi per ripararsi dal mio splendore e addirittura l'imperatore Khanujin non riusc a guardarmi direttamente. Mentre camminavamo insieme attraverso la sala, il calore emanato dall'abito intessuto di sole gli imperlava la fronte di sudore, che gocciolava portando via i cosmetici che coprivano la sua gloria ormai sbiadita.
Era contrariato per questo, ma io ignorai i suoi moti di stizza e sorrisi alla corte. Meglio che fossi io, e non lui, ad attirare l'attenzione di tutti. Meglio che fosse troppo irritato per notare che ero il sarto imperiale e non Lady Sarnai, il Gioiello del Nord.
Una volta raggiunta la parte anteriore della sala, prese posto su una comoda poltrona foderata in raso e io restai in piedi al suo fianco; la lucentezza dell'abito si affievol mentre le gambe mi tremavano perch cercavo di mantenermi in equilibrio sui tacchi alti.
Uno dopo l'altro, i nobili e i ministri della corte di Khanujin presentarono i propri doni. Poi fu il turno degli ambasciatori provenienti da ogni angolo del mondo: Kiata, Samaran, Frevera, le Isole Tambu e Balar. Bauli colmi dei pizzi pi raffinati e dragoni intagliati nella giada con squame cos finemente cesellate che sembravano rubate a minuscoli pesci, ceramiche dipinte a mano decorate in oro con teste di toro dagli artigiani pi abili di Samaran e intagli in legno provenienti da terre di cui non avevo mai sentito parlare.
Infine, arriv lo shansen. In quanto padre di Lady Sarnai, aveva l'onore di presentare i propri doni per ultimo.
Per essere un uomo cos corpulento, si muoveva con agilit. Diverse cicatrici gli irruvidivano le guance e la barba grigia gli si incurvava sul mento come la punta di una daga da cerimonia. Da vicino, i lineamenti del suo viso erano aguzzi e impietosi. Scolpiti dalla guerra.
Io presento a voi, imperatore Khanujin, uno scettro realizzato dai monaci ciechi dei Monti del Canto. Ha lo scopo di portare prosperit a colui che regna su A'landi.
Allora si volt verso di me, posando lo sguardo penetrante sul mio viso ricoperto da uno spesso strato di cipria. L'abito sfolgor pi brillante che mai quando percep il mio battito accelerato.
Lo shansen emise un lamento gutturale e, pur non riparandosi gli occhi, distolse lo sguardo. E a te, figlia mia, l'arciera pi abile di A'landi, dono l'arco in legno di frassino che tanto desideravi brandire da bambina. Colsi una lievissima sfumatura di orgoglio nelle parole che seguirono. Di tutti i miei figli, tu sei l'unica che potrebbe mai tenderlo.
L'arco era cos alto che il fondo dell'estremit ricurva mi arrivava appena sopra il piede. La sua leggerezza mi sorprese, tuttavia mantenni le labbra arricciate in una smorfia di sdegno mentre inclinavo il mento per accettare il dono. Sapevo che Lady Sarnai aveva ben poca considerazione del padre.
Con l'offerta dello shansen, la Processione dei Doni  conclusa proclam il primo ministro Yun.
A stento riuscii a trattenere il sollievo. Tutti gli ospiti si inginocchiarono e si inchinarono all'imperatore, augurandogli diecimila anni, una frase che stavo iniziando a desiderare di non dover pi n udire n mormorare. Poi finalmente, con fare altezzoso, seguii l'imperatore fuori dalla sala.
Senza troppa premura nei miei confronti adott un'andatura che mi costrinse ad affrettare il passo per stargli accanto. Tenni la testa bassa, fissando il lungo percorso di mattonelle dorate che conduceva all'esterno e ignorando i volti dei nostri ospiti ossequiosi. Mentre avanzavo, per, il grido di un falco distolse la mia attenzione dal pavimento. I miei occhi schizzarono in direzione delle finestre e verso il cielo.
Un falco stava sorvolando il palazzo, ma le piume erano grigie e non nere, e i suoi occhi non brillavano di quella luce gialla a me cos familiare che mi faceva visita nei sogni.
Ma certo che non  Edan, sciocca mi rimproverai. Non possiede pi la magia per trasformarsi.
Quando uscimmo dal salone il falco continu a volare sopra di noi, sfiorando le nuvole con le ali affusolate. Ci segu finch l'imperatore non si ferm accanto al padiglione pi vicino.
Sperai intensamente che mi congedasse, cos avrei potuto riposare prima del banchetto di quella sera. I piedi mi facevano male dopo tutto il tempo trascorso senza sedermi.
Non fui cos fortunata.
Batt le mani per intimare a uno dei servitori di portarmi il dono dello shansen.
Dovete essere ansiosa di provare il vostro nuovo arco esord. Vedete quel falco nel cielo? Lo far arrostire dai cuochi per il banchetto di stasera.
Sarebbe di cattivo auspicio se io cacciassi risposi in tono secco, dato che  il giorno del nostro matrimonio.
Ora vi importa del decoro? La morte ha gi fatto visita in abbondanza a palazzo, grazie a voi. Di certo gli di chiuderanno un occhio sulla fine di un misero uccello.
Mi infil l'arco fra le mani e il battito del mio cuore acceler, facendo fiammeggiare l'abito. Strinsi i pugni per calmarmi. No, grazie.
Come mai cos scontrosa, Sarnai? mi provoc l'imperatore. Ho il vostro amante nelle segrete. Non siete curiosa di avere sue notizie? Non vi interessa sapere se  ancora vivo?
Mi gir intorno per impedirmi di allontanarmi. Cento frustate ieri sera prosegu e cento stamattina.  pi di quanto la maggior parte degli uomini possa sopportare, eppure Xina  ancora vivo. Pi o meno.  sempre stato un tipo silenzioso. Khanujin si chin per sussurrarmi all'orecchio: Gli hanno detto che se grider la smetteranno. Ma lui non vuole. Non vi piacerebbe vederlo, Sarnai? Il suo sangue macchia le pareti della cella. Hanno dovuto mandare due ragazze a ripulire quel disastro, quando  svenuto. Dopodich, le mie guardie l'hanno svegliato di nuovo per altre cento sferzate. Mi domando se lo riconoscereste. Ora assomiglia pi a una cosa che a un guerriero. Ecco che cosa otterrete con questo vostro orgoglio del Nord.
Sollevai il mento e mi sentii la lingua pesante per via di una risposta che mi trattenni dal dare.
Sei patetica, Maia mi schern la mia voce interiore. Perch trattenerti? Concediti un assaggio del tuo potere. L'imperatore  debole. Mostragli qual  il suo posto.
Irrigidendomi, cercai di respingere la voce. Per quanto fosse allettante l'idea di punire Khanujin - per ci che aveva fatto a Lord Xina, a Edan e a me - in questo momento non ero Maia. Ero Lady Sarnai.
Eppure la figlia dello shansen l'avrebbe rimesso al proprio posto. Gli avrebbe calpestato le dita dei piedi con i tacchi e avrebbe giurato di ucciderlo nel sonno. L'avrebbe strangolato con le catene d'oro che gli penzolano intorno al collo. Avrebbe giurato vendetta.
A un tratto realizzai che era stato un errore trattenere la collera, ma era troppo tardi.
Khanujin mi afferr per un polso e mi avvicin a s, mentre il potere dell'abito gli arrossava le guance e gli imperlava le tempie.
Voi non siete Sarnai.
La mia maschera di calma vacill. Io...
Soffocai un grido quando mi strapp il copricapo e alzai di scatto la testa quando le perle e le nappe ingioiellate tintinnarono contro il pavimento di marmo del padiglione. Mi fiss. Mi riconobbe e le sue labbra si assottigliarono in una smorfia di disappunto. Tamarin.
Vostra Maest, posso spiegare...
Soppesate con cura le parole, sarta mi avvert. Altrimenti potrebbero essere le ultime. Dov' lei?
Nei suoi alloggi. L'abito, Vostra Maest... Non  riuscita a indossarlo. Le ha... fatto del male.
Un istante di silenzio. Ponder la mia risposta. Poi...
E come sta adesso?
Esitai, non sapendo che cosa rispondere. Come stava adesso? In verit, la magia dell'abito l'aveva segnata a tal punto da renderla irriconoscibile. Non potevo immaginare il dolore che aveva provato. Solo una persona ostinata e spietata come lei si sarebbe aggrappata alla vita con tanta tenacia. Eppure non ero sicura che sarebbe sopravvissuta per pi di una settimana.
Ma se avessi detto all'imperatore che Lady Sarnai era a un passo dalla morte avrei messo in pericolo il matrimonio. Per il bene della pace di A'landi, mi serviva tempo per capire cosa fare.
Si sta... riprendendo risposi. Le ancelle si stanno occupando di lei.
Mi aspettavo che mi aggredisse per averlo ingannato, invece gli angoli della bocca si inarcarono verso l'alto. Avete fatto bene a prendere il suo posto. Nemmeno suo padre sa che siete voi.
Si chin in avanti, sfiorandomi la guancia con le labbra secche in quello che agli occhi di chiunque altro sarebbe sembrato un bacio. Solo che invece sussurr in tono aspro: Forse  meglio cos, anche se vi suggerisco di non essere tanto affascinata dagli uccelli nel cielo.
Deglutii. Dunque era quello che mi aveva tradita. Non sapevo che Khanujin fosse un tale osservatore. D'altro canto, sapevo ben poco del mio imperatore.
Edan non sar un falco quando i miei uomini lo troveranno cantilen. Sar un uomo, come Xina. E verr punito di conseguenza.
Mi pos la mano sulla spalla, strizzandomi l'osso cos forte da farmi sussultare. Posso essere misericordioso, Maia Tamarin. Posso essere pi clemente con lui di quanto sar con Lord Xina. Ma tutto dipende da voi.
Non so dove sia andato ripetei. E anche se lo sapessi, non ve lo direi.
Il ghigno dell'imperatore svan e mi diede un'altra stretta crudele alla spalla prima di lasciarmi andare. Allora pregate che il banchetto di stasera vada bene.
. . . .
Di fronte a me e Khanujin erano disposti cento piatti da portata, tanti da saziare un migliaio di persone. Un artista sarebbe potuto morire in pace se fosse riuscito a cogliere la grandiosit di un banchetto cos glorioso con il proprio pennello: un quadro in cui ogni colore e ogni consistenza trovavano spazio e ogni portata era un'opera d'arte tanto per gli occhi quanto per il palato, curata nel minimo dettaglio.
La vecchia Maia avrebbe odiato l'idea di starsene seduta al centro di quel teatro culinario. Si sarebbe morsa il labbro inferiore e avrebbe abbassato lo sguardo sul pavimento, giocherellando con l'estremit delle maniche per ignorare i morsi della fame. Eppure avrebbe agognato la gelatina di fagiolo mungo piccante leggermente cosparsa di arachidi, le orecchie di Giuda marinate all'aceto e all'aglio, le frittelle di pesce con zenzero e salsa di prugne.
Ma non quella sera. Quella sera, con indosso il mio radioso abito del sole, me ne stavo seduta rigida sulla mia sedia, ignorando con freddezza ogni sguardo e ogni occhiata rivolti verso di me. Ogni boccone di cibo che mettevo in bocca era una forzatura.
Non mangi, figlia sottoline lo shansen.
Raccolsi un pezzo di carpa arrosto. Deglutii. Una lisca di pesce mi sfior il palato e mandai gi anche quella, quasi nella speranza di soffocare e di essere rimandata nelle mie stanze.
Khanujin ridacchi.  arrabbiata con me perch ho rinchiuso il suo amante nelle segrete.
 fortunata che Lord Xina sia solo in prigione ribatt lo shansen con fare cupo. Se fosse stato per me, la sua testa sarebbe stata infilzata su un palo al centro della sala del banchetto. E io avrei costretto Sarnai a bere il suo sangue.
Questo sarebbe di cattivo auspicio, Lord Makangis. Khanujin abbass la mano sulla mia spalla e la strinse forte. Attenderemo fin dopo il matrimonio per la sua esecuzione.
Sentivo che lo shansen mi stava studiando, come se si aspettasse di vedermi impallidire in viso. Ma furono le parole che pronunci subito dopo a farmi sbiancare.
Noto che manca il vostro ospite pi formidabile. Dov' lo stregone?
In viaggio, al mio servizio.
Quasi mi strozzai di fronte a quella bugia, ma lo shansen aggrott la fronte. Non mi porta alcun rispetto con la sua assenza.
E voi non portate rispetto a me per aver fatto accampare una legione dei vostri soldati fuori dal palazzo.
Lo shansen sorrise. Un'assicurazione affinch il matrimonio vada come pianificato.
Anche il mio stregone sta preparando una sua assicurazione.
Tutte menzogne. Fissai lo sguardo nel vuoto davanti a me mentre i servitori portavano fuori un nuovo piatto, una delle portate finali. Era un fagiano intero, brasato con vino rosso d'importazione e adagiato su un letto di tizzoni ardenti dai quali si levavano scintille infuocate verso il soffitto. Gli ospiti applaudirono per onorare la raffinatezza e l'abilit del cuoco.
Una zaffata di fumo mi arriv al naso, acuendo il mio senso di angoscia. Edan non proteggeva pi A'landi. Ora quel compito spettava a me, dovevo assicurarmi che il matrimonio avesse luogo.
Se cos non fosse stato, lo shansen avrebbe attaccato. E A'landi avrebbe bruciato.
Riuscii a malapena a sentire il primo ministro Yun che annunciava: Brindiamo a Lady Sarnai.
S! esclam l'imperatore Khanujin. Alla sua salute e alla sua bellezza.
I membri della corte levarono i calici verso di me, ignari del lampo di malizia che attravers gli occhi dell'imperatore. Io invece sapevo che si crogiolava nella segreta consapevolezza che la figlia dello shansen si contorceva per il dolore nei suoi alloggi, brutalmente ferita.
Levai il calice a mia volta e bevvi. L'alcol mi provoc un'ondata di calore alle guance e mi solletic le labbra, ma non era abbastanza forte da spazzare via il gelo che mi scorreva nelle vene.
Mentre posavo la coppa, un volto familiare vortic nel liquido opaco. Una risata sommessa e gutturale riecheggi nelle sue profondit, facendomi tremare le mani.
Bandur.
D'un tratto, lo shansen e gli ospiti dell'imperatore svanirono. Al loro posto apparirono dei fantasmi con lunghi capelli bianchi e denti affilati e lucenti. Dalle loro labbra si spargevano le ombre.
Sentur'na chiamarono, una parola - un nome - che non conoscevo. Allungarono le braccia per toccarmi e io mi ritrassi di scatto.
Tornate a Lapzur! volevo gridare. Smettetela di seguirmi!
Sentur'na, ti stiamo aspettando. Sta cominciando. Non puoi sfuggire.
Erano tutti fantasmi, tranne uno: al posto dello shansen era seduto un demone.
Non era Bandur, che assumeva la forma di un lupo. Al contrario, era una tigre che non avevo mai visto prima. Una tigre i cui occhi ardenti mi bruciavano dentro.
Non puoi sfuggire.
La paura mi serpeggi su per la nuca. Chi sei?
Il demone abbozz un sorriso, levando il calice verso di me mentre i fantasmi gridavano: ARRENDITI, SENTUR'NA, NON PUOI SFUGGIRE. ARRENDITI....
Mentre i fantasmi salmodiavano, il fuoco al centro del tavolo si fece via via pi intenso. Il vino usciva dalle loro coppe, macchiandomi la vista di rosso.
Basta! L'abito avvamp e gettai il vino tra le fiamme.
I fantasmi svanirono. Il demone tigre seduto al posto dello shansen svan. Il fuoco rugg e il mio calice di bronzo tintinn e rotol gi dal tavolo finch un servo non lo raccolse.
Sbattei le palpebre.
Niente pi fantasmi. Solo ministri, con le loro barbe ispide bagnate di vino, intenti a fissarmi, stupiti. Perfino la servit era rimasta immobile a guardarmi.
Lo shansen mi scrutava, con le sopracciglia folte inarcate in un cupo cipiglio.
State bene, Sarnai? domand l'imperatore in tono gelido.
Il vino mi gocciolava dalle dita e un servo si affrett a tamponarmi la mano con un tovagliolo. Un altro mi riemp di nuovo la coppa.
S... feci per dire, ma poi guardai dentro il calice.
Bandur se n'era andato, ma gli occhi rossi erano ancora l. Ardevano come due chicchi di melagrana che galleggiavano nel vino torbido.
I miei occhi.
Il terrore ebbe il sopravvento. Scattai in piedi, gettando il tovagliolo sul tavolo per coprirmi gli occhi con le mani.
Evitando i servitori che cercavano di costringermi a tornare a sedere, fuggii dal banchetto.
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CAPITOLO 5.
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Non ricordavo di essere svenuta nel bel mezzo del Palazzo d'Autunno, ma mi svegliai in stanze che non erano le mie.
Un cuscino mi sosteneva la testa e avevo gli occhi cos asciutti che sbattere le palpebre era doloroso. Quando la vista torn a fuoco, l'immagine dell'imperatore Khanujin in piedi sopra di me mi fece scattare a sedere.
Mi salut in tono minaccioso. Avete dormito per tutta la giornata, Tamarin. Una sfortuna, dal momento che potrebbe essere il vostro ultimo giorno.
Il mio cuore salt un battito per il panico. Aveva forse visto i miei occhi diventare rossi? E lo shansen?
No. Se fosse stato cos, sarei stata nelle segrete. Non in una delle camere di Lady Sarnai.
Il vostro sfogo di ieri sera non si ripeter.
La voce mi usc di gola rauca e graffiante. S, Vostra Maest.
Che cosa  successo?
Non lo so sussurrai. Ed era la verit.
Dicono che abbiate perso la testa dopo l'imprigionamento di Lord Xina comment. Ancora fumante di rabbia, mi squadr. Riprenderete la vostra farsa stasera. Mangerete e festeggerete in silenzio. Se lo shansen dovesse mostrarsi sospettoso, farete tutto ci che  in vostro potere per rassicurarlo. Ci sono delle vite in ballo, Tamarin.
Parlava come se gli importasse del benessere di A'landi. Come se quel matrimonio significasse davvero molto per lui. La cosa mi sorprese, ma lo odiavo troppo per credere alle sue parole.
Perch non ucciderlo? domandai, senza quasi riconoscere le mie stesse parole mentre le pronunciavo. Perch non avvelenare lo shansen? O farlo uccidere nel cuore della notte?
Khanujin rispose deridendomi. Non mi aspetto che voi, una semplice contadina, possiate comprendere gli intrighi di corte.
Non sono una contadina...
Siete ci che io dico che siete mi interruppe. Io sono l'imperatore e sto cercando di prevenire una guerra, non di cominciarne una. Se volete che il vostro Paese sopravviva, vi suggerisco di indossare quel dannato vestito e di portare a termine questo matrimonio. Gir i tacchi per dirigersi verso la porta. Deludetemi stasera e far impiccare vostro padre e vostro fratello sotto i vostri occhi.
Mi rimangiai una risposta tagliente. Come osate minacciare la mia famiglia? avrei voluto gridargli. Invece mi inginocchiai, guardando in cagnesco il pavimento in un moto di ribellione. Nonostante tutti i suoi palazzi, i suoi eserciti e le sue minacce, l'imperatore era soltanto un uomo. Stavo per iniziando a credere che lo shansen potesse essere qualcosa di pi.
Prima di tornare a muovermi aspettai che il fruscio della veste dell'imperatore lasciasse spazio al silenzio e che i passi delle guardie si perdessero nel suono distante della musica nuziale.
Mi ci volle un po' per alzarmi in piedi. Mi tremavano le ginocchia e nella testa rimbombavano ancora gli echi delle voci udite la sera prima.
Sentur'na mi avevano chiamata i fantasmi.
Il semplice ricordo di quel nome bastava a farmi correre un brivido gi per la spina dorsale. Non sapevo che cosa significasse, n quanto tempo mi restasse prima della trasformazione. Una volta avvenuta, non avrei pi rivisto il mio viso riflesso nello specchio. Non avrei pi sentito pronunciare il mio nome.
Non avrei mai pi rivisto la mia famiglia. O Edan.
Dal retro delle stanze di Lady Sarnai, un lamento ruppe il silenzio gelido.
Chiamai: Lady Sarnai?.
La raggiunsi. Aveva gli occhi serrati e sul collo e sul petto le si gonfiavano vene di un colore scuro e metallico. Sul tavolo accanto a lei c'erano degli asciugamani impilati e piegati con cura, cos ne immersi uno nella ciotola d'acqua e glielo premetti sulla fronte.
Mi sentii travolta dal senso di colpa. Era colpa del mio abito se era stata sfigurata in quel modo. Inginocchiata al suo fianco, pregai qualunque divinit potesse ascoltarmi.
Vi prego, permettere a Lady Sarnai di guarire sussurrai. Per il bene di A'landi.
Jun e Zaini erano gi l, intente a preparare l'abito ricamato di luna perch lo indossassi quella sera. A giudicare dal loro silenzio spaventato, capii che l'imperatore Khanujin le aveva minacciate allo stesso modo in cui aveva minacciato me. Le loro vite dipendevano dal mio successo con lo shansen.
Mio padre ha cercato di scatenare il loro potere sull'imperatore Khanujin aveva detto Lady Sarnai, ma... non si scende a patti con i demoni senza pagare un caro prezzo.
Qual era stato quel prezzo? mi domandai. Aveva forse a che fare con il demone tigre che avevo visto prendere il posto dello shansen la sera prima, quando i fantasmi erano venuti a cercarmi?
Posso vestirmi da sola dissi, congedando Jun e Zaini.
Non appena se ne furono andate, sollevai l'abito della luna. Era il pi sereno dei tre vestiti che avevo confezionato, con quel suo broccato argentato che mi proiettava un lieve alone di luce sulla pelle, come un chiaro di luna che si riflette su uno stagno quieto. Mentre la sottana della veste del sole era svasata come una campana, questa era pi elegante: mi cadeva lungo i fianchi in una linea snella, come quella di un flauto, e l'orlo mi sfiorava i talloni, morbido e leggero come le piume di un cigno.
Presi le forbici magiche e feci un taglio profondo nella gonna. Fili invisibili si ricucirono insieme mentre confezionavo una tasca nella fodera interna della sottana.
Poi, prima che potessi cambiare idea, afferrai il pugnale che tenevo nascosto dietro la schiena e me lo portai alle labbra.
Jinn sussurrai. La parola segreta che sbloccava il potere del pugnale. Uno dei primi nomi di Edan.
Sfoderai l'arma, con le dita tremanti, e intravidi il mio riflesso nella lama di ferro luccicante. Ma fu l'altro lato della daga che osservai. Aveva un'aria cos innocua. Come una pietra grigia, grezza... almeno a un occhio inconsapevole.
Io, per, sapevo che non era una semplice roccia. Era meteorite. La polvere delle stelle.
Avevo visto con i miei stessi occhi che cosa potesse fare a demoni e fantasmi. Un solo tocco di quella lama aveva bruciato la carne di Bandur dissolvendola in pennacchi di fumo.
Trattenendo il fiato allungai le dita sul meteorite, tenendole sospese finch non trovai il coraggio di toccarlo.
Adesso dissi fra me e me, abbassando le dita fino a sfiorare la lama. Quando mi scalf la pelle soffocai un grido. Soltanto una puntura: il contatto non mi aveva bruciato.
La mia carne era ancora mia. Ancora umana. Per ora.
Mentre riponevo il pugnale, il bagliore dell'arma si spense lentamente. Poi rinfoderai la lama e la infilai nella tasca che avevo cucito.
Avevo portato il pugnale perch per me era prezioso e non mi ero fidata a lasciarlo nella mia stanza, con il rischio che gli uomini dell'imperatore lo trovassero. Adesso, per, se veramente lo shansen non era soltanto ci che sembrava, avevo la sensazione che mi sarebbe servito davvero.
Pregai di sbagliarmi.
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CAPITOLO 6.
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Tre enormi turiboli per l'incenso scintillavano davanti al Grande Tempio. Durante l'ultimo giorno del matrimonio imperiale, l'imperatore e Lady Sarnai dovevano presentare un'offerta per chiedere agli di di benedire la loro unione. I monaci cantavano in a'landano antico.
Inchinatevi tre volte a sud ci ordin il sacerdote, perch gli Immortali dell'Acqua e del Vento benedicano questo matrimonio reale e accolgano Sua Altezza, Lady Sarnai, come imperatrice di A'landi, Figlia del Cielo.
Io e l'imperatore ci inginocchiammo fianco a fianco su due grossi cuscini di seta. Una volta finito di inchinarci, un gong ci indic di cambiare direzione. Lasciai vagare la mente mentre il sacerdote pronunciava una nuova benedizione. Tutto ci che dovevo fare era arrivare in fondo alla giornata. A'landi sarebbe stato di nuovo unito e io avrei fatto tutto ci che potevo per il mio Paese.
Quando la cerimonia fu completata, io e l'imperatore ci dirigemmo al banchetto di nozze conclusivo. Dopodich, sarebbe seguito un rituale per assicurare che il matrimonio venisse consumato.
Non avevo intenzione di restare a palazzo abbastanza a lungo per aspettare quel momento.
L'imperatore avanzava tre passi avanti a me e io lo seguivo a testa alta, reggendo sul capo un'enorme corona a forma di fenice con fili di perle che mi oscuravano il viso. Mentre l'abito del sole era cos sfolgorante che nessuno riusciva a guardarmi, quello della luna brillava in maniera delicata, irradiando una luce argentata pi potente delle mille lanterne che illuminavano il palazzo. Perfino sotto il sole del pomeriggio era un faro di splendore e, ancora una volta, ogni sguardo si posava su di me invece che sull'imperatore. Stavolta, per, non era infastidito. Faceva tutto parte del suo piano.
Il vino profumava l'aria, intrisa degli aromi pungenti di trecento portate diverse: pesce fritto e maiale brasato, tofu alle otto spezie e gamberetti croccanti fritti con ananas importato dalle Isole Tambu. I migliori acrobati, danzatori e musicisti erano arrivati da ogni parte di A'landi e tutti trascorsero il pomeriggio ammirando i loro talenti. In qualsiasi altra occasione, avrei anche potuto godermi i loro spettacoli.
Quando finalmente il banchetto ebbe inizio lo shansen si sedette allo stesso posto del giorno prima, di fronte all'imperatore e a me. Rideva e beveva con i suoi uomini, sputando insulti sottili nei confronti dell'imperatore, eppure sentivo che mi stava fissando. La sedia vuota alla sua destra avrebbe dovuto essere occupata da Lord Xina; mi domandai se tutti credessero davvero che il mio sfogo della sera precedente fosse stato dettato dal dolore.
Qualcosa mi diceva che lo shansen non la pensava cos.
Lady Sarnai disse uno dei suoi guerrieri, un po' brillo, il vostro abito eclissa lo splendore della luna. Ci sembrava impossibile che potesse esistere un vestito pi bello di quello che avete indossato ieri, ma il Gioiello del Nord ha dato esempio di stile a queste dame di corte del Sud. Ridacchi. Mia moglie vorrebbe commissionare al vostro sarto un abito per s.
Aprii la bocca per parlare, ma Khanujin mi interruppe: Lo domanderemo al sarto imperiale per vostro conto, Lord Lawar, in segno di pace fra Nord e Sud.
Ho sentito dire che il sarto imperiale  una donna continu il Lord. Dev'essere talentuosa, per essere stata capace di tessere gli abiti di Amana.
Lo shansen allora grugn. Fatela venire. Mi piacerebbe conoscere questa ragazza.
Trattenni il fiato, cercando con tutta me stessa di evitare di guardare Khanujin.
Ho un'idea migliore ribatt l'imperatore in tono pacato. Lady Sarnai, perch non dimostrate il potere formidabile del vostro abito?
Ci volle tutto il mio autocontrollo per non guardarlo in cagnesco. Doveva essere uno scherzo.
Non spetta a me evocare il potere della dea risposi nel tono pi scialbo che riuscii a usare.
Finalmente mia figlia parla borbott lo shansen. Socchiuse gli occhi. Sapeva che c'era qualcosa di diverso in me. Non  da te essere timida, Sarnai. Forza, mostraci che cosa pu fare l'abito.
Non avevo intenzione di alzarmi. Mi infilai a forza un boccone di piccione arrosto in bocca, masticando con aria di sfida.
 ancora arrabbiata con me comment Khanujin, ridendo. Un coro di risate imbarazzate si un a lui. Alzatevi, Sarnai. Mostrateci la forza di Amana.
La calma dell'imperatore mi sorprese. Che lo avessi sottovalutato? La magia di Edan l'aveva avvolto in un manto di maestosit, ma stavo iniziando a chiedermi se gli incanti della sua lingua non fossero interamente opera sua.
Non mi lasci scelta, cos in tutta calma posai platealmente il tovagliolo e mi alzai dalla sedia, prendendomela comoda di proposito.
Dei tre vestiti, l'abito della luna era quello con la maggiore quantit di stoffa, con le maniche lunghe e una casacca semplice sul corpetto legato con un'ampia fusciacca ricamata. Minuscole perle costellavano ogni centimetro della sottana, a rappresentare le lacrime della luna. Cucirle tutte sulla stoffa era stato un lavoro meticoloso, ma ne era valsa la pena. Le perle increspavano il tessuto imitando il riflesso della luna sull'acqua, in un effetto che lasciava senza il fiato.
Srotolai le maniche, lasciando che cadessero morbide sfiorando il pavimento. Mi voltai lentamente, ignorando gli applausi chiassosi e le urla mentre i lampi di luce argentata scorrevano sulla stoffa come acqua in una cascata.
Soltanto lo shansen non rimase colpito. Qualche scintillio e un po' di sete lucenti rappresentano a fatica il potere di Amana. Sei sicura che la sarta non ti abbia imbrogliato, figlia?
Questa veste  ricamata con le lacrime della luna dissi, stavolta con voce tagliente. Ne avevo passate cos tante per confezionare i tre abiti... Come si poteva dubitare della loro fattura?
Afferrai i lembi laterali della sottana, raccogliendo pi stoffa che potevo nei pugni e stringendola forte. Come potevo mostrargli il potere dell'abito?
Cercai la luna attraverso le inferriate di una finestra, chiusa da tende sottili che danzavano appena nella brezza autunnale. L'astro era ridotto al lumicino come la sera prima, un fragile spicchio crescente: secondo la leggenda significava che la dea della luna non poteva vedere il suo amante, il dio del sole. Quando la luna era piena, invece, poteva vederlo, perci era pi felice.
Ricordare quella storia mi fece pensare a Edan. Era probabile che non l'avrei mai pi rivisto, che non avrei mai pi sentito le sue braccia intorno a me o respirato il calore della sua pelle che sfiorava la mia, che non avrei mai pi udito la sua voce accarezzare il mio nome.
Eravamo come il sole e la luna, che condividevano le stesse stelle e lo stesso cielo.
In un certo senso, questo mi faceva sentire meno lontana da lui. E faceva sentire il mio cuore un po' meno solo. Meno freddo. Per un istante, l'oscurit che era dentro di me si affievol e l'abito prese vita...
Guardate! grid uno dei ministri. L'abito... sta...
Splendendo non era il termine adatto. Comprendevo perch faticasse a trovare la parola giusta. La luce sgorgava dal mio abito, permeando l'intero salone come se le stelle stessero cadendo dal soffitto. Una potente folata di vento spazz la sala, seguita da un lampo improvviso.
Le fiamme delle candele si spensero con uno schiocco, mentre i calici di bronzo e i piatti di porcellana iniziarono a cantare come sfiorati da un bacio invisibile. Alcuni degli ospiti si ripararono sotto il tavolo del banchetto, mentre altri rimasero ammaliati dal mio vestito.
Quando tutto fin, i servitori si affrettarono a riaccendere le candele e nella sala scrosciarono gli applausi. Persino le labbra dello shansen si incurvarono in segno di interesse. L'imperatore si crogiol nelle lodi dei presenti... come se fosse stato lui a realizzare gli abiti di Amana.
Maia Tamarin, la sarta imperiale, era dimenticata. Lady Sarnai, il Gioiello del Nord, era dimenticata.
Ma io, chiunque fossi in quel momento, non dimenticavo.
Tornai al mio posto, con la mente che vorticava. L'abito aveva brillato meravigliosamente e i suoi tessuti avevano sfolgorato della misteriosa luce della luna... abbastanza da fare colpo sullo shansen.
Eppure questo non poteva essere tutto ci che gli abiti di Amana erano in grado di fare. Avevo visto il loro potere distruggere Lady Sarnai, sfigurarla fino a renderla irriconoscibile. Quali altri segreti nascondevano?
Si sarebbero rivoltati contro di me, dopo la mia trasformazione in demone? O mi avrebbero seguita nella caduta?
Mi sedetti in silenzio accanto all'imperatore, nascondendo i pensieri inquieti.
Molto suggestivo concesse lo shansen. Ma, a differenza della gente del Sud, io conosco le tradizioni: il potere degli abiti di Amana pu essere esercitato solo dal sarto che li ha creati. I suoi occhi, che brillavano come due pietre lucide, si posarono su di me, sempre pi cupi. Dunque, o tu non sei mia figlia oppure questo non  l'abito di Amana.
Mi si strinse la gola. Sono vostra figlia. E questo  l'abito di Amana.
Non  di quest'ultimo che dubito ribatt lo shansen con un grugnito. Indic l'arco in legno di frassino che mi aveva regalato. Era appeso al centro della sala del banchetto, in bella mostra fra gli altri doni nuziali.
Uno dei servitori gli port l'arma e lo shansen me la infil tra le mani. Solo il Gioiello del Nord ha la forza per tendere quest'arma.
Il servitore mi porse una scatola di frecce tinte di rosso scarlatto e, mentre ne prendevo una e la incoccavo, mi condusse lontano dal tavolo del banchetto, verso uno spazio libero, in modo che potessi dimostrare le mie abilit con l'arco.
Era un miracolo che non mi tremassero le mani. In vita mia non avevo mai scagliato una freccia n impugnato un arco. Non c'era modo di superare la prova dello shansen.
Dove dovrei mirare? domandai in tono pacato.
Lo shansen si accarezz la barba. La tigre sul mio stendardo sul muro. Dovrebbe essere abbastanza semplice per te, Sarnai.
Socchiusi gli occhi per mettere a fuoco lo stendardo color smeraldo, ricamato con una regale tigre bianca che si levava da un letto di montagne.
 necessario? interruppe Khanujin. Questo  un banchetto, Lord Makangis, non una prova.
Se Sarnai  chi dice di essere, non dovrebbe essere affatto una prova, ma un gioco da ragazzi.  il suo passatempo preferito.
Deglutii e sollevai l'arco. Dopo un secondo carico di panico in cui tentai di tirare la corda, capii che non sarei stata in grado di tenderla.
Aiutami implorai, appellandomi alla scintillante magia dell'abito. Se non ci riesco, A'landi sar perduto.
Qualcosa per tratteneva il potere della veste. Qualcosa stava soffocando la sua magia. E anche me.
Una sorta di gelo malvagio mi gorgogli su per la gola. Aveva un sapore metallico e amaro, come di ferro lasciato nella neve. Come un chiaro di luna ormai stantio.
Amana non pu aiutarti sussurr il freddo, parlando incredibilmente con la mia stessa voce. Ma io s.
Le ombre mi avvolsero i pensieri, offuscandomi la mente sotto un velo di oscurit. No!
Prima che potessi respingerla, fui pervasa da una forza sovrannaturale che mi permise di tendere la corda dell'arco contro la guancia. Le mani si mossero senza che potessi controllarle, puntando l'arco. Cercai di resistere, ma mi sentivo combattuta. Se avessi fallito la prova, lo shansen avrebbe capito che non ero sua figlia.
Questa  la tua occasione mi tent la mia stessa voce. Uccidi lo shansen. Salva A'landi.
Se lui muore, non ci sar alcuna guerra.
Il sudore mi imperlava le tempie e la vista mi si annebbiava mentre mi sforzavo di ignorare la voce che urlava dentro di me. Non riuscivo a respirare, non riuscivo nemmeno a sentire il mio cuore. Lo stendardo verde davanti a me sembrava oscillare. No, era il mondo intero a oscillare, mentre le pareti ribollivano di ombre che soltanto io potevo vedere.
Fallo, Maia. Uccidilo. UCCIDILO.
L'oscurit mi inghiott del tutto, solo per un istante. Ma quell'istante fu sufficiente a cambiare ogni cosa. Voltai l'arco verso sinistra e puntai la freccia contro il petto dello shansen. E la scoccai.
La freccia scarlatta sibil attraverso la sala, il mio colpo era stato sicuro e preciso. Mi sentii raggelare per il terrore. Non era possibile che mancassi il bersaglio, nessun uomo poteva muoversi abbastanza in fretta da sfuggire alla morte a cui l'avevo appena condannato.
Eppure, la freccia devi dalla propria traiettoria in maniera cos impercettibile che all'ultimo momento and a conficcarsi nella tigre bianca ricamata sul mantello dello shansen... invece che nel suo cuore.
Ancora una volta la corte scoppi in un applauso. Al mio fianco, l'imperatore Khanujin abbozz un ghigno velato a fatica e lo shansen incroci le braccia sul petto.
Solo il Gioiello del Nord ha la forza per tendere l'arco ripet l'imperatore.  vostra figlia.
Lo shansen si limit a grugnire, strappandosi la freccia dal mantello... anche se io intravidi lo sguardo cupo che mi rivolse. Svan prima che potessi decifrarlo, poi l'uomo gett la freccia spezzata sul pavimento.
Che i festeggiamenti continuino! esclam l'imperatore Khanujin.
Tutti tornarono a concentrarsi sul cibo e sul vino, e lo shansen mi scort al mio posto. Il cuore mi rimbombava nelle orecchie e gli occhi ricominciarono a bruciarmi, mentre sprazzi color cremisi screziavano le perle che mi pendevano davanti al viso.
Fui presa dal panico. Scappa ammonii me stessa. Vattene di qui, prima che qualcuno ti veda.
Ma non potevo, ero gi scappata la sera prima. Se me ne fossi andata di nuovo, Khanujin avrebbe ucciso Baba e Keton.
Inoltre nessuno mi stava prestando attenzione.
Nessuno a parte lo shansen.
Pregando che non mi avesse notata, per placare la tempesta che sentivo levarsi dentro di me contai i passi come un tempo contavo i punti con l'ago. Dieci passi per raggiungere il mio posto. Nove. Otto. Sette.
Sei. Uno dei servi port un vassoio di candele per sostituire quelle che il mio abito aveva spento. Il bagliore delle fiamme mi fece bruciare le pupille e le lacrime iniziarono a rigarmi il viso.
Cinque. Non riuscivo pi a sopportarlo, cos commisi l'errore di alzare lo sguardo per distoglierlo dalle luci.
Lo shansen allora mi afferr per un braccio. C' qualcosa di sbagliato nei tuoi occhi, figlia.
Cercai di divincolarmi dalla presa, ma l'uomo era troppo forte. Lasciatemi andare.
Mentre mi dimenavo, intravidi una pietra nera sotto i suoi abiti. Un amuleto, come quello che indossava Bandur, solo che sulla sua superficie era incisa la testa di una tigre. Prima che potessi vedere altro, l'amuleto ricadde fra le pieghe del mantello dello shansen, che mi strapp la corona dalla testa.
La sala fu avvolta dal silenzio.
Tu non sei mia figlia ringhi.
Con una forza superiore a quella di qualunque altro uomo normale, mi scagli contro il muro e rovesci il tavolo del banchetto. I piatti si infransero a terra e gli ospiti gridarono.
Dichiaro nullo questo matrimonio url. La tregua  finita.
In un istante fra le mani dei suoi uomini comparvero pugnali e punteruoli avvelenati e in un batter d'occhio i coltelli erano gi conficcati nelle gole delle guardie pi vicine all'imperatore Khanujin.
Rimasi a terra, stordita. Non udii le urla e le grida e nemmeno il tonfo delle guardie morte che cadevano sul pavimento. Non vidi il loro sangue penetrare fra le fibre delle tovaglie in seta rossa, macchiando i simboli ricamati in oro con i nomi dell'imperatore e di Lady Sarnai.
La mia attenzione era interamente concentrata sullo shansen. Le sue pupille si restrinsero, mentre la pelliccia di tigre sul mantello si fondeva con la sua pelle. E le sue unghie divennero sempre pi lunghe e affilate, trasformandosi in artigli.
L'amuleto che avevo intravisto sotto il mantello gli pendeva sul petto e la bestia feroce incisa sulla sua superficie si faceva sempre pi scura, come inchiostro che si sparge su un dipinto e gli d vita.
Dall'amuleto uscirono volute di fumo bianco e lo shansen lo inal dalle narici. Quando un istante dopo lo guardai, non era pi un uomo.
Era un demone... una tigre con il manto bianco come le ossa e gli occhi neri e fiammeggianti, pronta a scagliarsi contro l'imperatore Khanujin.
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CAPITOLO 7.
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Si muoveva in un lampo, cos veloce che i miei occhi non riuscivano a seguirlo, letale e preciso. Ovunque balenasse scatenava una tempesta di sangue e morte.
Le bacchette tintinnavano contro le ciotole di porcellana e le tazze da t si infrangevano al suolo. I mobili si spaccavano, oppure era il suono delle ossa che si spezzavano? Non ne ero sicura. Riuscivo a mettere a fuoco ci che vedevo solo per alcuni istanti, poi la vista mi si annebbiava, mentre il rosso abbagliante delle lanterne che vorticavano mi faceva male agli occhi.
Sarei dovuta scappare, ma non potevo. Non potevo fare altro che fissare gli occhi dello shansen, neri come tizzoni, rabbrividendo perch sapevo che un giorno i miei sarebbero stati altrettanto vuoti. Altrettanto inanimati.
Un vassoio di pesce fumante fu scaraventato contro di me, cos mi acquattai trovando riparo sotto uno dei tavoli del banchetto.
C'erano gi nascosti tre servitori, con i denti che battevano per la paura e il collo lucido di sudore. Si stringevano l'uno all'altro, coprendosi a vicenda le orecchie per non ascoltare il frastuono degli ospiti urlanti e pregando di sopravvivere.
Via via che l'aria si caricava di un pungente odore di sale e ferro, la nausea mi attanagli la gola, aumentando a tal punto da farmi venire i conati di vomito. Cercai di concentrarmi sul cibo che volava per la sala invece che sui corpi che cadevano a terra. Ce n'erano fin troppi per poterli contare.
Un ministro cadde proprio al mio fianco, con le vesti azzurro brillante strappate sul petto. I servitori scattarono indietro in preda all'orrore, ma io trascinai il ministro sotto il tavolo per proteggerlo.
Una macchia di sangue scuro si spargeva attraverso la seta delle sue vesti, tingendo di rosso cremisi i bottoni decorati in oro e chiazzando le placche di giada sulla cintura, che molti ministri indossavano credendo che la pietra verde li proteggesse dalle malattie e dalla malasorte.
Cominciai a tamponare la ferita per fermare l'emorragia, ma lui mi afferr le mani. Le labbra stavano gi diventando grigie, mentre le sue ultime parole gli morivano sulla bocca. Fu allora che notai che la mia pelle era pi fredda della sua, pi fredda della morte.
La sua bocca si schiuse e l'uomo biascic alcuni suoni sconnessi. A-aiutami supplic. Mi afferr la manica, portandosela sul viso come se la sua magia potesse resuscitarlo.
Gli premetti la mano contro il petto e con delicatezza spostai le dita dalla manica. Ma il ministro era gi passato all'altro mondo.
Mentre gli chiudevo gli occhi, il rimorso mi attanagli la gola. Cominciai a mormorare una preghiera per lui, ma il tavolo trem e i servi gridarono che stava per crollare.
Sgattaiolai fuori velocemente e mi strinsi contro la parete. Le guardie dell'imperatore erano ancora sotto l'attacco dello shansen e una di esse barcoll verso di me, con i segni insanguinati degli artigli che gli squarciavano a fondo il petto. Quando mi piegai su un fianco per evitarla, qualcosa di duro mi colp la coscia.
Il mio pugnale!
Lo estrassi dalla tasca e avvinghiai le mani intorno all'elsa in legno di noce.
Jinn sussurrai all'arma, sguainandola rapidamente. L'estremit della lama in roccia di meteorite cominci a brillare di una fievole luce grigiastra.
Strinsi al petto la daga. Avevo usato il suo potere solo una volta: contro Bandur, sulle Isole di Lapzur. Per gli di, sperai che avrebbe funzionato anche quella sera.
Balzando in piedi, gridai: Lord Makangis! Mi avete mancata!.
Si volt per saltarmi addosso, percorrendo l'intera ampiezza della sala dei banchetti in tre agili balzi. Mi avrebbe schiacciato le ossa con tutto il suo peso, ma all'ultimo momento inciamp con le zampe posteriori e atterr pi lontano da me di quanto avesse voluto.
Sui suoi lineamenti bestiali balen lo stupore e, mentre ringhiava confuso, sollevai il pugnale per mostrare la mia forza. Il potere del meteorite lo fece indietreggiare.
Non  un demone mi resi conto, sbalordita. I suoi occhi erano neri, e non rossi come quelli di Bandur... o come i miei. Le sue ferite non sanguinavano fumo, ma sangue umano di un rosso brillante. Che cos'era allora?
Qualunque cosa fosse, mi avventai contro di lui. Anche a quattro zampe era comunque pi alto di me, cos dovetti saltare per attaccarlo al collo. Il meteorite gli sfregi la pelle e lui rugg in modo terribile.
Mi aggred con gli artigli e il sangue inizi a colarmi gi dal braccio.
Non provavo dolore, solo rabbia, cos affondai l'arma fra le costole dello shansen. Si dibatt e si dimen e il suo volto si contorse finch il suo aspetto fu pi simile a quello di un uomo che a quello di una tigre.
Alla fine lo shansen era in piedi di fronte a me. Ma, prima che i soldati dell'imperatore potessero catturarlo, il guerriero si gett sul capo il mantello bordato di pelliccia e grid: Gyiu'rak!.
Si scaten una terribile tempesta e da un turbinio di vento e cenere l'ombra di un'enorme tigre emerse alle spalle del signore della guerra, riversandosi su di lui.
Il demone dello shansen.
Mi squadr per un momento che sembr durare un'eternit. I suoi occhi erano rossi come il cinabro usato per tingere la pregiata lacca scarlatta di A'landi, cos profondi da non avere n un riflesso n un'anima.
Poi sbattei le palpebre e lo shansen era sparito.
Sulla sala dei banchetti scese un silenzio inquietante. Alcune lanterne rosse penzolavano ancora dai travetti, proiettando ombre tondeggianti tutto intorno via via che la cenere si depositava.
Con il cuore che batteva all'impazzata, abbassai il pugnale e scrutai la stanza. Decine di servitori, ministri e ospiti erano morti, e i feriti erano ancora pi numerosi. L'imperatore in persona era rannicchiato dietro un paravento rotto, con i cadaveri delle guardie del corpo sparpagliati intorno.
Scans i corpi e si alz, con le vesti insanguinate e striate di fuliggine, ma illeso.
Dovevo andarmene, dovevo abbandonare quel cimitero prima che qualcuno si accorgesse di quanto avevo fatto.
Acquattandomi in un'ombra, rinfoderai il pugnale e sgattaiolai fuori dalla sala nella notte.
. . . .
Non ero cos sciocca da credere che l'imperatore mi avrebbe ricompensata per averlo protetto dallo shansen. Ora che aveva visto che sapevo esercitare la magia non mi avrebbe mai permesso di allontanarmi da lui.
Mi strappai di dosso l'abito della luna e il mio corpo fu scosso da un violento tremore. Avevo dolori ovunque e un calore straziante mi pulsava nelle dita mentre radunavo in tutta fretta le mie cose.
I lembi stracciati del mio tappeto incantato sbucavano da sotto il letto. Sembrava passata una vita da quando l'avevo confezionato, usando soltanto due rocchetti di filato e credendo a malapena che avrebbe mai volato. Ora comprendevo meglio il prezzo della magia. Come a me, nemmeno al tappeto restava molto tempo da vivere.
Lo afferrai, insieme alle lettere di Baba e al mio album da disegno. Non sapevo dove sarei andata, ma non avevo molto tempo.
L'unica sosta che mi concessi fu per bere una tazza d'acqua per dare ristoro alla mia gola assetata. Un gelo improvviso mi si avvinghi intorno al cuore quando le candele sul tavolo tremolarono e molte di esse si spensero per via di un vento inquietante.
Ma da dove veniva quel vento? Tutte le finestre erano chiuse.
Fu allora che vidi il lupo appostato alla mia porta. Il suo nome mi riboll dalla gola.
Bandur.
Il demone entr e si appoggi alla parete, graffiando il pavimento con le zampe. Il potere  irresistibile, non  vero?
La mano mi scivol dietro la schiena in cerca del pugnale, afferrandone l'elsa. Fuori di qui.
Ormai senti che ti sta lasciando. Sta diventando difficile respirare, a poco a poco ti soffoca; senti che il fuoco dentro di te sta morendo. Il tono della sua voce era misurato. Attizza le fiamme, Maia. Lascia che brucino.
Mi gettai il fagotto sulla spalla e mi diressi verso la porta.
Bandur balz in avanti per bloccarmi. Ora che hai avuto modo di assaggiarlo, ti consumer pi in fretta di prima. Non ti resta molto tempo, Maia Tamarin. Le Isole Dimenticate ti reclamano. Mi strinse una zampa intorno al polso, affondando gli artigli nella carne. Di sicuro hai sentito le voci.
Era vero.
Sentur'na mi avevano supplicata. Sentur'na, torna da noi. Abbiamo bisogno di te.
Gli artigli si conficcarono sempre pi a fondo nel polso. Cercando di non fare smorfie di dolore, ritrassi il braccio con uno strattone ed estrassi il pugnale.
Jinn! gridai.
La lama si sguain dal fodero, brillando dal lato di meteorite. Brandendola in alto, mi scagliai contro Bandur con una giravolta e mirai al cuore...
Ma il demone si dissolse in fumo e la daga affond nell'aria.
La sua risata riecheggi fra le pareti della stanza. Sei cos combattiva. Sarai una brava guardiana.
Fatti vedere ordinai. La voce esit e il pugnale mi trem nella mano.
Bandur riapparve nello specchio. Sbrigati, Maia. Se tarderai ancora, mander i miei fantasmi a distruggere tutto ci che ami. Dopo averci pensato un po', prosegu: Comincer da questo palazzo.
Fai pure sbottai. Non mi importa nulla dell'imperatore.
Ma che mi dici dei tuoi amici qui? Tutte quelle vite innocenti. Hai gi le mani macchiate di sangue, cara Maia, soprattutto dopo stasera.
Abbassai lo sguardo sulla ferita che avevo sul braccio. Dal riflesso di Bandur si levava un pennacchio di fumo che serpeggiava nell'aria fino a sfiorarmi la pelle. Con un moto di orrore, notai che il solo contatto mi aveva guarito.
Che cos' lo shansen? sussurrai.
Ha stretto un patto con Gyiu'rak rispose Bandur. Il demone delle foreste del Nord.
Gyiu'rak ripetei. Dunque era quello il nome del demone dello shansen.
Il suo potere ora vive in lui, finch l'accordo non sar rispettato.
Conquistare A'landi. Trattenni il fiato. Dopodich?
Dopodich reclamer la propria ricompensa. Il suo prezzo di sangue.
Rabbrividii. Di che cosa si tratta?
Perch dovrebbe importarti? domand Bandur, accarezzandomi i capelli. Mi ritrassi di scatto e lui rise. Presto sarai legata alle Isole di Lapzur e finalmente io sar libero.
Non andr mai a Lapzur risposi a denti stretti.
Sai che non  vero. Ogni notte le sue acque ti invitano e i suoi fantasmi ti chiamano.
Strinsi i pugni. Sentur'na.
L'ombra del demone si allung sopra l'abito della luna, affievolendone la luce argentata.
Smettila di mentire a te stessa disse in tono compassionevole. Amana non pu salvarti. Molto presto anche gli abiti verranno consumati dal potere che  dentro di te. E che guardiana sarai allora, armata del sole, della luna e delle stelle.
Poi, rapido e silenzioso come era arrivato, svan.
Feci per uscire dalla porta, rifiutandomi di lasciarmi turbare dalla visita di Bandur. E se avesse avuto ragione? Forse non avevo altra scelta che ubbidire alla chiamata. Ma non l'avrei mai fatto senza lottare.
Digrignando i denti, esaminai la pelle appena guarita sul braccio. Dunque le storie sullo shansen erano vere, aveva davvero stretto un patto con un demone per conquistare A'landi.
Senza Edan, l'imperatore Khanujin non avrebbe avuto alcuna possibilit contro di lui.
Potresti restare mi torment una voce da dentro. Potresti dare una mano. Dentro di te si agita il potere di un demone.
Era vero... Se fossi rimasta, forse avrei potuto essere d'aiuto. Forse avrei potuto...
No! esitai. Soffocai la voce nel profondo dei pensieri, sapendo che dietro le sue parole suadenti si celava il demone Maia e cercando di scacciarla dalla mente. Pi avessi usato i poteri oscuri che mi ribollivano dentro, pi in fretta mi sarei trasformata in un mostro.
Allora A'landi  senza speranza. Tutti i sacrifici che hai fatto saranno stati vani.
Strinsi i pugni. Edan mi aveva definita la speranza di A'landi. Se n'era andato credendo che avrei potuto salvare il mio Paese.
Avrei dovuto dirgli la verit.
Guardai nello specchio. Avevo il viso pallido, nessun rossore imporporava le mie guance, e quel marrone caldo come la terra che un tempo aveva acceso i miei occhi era ormai scialbo e opaco. Non sar di alcun aiuto per A'landi se sar un demone dissi al mio stesso riflesso.
Il mio dovere verso l'imperatore era compiuto. Non potevo pi restare.
Piuttosto, avrei cercato un modo per sconfiggere Bandur e liberarmi dalla sua maledizione, anche se avesse significato tornare alle Isole di Lapzur.
Ma prima le cose importanti. Non potevo aspettarmi di fuggire dal palazzo inosservata portando con me l'abito della luna. Aprii il baule, cercando le due noci e la fiala di vetro che avevo usato per raccogliere il sole, la luna e le stelle durante il viaggio con Edan.
Le trovai avvolte in alcuni strati di seta e ritagli di raso e le sollevai tenendole sul palmo. Al contatto con la mia pelle le noci e la fiala tremarono come se fossero possedute, tintinnando sul pavimento finch... non si fusero insieme.
Al loro posto trovai un ciondolo rotondo a forma di noce, fatto di vetro, con al centro una crepa levigata: le due noci e la fiala si erano plasmate insieme. Era appeso a una catenina forgiata in un misto di oro e argento.
Il ciondolo era pi piccolo del mio palmo, all'incirca delle stesse dimensioni dell'amuleto che indossava l'imperatore Khanujin... e di quello di Bandur.
L'amuleto di Bandur aveva una crepa al centro.
Un brivido mi corse sulla pelle quando mi infilai la catenina dalla testa e strinsi il ciondolo nella mano. Inizi a brillare, e trattenni il fiato quando vidi l'abito della luna volteggiare ancora e ancora, con i lembi argentati che vorticavano mentre la veste si faceva sempre pi piccola, per poi sparire all'interno della crepa del ciondolo.
Quando l'abito fu entrato completamente all'interno della noce, il ciondolo si adagi contro il mio petto, pi leggero. L'assenza degli altri due abiti, per, mi provocava un dolore sordo. Il sole, la luna e le stelle bramavano di stare insieme.
Gli altri due abiti sono negli alloggi di Lady Sarnai pensai, deglutendo a fatica. Non avevo tempo per recuperarli. Dovevo andarmene subito. In troppi avevano assistito al potere del vestito e del pugnale, quando avevo lottato contro lo shansen. Se l'imperatore mi avesse trovata, mi avrebbe costretta a restare al suo fianco per difendere il palazzo. Non sarei mai stata in grado di spezzare la maledizione.
Eppure, nel profondo, sapevo che Bandur aveva ragione. Gli abiti di Amana ormai erano la mia linfa vitale.
Non potevo andarmene senza averli. Senza averli tutti.
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CAPITOLO 8.
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Abbiamo sentito le campane d'allarme disse Jun quando mi fece entrare nelle stanze di Lady Sarnai. Le tremava la voce. L'imperatore...  in pericolo? Lo shansen ha attaccato?
S risposi in tono solenne, ma per ora si  ritirato.
Perch ha attaccato? domand. Ha scoperto che non eri...
Non riusc a terminare la frase e non me la sentii di confermare i suoi timori.
Ora  finita. Esitai, odiandomi per la bugia che stavo per dirle. L'imperatore mi ha ordinato di prendere gli abiti per metterli al sicuro.
Grazie agli di ribatt Zaini con fervore. Sono maledetti.
Lei e Jun mi indicarono i bauli di Lady Sarnai. Portali via. Per favore.
Raccolsi fra le braccia l'abito del sole e quello delle stelle - ancora danneggiato dai tagli che gli avevo inflitto per liberare il corpo di Lady Sarnai - e incanalai la loro essenza nel ciondolo.
Poi udii un gemito rauco provenire da dietro le porte chiuse della stanza da letto.
All'inizio mi sembr pi il lamento di un animale che quello di una persona. Soffocato ed esile, come quello di una volpe ferita. Ma quando lo udii di nuovo riconobbi la voce.
Lady Sarnai. L'aria intorno a lei era carica di incenso per scacciare gli spiriti maligni che Jun e Zaini erano convinte l'avessero attaccata.
La vista della donna mi fece rabbrividire. Jun e Zaini le avevano bendato e curato con un unguento la maggior parte della pelle, ma non le avevano avvolto il naso, la bocca e le orecchie, che erano ridotti a un ammasso variopinto di ustioni violacee e bluastre e chiazze dal colore simile a quello di un minerale; i pigmenti non erano molto diversi dal sangue delle stelle.
Per l'alito dei demoni sussurrai. Il suo aspetto  peggiorato.
Gli occhi di Jun e Zaini parevano infestati dai fantasmi. Sembrava che negli ultimi due giorni le due ancelle non avessero n mangiato n dormito. Conoscendo Khanujin, ero pronta a scommettere che non avevano nemmeno mai lasciato gli alloggi di Lady Sarnai, pena la morte. Il modo in cui trem loro la voce conferm i miei sospetti.
Noi... abbiamo provato di tutto, mastro Tamarin.
Non importa cosa le diamo da mangiare, lei non si sveglia. E la sua pelle... nei punti in cui l'abito l'ha toccata... continua a cambiare, a volte  blu, a volte grigia. Non abbiamo mai visto nulla di simile.
Le due ancelle si strinsero l'una all'altra, impaurite. Non potr restare a lungo in questo mondo.
La calma del mio tono di voce mi sorprese. Sua Maest non ha mandato un dottore?
Jun e Zaini scossero il capo.
Non ne ero sorpresa. Probabilmente l'imperatore temeva che i medici di corte potessero divulgare il segreto sul fatto che Lady Sarnai fosse prossima alla morte. Non che avesse pi importanza, dopo quanto era accaduto al banchetto.
Deglutii. Non potevo lasciare Lady Sarnai in quello stato.
L'oscurit ricominci a strisciare dentro di me. Lasciala stare. Non sar mai gentile con te. Lasciala morire.
Mi voltai verso la porta, ma poi Lady Sarnai toss. Era un suono cos penoso, cos insolito per la principessa indomita che un tempo mi aveva terrorizzata.
Pensa al modo in cui ha tagliato la gola di quelle guardie. Lei non ci penserebbe due volte ad abbandonarti.
Non avevo dubbi che fosse vero.
Allora lasciala.
Sarebbe stato cos facile ascoltare l'oscura ragione nella mia testa, lasciare che il demone mi strappasse via l'umanit un pensiero alla volta. Ma la vecchia Maia era ancora l, per il momento. Tu sei pi forte di cos mi incalz. Resisti.
Lasciala insist il demone. Lei non esiterebbe ad abbandonare te.
S, ma io non ero Lady Sarnai.
Ero Maia Tamarin.
Lasciai scivolare il mio fagotto gi dalla spalla, sul pavimento. Atterr con un lieve tonfo e mi inginocchiai accanto a Lady Sarnai, ignorando i sussurri implacabili che mi ronzavano nella mente.
Come avrei potuto salvarla?
Anche se avessero avuto il permesso di farle visita, i medici non avrebbero potuto fare nulla per lei. L'unica persona che avrebbe potuto aiutarla non c'era.
Dove si trovano le stanze del Lord stregone? domandai.
Jun sbatt le palpebre, spalancando gli occhi per la confusione.
Al Palazzo d'Estate erano vicino al Grande Tempio aggiunsi con impazienza, afferrando un lenzuolo di ricambio drappeggiato su una delle sedie di Lady Sarnai. Dove si trovano qui?
Ma il Lord...
S, lo so che  partito.  urgente.
Farfugliarono una risposta e me ne andai.
. . . .
A palazzo avevano iniziato a darmi la caccia a tappeto. A ogni angolo, udivo le guardie gridare il mio nome: Mastro Tamarin, fatevi vedere! Mastro Tamarin!.
Protetta da un tetro manto di nuvole, mi affrettai a confezionare un travestimento con il lenzuolo di Lady Sarnai. Me lo tirai sopra la testa e corsi verso l'estremit settentrionale del Palazzo d'Autunno.
Il cortile era completamente deserto. Le ombre ammantavano il sentiero che portava alla residenza di Edan, priva di lanterne e fiori celebrativi o di qualunque segno dei recenti festeggiamenti. Mi intrufolai attraverso le porte dei suoi alloggi e le richiusi alle mie spalle.
Le stanze di Edan erano state perquisite. Libri e pergamene giacevano sparpagliati sul pavimento, tirati gi dagli scaffali senza alcuna cura. Lo scrittoio era un guazzabuglio di calamai e pennelli, il letto un groviglio di piume e lenzuola. Mentre scansavo una voliera in bamb fatta a pezzi e mi addentravo nelle stanze, si levavano nell'aria nuvole di polvere.
Non sapevo bene dove cercare qualcosa che potesse guarire Lady Sarnai, ma il luogo in cui Edan lavorava mi sembrava il posto migliore da cui cominciare.
Lo scrittoio era ricoperto di mappe. Alcune pagine erano ingiallite dagli anni e odoravano di spezie a cui non riuscivo a dare un nome. C'erano diari scritti con la sua meticolosa grafia, con illustrazioni di Paesi di cui non avevo mai sentito parlare. Sfogliai quello pi in alto, soffermandomi su un disegno di un familiare ragno di Niwa. Doveva trattarsi degli appunti che Edan aveva consultato prima che partissimo per il deserto di Halakmarat. Erano scritti in una lingua che non riuscivo a decifrare.
Nelrat, immaginai.
Non scrivi tutto in a'landano, Edan? mormorai, spostandomi di fronte ai suoi armadi. A giudicare dalle profonde ammaccature sul legno, gli uomini dell'imperatore dovevano aver cercato di romperne i sigilli, ma senza successo. Si erano arresi, forse troppo spaventati da qualunque magia aleggiasse ancora nelle stanze del Lord stregone.
Non molto tempo prima non mi sarei comportata in modo troppo diverso. Be', non avevo mai avuto paura di Edan, ma ricordavo l'aura di mistero che lo avvolgeva durante i nostri primi incontri. Mi ci erano voluti mesi prima di scorgere il ragazzo sincero che si celava sotto quel mantello di arroganza e magia da stregone.
Sfiorai le ante laccate di un armadietto, seguendo con le dita le strane parole incise sulla sua superficie fino al lucchetto in bronzo che si trovava al centro. Non c'era alcun buco della serratura, ma il lucchetto aveva la forma di un falco con le ali spiegate che chiudevano entrambi i battenti come un chiavistello.
Le mie dita curiose unirono le ali. Non mi aspettavo che accadesse qualcosa, ma al contatto con la pelle il metallo si scald e il bronzo si sciolse in una lacca scura simile a quella che ricopriva il resto del legno. Le ante allora si aprirono, come se mi avessero riconosciuto.
All'interno trovai alcuni cassetti che contenevano fiale di vetro, riempite fino all'orlo di liquidi di ogni colore immaginabile. C'erano piante, fiori ed erbe che non riconoscevo, per lo pi seccati e ancora integri; alcuni erano spezzati o tritati e raccolti in sacchetti di canapa. Trovai semi che fiorirono nell'istante in cui li toccai e poi piume, squame e pelli di serpenti che avevano fatto la muta. In fondo all'armadio vidi un vassoio sul quale erano poggiati degli oggetti. Scatole talismano intarsiate con conchiglie iridescenti, un pettine in tek con alcuni denti mancanti, una clessidra, una tazzina in latta, un calamaio vuoto. E ancora, la sacca senza fondo in pelle che aveva permesso a Edan di portare con s cos tanti libri durante il nostro viaggio. Mi affrettai a sostituire la mia bisaccia con quella, poi presi in mano uno specchio dall'aria familiare.
Un riflesso della verit, l'aveva definito. Quando fingevo di essere mio fratello, il vetro aveva mostrato il mio riflesso per ci che ero realmente. Maia, non Keton.
Tolsi la polvere dallo specchio e ci guardai dentro. Senza la cipria che ancora mi impomatava le guance e il rosso che mi tingeva le labbra, riuscii a scorgere sul mio viso la familiare costellazione di lentiggini, gli occhi stanchi che sembravano pi vecchi di quanto ricordassi, le labbra screpolate.
Ancora Maia mormorai, sollevata. Per il momento.
Nascosto sotto il letto c'era il piccolo flauto che Edan aveva portato con s durante il nostro viaggio. Lo portai alle labbra, ma non riuscii a strappargli nemmeno un suono. Quanto era triste e desolato, senza il suo padrone. Fui pervasa dalla nostalgia di Edan e di quei giorni spensierati in cui potevo starmene seduta accanto a un fuoco ad ascoltarlo suonare.
Non sei qui per rivivere i ricordi di Edan mi rimproverai aspramente.
Posando il flauto, frugai tra i libri sul pavimento. Erano per lo pi in lingue che non conoscevo.
A un tratto una pagina sciolta che sbucava da uno dei suoi diari attir la mia attenzione. Era quello che Edan aveva portato con s in viaggio, dalle sue pagine fuoriusciva ancora la sabbia del deserto.
Con le dita tremanti, raccolsi il foglio volante.
Maia. Il mio nome mi balz agli occhi nella elegante grafia di Edan: finalmente qualcosa che fosse scritto in a'landano.
Sentendo che le ginocchia si erano fatte all'improvviso deboli, mi accasciai sulla sedia accanto allo scrittoio.
Xitara, la pi brillante per me. Perdonami se ti abbandono. Non  ci che farei se potessi scegliere, ma pagherei qualunque prezzo per la tua libert... e per la tua felicit. Dici che non sarai felice senza di me, ma io so che non  vero. Vivi la tua vita, xitara.
Le sue parole finivano l, incomplete. Era la lettera d'addio che mi avrebbe consegnato se fosse partito per Lapzur.
La strinsi al cuore e la pagina si incresp sotto la pressione delle mie dita. Edan mi mancava cos tanto.
Dove sei? mormorai, allungando una mano sul mio ciondolo. Il guscio di noce era caldo per via della luce degli abiti che pulsava al suo interno.
Mi voltai di nuovo verso la pila di libri quando fui scossa da un brivido e una brezza improvvisa mi solletic la nuca.
Maia? mi chiam una voce, flebile eppure vicina. Una voce che avevo sognato per tutte quelle notti, tanto per me era dolce e cara.
Di nuovo: Maia?.
Tremai. Il suono proveniva dallo specchio della verit. Che si trattasse di nuovo della mia vista da demone?
Raccolsi lo specchio e ci guardai dentro: Edan era seduto accanto a un alto mucchio di libri, con i capelli neri che gli scendevano sugli occhi. Gli alberi frusciavano alle sue spalle e il cielo sopra di lui era azzurro e terso. Era giorno, mentre dove mi trovavo io era notte.
Edan? lo chiamai con veemenza.
Sollev lo sguardo e scatt in piedi. Maia? Maia, puoi sentirmi?
S. Allungai una mano per toccarlo, ma le dita non fecero che scivolare sul vetro gelido dello specchio.
Sei al sicuro? domand Edan. Sotto i suoi occhi la pelle era segnata dalle occhiaie. Era chiaro che non aveva dormito molto. Eppure, in un certo senso, ora che il peso del voto non gravava pi su di lui, sembrava pi spensierato di prima. Che tortura vederlo cos nitidamente e non poterlo toccare.
Annuii.
Speravo che trovassi lo specchio.
Il suo sorriso era contagioso anche a migliaia di miglia di distanza. Non potei fare a meno di sorridere a mia volta, finch non ricordai il motivo per cui mi trovavo l.
Ho bisogno del tuo aiuto esordii. Lady Sarnai  rimasta gravemente ferita dall'abito delle stelle: l'ha attaccata e adesso non si sveglia pi. C' qualcosa qui che possa aiutarla?
Aggrott la fronte, pensieroso. Controlla nel terzo cassetto. Nell'armadio con il falco. Il lucchetto si aprir quando lo toccherai...
 gi aperto dissi, riuscendo ad apparire imbarazzata e allo stesso tempo sgarbata.
C' una piccola bottiglia di vetro con una etichetta che dice: ESTRATTO PER LE FERITE PI GRAVI. L'ho usato per salvare l'imperatore durante la Guerra dei Cinque Inverni. Qualche goccia allevier il dolore, ma non posso promettere che riuscir a svegliarla.
Fissai la schiera di bottiglie. Non riesco a leggere nessuna etichetta.
Usa lo specchio.
Lo rivolsi verso le bottiglie finch non trovai quella che mi aveva descritto Edan. Lo specchio traduce sempre i testi antichi?
Solo per te.
Inarcai un sopracciglio.
Avevo la sensazione che non saresti stata capace di tenerti alla larga dalle mie stanze a lungo disse Edan con un ghigno da birbante, poi la sua voce si ammorbid. Quando Khanujin mi ha proibito di vederti, ho impiegato il tempo a prepararmi per lasciarti. Tutto ci che possiedo adesso  tuo, Maia. I miei effetti personali ti parleranno, nello stesso modo in cui lo fanno le tue forbici.
Un'ondata di calore mi sal nel petto e la assaporai, desiderando che il freddo non tornasse mai pi. Grazie.
Edan cominci a parlare, ma lo interruppi. Mi avrebbe chiesto del matrimonio, o di come mi sentissi, e volevo evitare quelle domande. Sei riuscito ad arrivare ad Agoria? Khanujin ti sta cercando.
Edan scosse la testa. Il maestro che stavo cercando non se n' mai andato.  al Tempio di Nandun.
Quindi Edan non si trovava affatto ad Agoria... ma era ancora ad A'landi, da qualche parte in mezzo alle montagne, nascosto in un tempio del dio mendicante.
Mi lasciai sfuggire un sospiro di sollievo e mi sporsi verso lo specchio.  riuscito ad aiutarti?
Edan aggrott la fronte e impallid.
Maia sussurr con voce rauca. Maia, avevi detto di essere libera da Bandur.
Cosa? Indietreggiai. Come faceva a sapere che non lo ero? Ora i miei occhi non ardevano e non poteva avere saputo quanto era accaduto.
Indossi l'amuleto di un demone.
Abbassai lo sguardo e vidi che il ciondolo era scivolato fuori dalla tunica.
No, sono solo le noci che mi hai dato tu. Lo sollevai per mostrarglielo. Questo non ...
Serr la mandibola e la sua voce si tinse di paura, di terrore. Non andare a Lapzur.
Devo ribattei. Devo combatterlo prima... Prima di perdere troppo di me stessa.
Non puoi vincere se vai da sola disse Edan. Aspettami. Verr con te.
La tensione nella sua voce mi commosse, ma non avevo intenzione di cambiare idea. Peggioro di giorno in giorno, Edan. Presto non sar pi in grado di resistere.
Una smorfia spazz via la maschera di cauta compostezza di Edan. Allora vieni qui mi intim. Il mio insegnante, il maestro Tsring, pu aiutarti. Ora  mortale, ma conosce la magia pi di chiunque altro, fatta eccezione per gli di stessi. Ha gi avuto a che fare con Bandur.
Non mi resta molto tempo dissi con voce sottile. Non so nemmeno dove sei...
Sui Monti Tura. Non sono lontani da Lapzur. Chiamami quando li vedi e io ti trover.
Con lo specchio?
S rispose Edan, ma fai attenzione. Il demone dentro di te diventer ogni giorno pi forte, e ogni volta che usi la magia ti apri maggiormente al suo influsso. Non usare il suo potere. Ti corromper e ti trasformerai pi in fretta.
Non dissi nulla.
Maia! Edan aveva alzato la voce, e io trasalii. I suoi occhi erano cos azzurri, e non pi di quel giallo sfolgorante di cui un tempo si tingevano quando si arrabbiava. Giura sulla mia vita, Maia, che non userai il potere del demone. Giura che non andrai a Lapzur senza di me.
Una rabbia improvvisa inizi a crescere dentro di me. Divenne cos chiara, ardente e intensa da accecarmi, tanto che non riuscii a controllarla.
Come osa! Lui non ti controlla, Sentur'na.
I sussurri si fecero sempre pi forti, assordanti. I mobili della stanza di Edan svanirono. Dai tappeti spuntarono alberi dai rami avvizziti e contorti. Le Isole Dimenticate di Lapzur. Chiusi forte gli occhi, respingendo l'allucinazione. No!
Lo specchio mi scivol di mano e mi precipitai a raccoglierlo, ma qualunque connessione Edan e io avessimo si spezz.
Edan? sussurrai, stringendo lo specchio. Solo il mio riflesso mi fiss di rimando. Edan, mi dispiace.
Ma lui se n'era andato.
Mi rannicchiai a terra, in preda alla disperazione. Il ciondolo inizi a rotearmi intorno al collo. Lo afferrai per costringerlo a stare fermo.
Edan si sbagliava. Non era affatto l'amuleto di un demone. Gli abiti al suo interno appartenevano alla dea madre, Amana. Non c'era nulla di sinistro in essi.
Tuttavia, un dubbio pungente mi penetr come una lama. Allora perch c' una crepa al centro, come sull'amuleto di Bandur?
A quella domanda non potevo rispondere.
Infilai di nuovo il ciondolo sotto la tunica. Gli abiti al suo interno vibrarono con delicatezza, un battito regolare rispetto a quello del mio cuore. A differenza del canto delle forbici, il mormorio non cess quando lasciai andare la noce.
Presi un respiro profondo e tremante. Almeno Edan era al sicuro. Per il momento, avrei dovuto accontentarmi di questo.
...
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...
CAPITOLO 9.
...
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...
Non sentii la finestra aprirsi.
Era mattina ed ero ancora nelle stanze di Edan a spulciare fra i libri ai miei piedi quando qualcuno mi scosse dalle spalle.
Stanno venendo a prendervi!
Ammi mi strapp il libro dalle mani. Mastro Tamarin mi incalz, mi state ascoltando? Dovete andarvene di qui!
Cosa? gracchiai. Avevo la lingua talmente asciutta che graffi contro il palato. Chi?
L'imperatore! Ammi mi trascin in piedi. Jun e Zaini non riusciranno a lungo a tenere a freno la lingua. Dovete sbrigarvi!
Afferrai le mie cose, compresa la medicina che avevo trovato negli armadietti di Edan. Che ne  di Lady Sarnai?
 viva, ma a malapena. L'hanno portata nelle segrete stamattina.  ci che toccher anche a voi se non...
Le segrete! Devo aiutarla.
Mi state ascoltando? Ammi mi afferr per il braccio. Met delle guardie del palazzo vi sta cercando e l'altra met sta sorvegliando Lady Sarnai. Non potete...
Mi divincolai dalla presa e raccolsi la bisaccia di Edan, infilandoci la fiala, il suo flauto e il suo specchio. Non dovete venire se non volete.
Ammi arricci il naso. Non vi lascio andare da sola. Ho il dubbio che non sappiate nemmeno dove sono le segrete.
Infatti non lo sapevo.
La mia espressione doveva essere facile da decifrare, perch la ragazza si lasci sfuggire un sospiro. Me ne pentir, non  vero?
Misi la bisaccia a tracolla facendo passare le cinghie sopra la testa. Perch mi state aiutando? Pensavo foste arrabbiata con me.
Lo sono ribatt, ma non significa che voglia vedervi uccisa. Siete una sarta troppo brava per morire, mastro Tamarin.
Avrei potuto sorridere, se la mattinata non avesse preso una piega tanto tragica. Tuttavia il gelo che mi si stava insinuando nel cuore si sciolse abbastanza da permettermi di fare un sorriso alla mia amica. Chiamami Maia.
A quelle parole un sorriso tirato addolc anche le sue labbra. Sbrigati, Maia. L'ultima cosa che voglio  essere sorpresa insieme a te. Cominci ad arrampicarsi fuori dalla finestra. Da questa parte. Taglieremo per i giardini. Per gli di, spero che le guardie siano andate a pranzo.
. . . .
Non erano andate a pranzo. E, sfortunatamente, Ammi aveva ragione nel dire che le segrete brulicavano di sorveglianti. Non avrei avuto alcuna possibilit di entrare per vedere Lady Sarnai. Non senza un aiuto.
La prigione, una struttura a forma di scatola costruita con grosse pietre tutte diverse fra loro, era circondata da recinzioni di bamb. Non c'erano finestre n porte, eccetto quella d'ingresso. Assomigliava pi a una cripta che a una segreta.
D'altro canto la maggior parte dei prigionieri non si aspettava di vivere a lungo l dentro.
Dopo che ci eravamo acquattate dietro un cespuglio individuai la guardia con le chiavi appese al fianco e allungai la mano sul ciondolo. Il pollice si pos sul lato della noce in cui era custodito l'abito del sole.
Si comincia.
Avvolgiti la fusciacca intorno agli occhi sussurrai ad Ammi. Chiudili pi forte che puoi. Non aprirli... a prescindere da qualunque cosa tu senta. Almeno finch la luce non sar sparita. Poi torna di corsa alle cucine.
Prima che potesse farmi domande, schizzai fuori dal nascondiglio e contai fino a tre... Ora!
Strinsi in mano il ciondolo e scatenai il potere dell'abito del sole, convogliandolo in direzione delle guardie. La luce le accec. Barcollarono una dopo l'altra, lasciando cadere le armi mentre cercavano di ripararsi gli occhi per poi accasciarsi contro la recinzione.
Non c'era tempo da perdere. Le scansai una alla volta e mi accovacciai accanto alla guardia con le chiavi, tagliandole la cintura con le forbici.
Solo quando mi fui addentrata per bene nelle segrete richiusi la risata del sole nel ciondolo, tenendoci comunque una mano sopra nel caso avessi incontrato altre guardie.
Sgattaiolai gi per le scale, perlustrando la prigione in cerca di Lady Sarnai. La maggior parte delle celle era vuota. In alcune erano rinchiusi servitori sorpresi a rubare o soldati che avevano bevuto troppo. Non li degnai di uno sguardo. Secondo quanto aveva detto Ammi, i prigionieri pi importanti dovevano trovarsi al livello inferiore.
Quando raggiunsi il piano interrato, fu il respiro affannato di Lady Sarnai a tradire la sua presenza. Mi affrettai a raggiungere il punto da cui proveniva il rumore e, con le chiavi di ferro che mi scivolavano nel palmo della mano per via del sudore, aprii la porta.
Fui travolta da un moto di stupore e trasalii.
Nel corso della notte le condizioni di Lady Sarnai erano peggiorate. La sua pelle color avorio ora era ridotta a un pallido e innaturale grigio-bluastro. Ancora pi preoccupanti erano le chiazze nere e violacee che le sfolgoravano sotto le vesti; le incendiavano il petto, sempre pi vicine al cuore.
Jun e Zaini avevano ragione: se il sangue delle stelle avesse continuato a consumarla non sarebbe durata a lungo in questo mondo.
Qualcuno gemette nella cella accanto a quella della donna. Lord Xina. Era uno spazio troppo piccolo per lui, che se ne stava raggomitolato contro un angolo, con un rivolo di sangue che gli colava dalla tempia fino a terra. State lontano da lei borbott. Le catene sferragliarono quando cerc a fatica di alzarsi in piedi. Statele lontano!
Dovevo sbrigarmi prima che le guardie lo sentissero. Facendomi coraggio, mi avvicinai a Lady Sarnai e infilai una mano nella bisaccia in cerca dell'estratto di Edan.
Stappai la bottiglietta con i denti, poi ne versai met del contenuto nella gola della donna, coprendole la bocca con la mano in modo che il liquido non fuoriuscisse. Quando la toccai un lamento le sfugg dalle labbra, e feci una smorfia; non potevo immaginare il dolore che stava provando.
Finalmente deglut, e piano piano il respiro divenne regolare. Attesi con ansia, pregando che il sangue delle stelle smettesse di diffondersi nel suo corpo e che Lady Sarnai potesse almeno risvegliarsi.
Ma la medicina di Edan non stava funzionando.
Fui presa dal panico. E adesso?
Cercai disperatamente di metterla in piedi, ma non riuscivo a spostarla. O mi arrendevo ora e tentavo la fuga, oppure avrei rischiato che le guardie mi catturassero.
Pensa, Maia. Pensa.
Per abitudine feci per afferrare le forbici, quando le dita scattarono come per un'improvvisa rivelazione. Il ciondolo stava ancora pulsando contro il petto e quando lo toccai il lieve formicolio di un calore confortante mi sfior i polpastrelli.
Un filo d'argento, cos sottile che all'inizio ero sicura di averlo immaginato, sgorg dal ciondolo passandomi fra le dita, scintillando sul viso di Lady Sarnai. Sembravano lacrime.
Le lacrime della luna potrebbero aiutarla?
Secondo la leggenda, la dea della luna era stata una guaritrice, la controparte del suo fiero marito, il sole. Valeva la pena tentare.
Liberai l'abito della luna dal ciondolo. Persino nell'aria stantia delle segrete, si lev come un aquilone nel vento per poi posarsi con delicatezza sul corpo di Lady Sarnai.
Mi inginocchiai al suo fianco, osservando la seta d'argento che si increspava sopra le braccia e le gambe della donna. Molto, molto lentamente, un morbido alone di luce bianca si diffuse sul suo corpo, attenuando i bagliori spietati del sangue delle stelle finch i segni, scuri e sfolgoranti, non iniziarono ad allontanarsi dal cuore. Poi le palpebre di Lady Sarnai sbatterono, la pelle livida e cinerea cominci a cambiare colore e si accese di una flebile promessa di vita.
Mentre la luce della luna la risvegliava osservai i ceppi che la incatenavano alla parete e, con una certa esitazione, presi le forbici. Avrebbero funzionato sul metallo?
Le lame argentate brillarono prepotentemente stagliandosi contro le catene e, mentre le avvicinavo alle maglie di ferro, iniziarono a ronzare. Mi stavano dicendo di tentare.
Infilando le dita negli anelli, separai le lame e cominciai a tagliare i ceppi. Ogni taglio richiedeva molta pi forza di quanta ne servisse per tagliare la stoffa, a tal punto che fui costretta a usare entrambe le mani per richiudere le lame delle forbici intorno alle maglie.
Con un fragore secco, uno dei ferri che le cingevano i polsi cadde a terra.
Grazie ai Nove Cieli sussurrai. Lavorando pi in fretta, passai all'altro polso di Lady Sarnai, poi alle caviglie... finch non fu libera.
Udii dei passi rimbombare al piano di sopra. Anche le guardie si stavano svegliando.
Riscossi Sarnai finch non si mosse, respirando a fatica. Lev di scatto la schiena in preda a un panico delirante, gettando via l'abito della luna e allontanando con una manata la fiala che era ancora accanto a me. Pensava che fossi l per avvelenarla.
Ssh cercai di calmarla. Sono qui per...
Sarnai afferr le mie forbici e mi premette le lame contro il collo. Il metallo inizi a cantarmi violentemente nelle orecchie.
Aveva intenzione di tagliarmi la gola, ma il polso le trem, mentre il viso si contorceva in un'espressione smarrita nel vedere che cosa le era capitato. Le fiammeggianti chiazze bluastre sulla sua pelle, i segni lasciati dall'abito delle stelle, erano sparite. Al loro posto c'erano cicatrici di un bianco argenteo, simili a pennellate che le rigavano il viso e il corpo. Le lacrime della luna.
Quando le lame le tremarono nella mano, le presi con delicatezza.
Perch? sussurr.
Mi ci volle un momento per capire che mi stava domandando perch avessi rischiato la vita per aiutarla. Mi ero fatta anch'io la stessa domanda. Lei non mi piaceva. E senza dubbio provava lo stesso nei miei confronti.
Infilai di nuovo le forbici nella cintura. Mi sembrava di avere la lingua di piombo e mi si secc la bocca. Non sapevo che cosa dirle.
Prima di partire, Edan mi aveva definita la speranza di A'landi, ma si sbagliava. Non potevo essere io la speranza di A'landi, dal momento che mi stavo trasformando in un demone. Ma Lady Sarnai, figlia dello shansen e sposa dell'imperatore, avrebbe potuto unire il Nord e il Sud. Era una principessa e una guerriera per diritto di nascita.
Perch voi siete la speranza di A'landi risposi in tono pacato.
Si inumid le labbra, ancora screpolate e riarse. Khanujin vi punir per questo.
Non ho paura.
Lady Sarnai inarc un sopracciglio come se non mi credesse. Ma non aggiunse altro.
Dobbiamo andare ora la esortai. Le guardie si stanno svegliando.
Quante sono?
Pragmatica come sempre, la figlia dello shansen.
Almeno tre nelle segrete. Quattro all'ingresso. E altre all'esterno.
Lady Sarnai non batt ciglio. Le forze le stavano tornando.
Senza nemmeno una parola di ringraziamento, si alz e sgattaiol fuori dalla cella. Alcuni istanti dopo udii una guardia esclamare: Voi....
Rumore di ossa rotte e di spade che sbattevano contro le porte di ferro e i muri di pietra. Corpi che cadevano.
Feci una smorfia, pentendomi di non averle chiesto di lasciare in vita gli uomini.
Una volta eliminata la minaccia delle guardie, Lady Sarnai torn. Io l'avevo preceduta: avevo gi aperto la porta della cella di Lord Xina.
La donna si pass il braccio di Lord Xina sulle spalle e lo sollev. Il corpo dell'uomo era un intrico di tagli e lividi, con il pus che sgorgava dalle ferite, ma quando la vide i suoi occhi neri come il carbone ripresero vita, e toss.
Lady Sarnai allora rilass la fronte, l'unico segno di sollievo che mostr. Puoi camminare, Xina?
Aveva un'aria emaciata e il viso ampio era pi lungo di quanto ricordassi. Tuttavia strinse i denti, si alz e annu seccamente.
Il sangue gli colava dalla bocca, gonfia e priva di diversi denti. Era troppo debole per parlare, ma era chiaro che la mia presenza lo infastidiva... Eppure non sembrava minimamente turbato dall'aspetto mutato di Sarnai. Per quanto fugace, in quel momento si guadagn il mio rispetto.
Allora sbrighiamoci tagli corto Lady Sarnai. Dobbiamo arrivare al fiume prima del tramonto.
Il fiume? le feci eco. Il fiume Leyang si trovava a sud del Palazzo d'Autunno. Non dovreste dirigervi a nord, verso vostro padre?
Mio padre? domand Lady Sarnai, voltandosi di scatto verso di me.
Non avete intenzione di combattere contro di lui... e contro il suo demone?
La donna mi fiss, socchiudendo gli occhi scuri e facendomi sentire cos ingenua, cos stupida. Cosa pensate che potrei fare contro di loro? Oh, s, pensate che io sia la speranza di A'landi.
Si lasci sfuggire una risata secca. Non ho fatto altro che versare sangue per questo Paese. La sua pace e la sua salvezza non significano nulla per me. Non pi.
Ma...
Mio padre non si fermer finch non si sar assicurato il trono sbott. Lui e il suo demone faranno a pezzi questo Paese, se saranno costretti. Ho intenzione di andarmene prima che accada. Sollev una spada che aveva preso a una delle guardie sconfitte. Se avete un po' di giudizio, ve ne andrete anche voi.
Per la prima volta notai che, a differenza della maggior parte delle altre dame, aveva le unghie tagliate corte e squadrate, le nocche ruvide e pi calli sulle dita di quanti ne avessi io. Erano le mani di un'arciera.
Le mani di una sopravvissuta.
Non c' speranza per A'landi concluse. Considerate questo consiglio come un modo per ripagarvi, sarta. E mi auguro di non incontrarvi mai pi.
Detto ci, lei e Lord Xina corsero via, lasciandomi l con il cuore pesante.
Se Lady Sarnai non avesse salvato A'landi, allora la guerra fra l'imperatore e lo shansen sarebbe stata inevitabile. Migliaia di persone sarebbero morte, giovani soldati coraggiosi come i miei fratelli Finlei e Sendo, e innumerevoli altre vite innocenti sarebbero andate perdute. La frattura nel mio Paese, che avevo tentato di ricomporre sacrificando cos tanto, non si sarebbe mai sanata.
Codarda! le gridai, anche se sapevo che non poteva pi sentirmi.
Serrai i pugni, odiando me stessa per aver creduto in Lady Sarnai e per aver sperato che potesse fare ci che io non potevo: portare la pace ad A'landi.
Mi ero sbagliata.
. . . .
Le uniche guardie che incrociai sulla mia strada fuori dalle segrete erano morte, una scia di sangue che Lord Xina e Lady Sarnai si erano lasciati alle spalle durante la fuga.
Una volta all'esterno, frugai nella bisaccia, cercando il mio tappeto fra le sue pieghe senza fine. Lo tirai fuori e iniziai a srotolarlo, quando...
Alt!
Mi voltai, dispiegando il tappeto proprio mentre un colpo di lancia mi raggiunse dietro la testa.
Le ginocchia si piegarono.
Un altro colpo. Stavolta pi forte.
Il tappeto mi scivol dalle dita. Mi accasciai al suolo e una marea oscura spazz via i contorni del mondo circostante.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Dieci giorni dopo il disastroso banchetto di nozze lo shansen torn, con un'armata di mille uomini. I loro passi facevano tremare la collina e il fumo dei cannoni striava il cielo di grigio. Intuendo che la terra avrebbe sanguinato ancora una volta a causa della guerra, i cieli iniziarono a versare lacrime.
La pioggia scendeva cadendo prima in aghi sottili, poi a scrosci. I tuoni squassavano il cielo, cos forte da inghiottire i rumori dei soldati dell'imperatore.
Premetti l'orecchio contro una finestra sbarrata con assi di legno.
Niente.
Avevo atteso per tutto il giorno che le guardie venissero a prelevarmi. Ogni mattina, da quando ero stata catturata, due degli scagnozzi pi forti di Sua Maest mi trascinavano nella Sala del Rammendo Deferente. Mi costringevano a fare colazione sotto lo sguardo di trenta sarte con gli stomaci che borbottavano e le gole asciutte perch, al contrario, a loro erano negati persino t e acqua. Non potevano mangiare n bere finch non avessero portato a termine il loro lavoro.
Poi arrivava la parte peggiore. Dopo la mia colazione, le sarte venivano picchiate.
Le ragazze si rannicchiavano dietro le postazioni. Alcune piagnucolavano: Vi prego, mastro Tamarin. Aiutatemi.
Le loro suppliche mi straziavano, ma dominavo ogni muscolo del volto affinch rimanesse immobile come la pietra. Il primo giorno avevo cercato di fermare le guardie, ma in risposta al mio gesto loro avevano preso le mani di una delle sarte e le avevano spezzato le dita. Ora sapevo che una buona parola da parte mia non avrebbe fatto altro che peggiorare le cose. Non c'era nulla che potessi fare per aiutarle.
Khanujin stava punendo loro per ferire me. Ognuna delle ragazze mi ricordava me: una sarta di talento arrivata in quel luogo per provvedere a qualcuno che amava: i genitori, i figli, il proprio villaggio. Se fossi riuscita a mantenere la posizione di sarto imperiale, quelle donne sarebbero state sotto la mia supervisione. Avrei avuto modo di conoscere ognuna di loro come una sorella, una madre, una nonna.
Ma questo ormai non sarebbe pi accaduto.
Ogni cinque frustate, una delle guardie mi gridava: Dove sono andati Lady Sarnai e Lord Xina?.
Tutto ci che potevo fare era ripetere la verit: Non lo so.
Cos le sferzate continuavano. Dieci al giorno per ogni sarta. Mi costringevo ad affrontare il risentimento cocente nei loro sguardi, l'ingiustizia che fossero punite a causa della mia disubbidienza.
Se non fosse stato per la maledizione di Bandur, il mio cuore si sarebbe spezzato. Mi spaventava vedere quanto fredda fossi diventata.
Nessuno sollev mai un dito contro di me. Neppure Khanujin in persona.
Se non fosse stato per le vesti imperiali e la corona d'oro, non avrei riconosciuto in lui il mio imperatore. Si era rattrappito cos tanto che gli abiti lo inghiottivano. Il mantello esterno era raccolto e ripiegato su se stesso fino a nascondere i draghi che vi erano ricamati e lo strascico della casacca lo seguiva come una pozza liquida. Le maniche sfioravano il pavimento, con un tale eccesso di stoffa che era costretto a tenere le braccia sollevate in modo che nessuno se ne accorgesse.
Ma io lo notavo eccome.
La sua sagoma si era rimpicciolita fino ad assomigliare a quella di un bambino, il viso era invecchiato come quello di un uomo che aveva il doppio dei suoi anni. I capelli, un tempo folti e lucenti, ora erano sottili come la carta e le labbra erano rivolte verso il basso, contorte in una smorfia crudele.
Dovrei farvi uccidere per quanto avete fatto. Erano parole pacate, ma cariche di acrimonia.
Non mi inginocchiai a lui. In quel momento decisi che non l'avrei pi fatto. Che importanza aveva se avevo liberato Lady Sarnai e il suo amante? Senza di me, l'imperatore sarebbe morto.
Incrociai il suo sguardo gelido. Allora uccidetemi. Facciamola finita.
Avvamp di rabbia, con il volto color porpora, e mi diede uno schiaffo.
La testa mi scatt all'indietro, pi per lo stupore che per la potenza del colpo. Mi ricomposi in fretta e tornai a posare lo sguardo sull'imperatore.
Il mio gesto lo fece infuriare e capii che stava per picchiarmi di nuovo.
Voi avete paura lo sfidai. I vostri ministri hanno notato il cambiamento in voi e i vostri nemici a corte, quelli che un tempo vi temevano, ora tramano contro di voi. Sapete che il trono  in pericolo. Perfino se lo shansen non costituisse una minaccia, qualcuno dall'interno potrebbe rovesciarvi. Tradirvi.
Dite un'altra parola e vi far tagliare la lingua.
Non lo farete lo provocai. Avete bisogno di me. Non potete governare su A'landi se assomigliate a...
A questo? sbrait Khanujin, indicandosi il viso e assumendo un'espressione grottesca. Lo shansen porta la sua armata ai miei cancelli. Siamo in guerra e io governer a prescindere dal mio aspetto.
La sua voce trasudava disperazione. Nonostante la spavalderia, sapeva che A'landi non lo avrebbe seguito in quello stato. Non ora che assomigliava pi a un ragazzino spietato che al sovrano benevolo che tutti avevano venerato perch convinti con l'inganno. Io stessa ci ero quasi cascata. Forse a una parte di lui importava davvero del nostro Paese.
Non vincerete contro di lui. Non senza il mio aiuto. Io posso ripristinare l'incantesimo di Edan. Io posso rendervi ci che eravate un tempo. Mi fermai non appena ebbi pronunciato quelle parole. Da dove erano uscite? Non sapevo affatto come ripristinare l'incantesimo dell'imperatore. Eppure non ero riuscita a trattenermi. Avevo parlato come se fossi posseduta.
Tu puoi, Sentur'na. Ti aiuteremo noi.
Serrai la mandibola, desiderando che le voci sparissero. Lo sforzo mi cost la calma. Gli occhi fiammeggiarono e il loro bagliore scarlatto mi color la vista. Khanujin di colpo trattenne il fiato; era evidente che il mio aspetto lo turbava.
Che cosa siete?
Gli abiti mi danno potere. Solo a me.
Mi rifiutai di dire altro.
Voi non siete uno stregone disse fissandomi. Voi siete... un...
Demone? Sollevai il ciondolo, aprendo appena la fessura sulla noce in modo che brillasse del potere del sole, della luna e delle stelle.
Era davvero l'amuleto di un demone? Non riuscivo ancora a credere che lo fosse. Il suo potere sembrava gravare ogni giorno di pi su di me, che non lottavo contro l'oscurit che avevo dentro ma non la abbracciavo neppure. Non ancora.
Sono in grado di sfruttare il potere di Amana dissi, sebbene le parole mi rimanessero bloccate in gola come se fossero una mezza verit. La sua magia  perfino superiore a quella di Edan. In quale altro modo pensate che abbia sconfitto lo shansen?
Voi siete la ragione per cui il matrimonio  andato a rotoli ringhi Khanujin, ma non mi rivolse altre minacce. Dal modo in cui il ciondolo aveva attirato il suo sguardo, era chiaro che l'avevo tentato.
Mi credeva.
Abbandonate la ricerca del Lord stregone aggiunsi infine, approfittando del silenzio. Il suo voto verso di voi  infranto e lui ormai non ha pi potere. In cambio, vi aiuter io.
Mi rivolse uno sguardo cos fulminante che avrebbe fatto cadere in ginocchio e tremare di paura ognuno dei suoi ministri.
Infine disse: Se avrete successo, considerer di essere clemente verso la vostra famiglia. Ma non verso il Lord stregone.
Mi servir la bisaccia che mi hanno preso i vostri uomini ribattei, incalzandolo. Per l'incantesimo mi occorrer tutto il suo contenuto. E mi servir abbastanza stoffa per confezionare delle nuove vesti.
Un mantello decise allora. Incanterete un mantello per me. Che sia pronto per l'alba. In caso contrario, far uccidere una sarta per ogni ora in pi che impiegherete.
Le porte si richiusero alle sue spalle con un tonfo. Alcuni minuti pi tardi una guardia piomb nella stanza e lanci la bisaccia ai miei piedi.
Quando guardai al suo interno tutto ci che intravidi furono le forbici e l'album da disegno. Fui presa dal panico, finch non rigirai a rovescio la morbida pelle della sacca. Il pugnale di meteorite ruzzol fuori, insieme al tappeto, allo specchio e al flauto di Edan.
Mi strinsi la bisaccia al petto, con un sospiro di sollievo.
Avevo appena finito di rimettere tutto a posto quando arriv una delle sarte pi anziane. Aveva la schiena curva come se l'avessero frustata di recente e non si azzardava a guardarmi in faccia.
Fra le braccia stringeva un mucchietto di materiali e filati con cui avrei dovuto confezionare l'indumento per Sua Maest.
Mi dispiace avrei voluto dire prima che se ne andasse, ma le parole non riuscirono a lasciare le mie labbra.
Lavorai per tutto il pomeriggio, modellando un mantello con il cappuccio intarsiato d'oro, poi ricamai un drago sulla parte posteriore dell'indumento.
Ma come avrei fatto per riportare l'imperatore alla gloria di un tempo? Non mi era rimasta pi alcuna magia dal mio viaggio - niente pi lacrime della luna, niente pi risata del sole - da intessere nell'indumento.
Neppure le forbici avevano intenzione di evocare la magia per conto dell'imperatore.
Amana, aiutami sussurrai, pregando ancora e ancora.
La dea non prese in considerazione la mia supplica. La difficolt di dover cucire un mantello incantato per l'imperatore non era degna delle attenzioni della dea madre. Il ciondolo che avevo intorno al collo rimase immobile, gli abiti in silenzio.
Nemmeno le forbici ronzavano. Che cosa avrei potuto fare?
Sai benissimo quale magia ti fornir il potere che ti serve per far splendere di nuovo Khanujin.
Alzai la testa di scatto. Afferrai il pugnale di meteorite, brandendolo contro le ombre che strisciavano sul pavimento. Mi aspettavo quasi di vedere materializzarsi Bandur, la cui risata riecheggiava contro le pareti.
Ma non c'era nessuno. Nessuno a parte il demone dentro di me.
Le dita si strinsero intorno all'elsa della daga.
Jinn sussurrai. Le venature della lama di meteorite presero vita. Come era gi accaduto, anche stavolta il contatto con l'estremit di pietra mi punse. Ma questa volta la lama era calda invece che fredda. Questa volta i polpastrelli fremettero per il dolore... come se fossero stati punti da minuscole spine.
Esaminai l'arma a doppio taglio, strofinando la met in ferro per poi toccare la parte in meteorite e posare le dita di piatto contro la pietra.
Non usare l'amuleto mi aveva avvertito Edan. Pi ti affidi alla sua magia, pi sar difficile per te resistere alla trasformazione in demone.
Se non l'avessi fatto, per, lo shansen avrebbe vinto. A'landi sarebbe stato perduto.
Se Lady Sarnai fosse rimasta, le cose sarebbero state diverse. Ma restavo solo io a occuparmi della situazione. Dovevo combattere lo shansen da sola.
Devo proteggere A'landi mormorai fra me e me.
Il ciondolo mi vibr contro il petto, la sua luce si contorse e riboll come se i figli di Amana al suo interno - il sole, la luna e le stelle - avessero percepito che stavo cercando di evocare un demone.
Mi sfilai il ciondolo dal collo e lo posai a terra. Il mio corpo fu scosso da un improvviso sussulto e il battito acceler nell'attimo in cui la forza di Amana mi lasci.
Strinsi la mano intorno al filo della lama e sussurrai: Edan, perdonami.
Un lampo di dolore cocente mi tolse il fiato. Aprii la mano lentamente, osservando la sottile linea di sangue che si incurvava lungo il palmo. Era di un colore brillante a contrasto con la pelle ma, via via che sgorgava dalla ferita e si infiltrava fra le linee della mano e vi si depositava, diventava sempre pi scuro, come inchiostro nero.
Sangue di demone.
Sconvolta, per sbaglio richiusi la mano intorno al pugnale. Stavolta il dolore fu pi forte e mi morsi il labbro per non urlare.
In preda alla rabbia, gettai il pugnale da un lato, con il sangue scuro e cupo che mi stillava dalla mano.
Ecco fatto mi incalz il demone. Non combattere contro questa sensazione. Sfruttala.
Sollevai il pugno sul mantello dell'imperatore e lo strinsi forte. Alcune gocce bastarono per inondare la seta del pi nero dei neri, il colore di una notte di velluto. Il sangue di demone scintill nelle venature dell'indumento, infondendo alle fibre una magia proibita che speravo potesse essere abbastanza forte da salvare A'landi.
Ritrassi la mano, avvolgendo il taglio in uno scampolo di stoffa.
Pregai di non essermi spinta troppo oltre, borbottando ad alta voce: Sono ancora io. Sono ancora Maia.
Non hai ancora finito mi pungol il demone. Sigilla l'oscurit all'interno del mantello.
Con le dita tremanti, sfiorai il mantello dell'imperatore Khanujin con il ciondolo. La luce proveniente dalla noce, che ancora si contorceva, rimbalz sulle pareti di pietra intorno a me non appena iniziai a convogliarla su una macchia di sangue che gi stava penetrando pi a fondo nel tessuto, una macchia che non avrebbe pi smesso di espandersi.
I due gusci di noce del ciondolo furono avvolti da ombre e il vetro si spezz al centro, tingendosi interamente di nero. L'oscurit indugi per un interminabile secondo prima di svanire, e il ciondolo torn a essere quello di prima.
Dentro di me le voci di Lapzur sussurravano trionfanti: Sentur'na, Sentur'na... la nostra guardiana.
Stai venendo a casa.
Finalmente.
...
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...
CAPITOLO 11.
...
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...
Al calare della notte la terra smise di tremare. I cieli cessarono di versare lacrime e il dio del cielo tinse le sue tele del blu violaceo di un iris appena sbocciato. Ma sotto le pennellate del crepuscolo l'odore acre del fuoco dei cannoni appesantiva l'aria e il clangore delle spade si spargeva nel vento.
Dopo il tramonto l'esercito dello shansen fece breccia nelle mura della citt e inizi la sua marcia su per la collina, verso il Palazzo d'Autunno. Al mattino la guerra sarebbe arrivata ai cancelli della dimora.
Fu durante questo inquietante intervallo, appena prima dell'alba, che l'imperatore mi convoc al suo consiglio di guerra. Voleva il suo mantello.
Qualcosa mi diceva che avrei potuto non fare pi ritorno alla mia stanza, cos portai con me la bisaccia, a tracolla su una spalla. Avevo mosso appena dieci passi all'interno della sala imperiale delle udienze quando un ministro mi strapp il mantello dalle braccia per consegnarlo all'imperatore.
Khanujin lo sollev per esaminarlo. Il lembo inferiore scendeva lungo gli ampi gradini coperti da un tappeto che conducevano al trono. La seta del mantello, di un morbido color calendula, brill nella luce del sole nascente e il fitto filato del dragone che avevo ricamato contrastava vividamente con il broccato nero inserito nella stoffa... e intinto nella magia del mio demone.
 pronto? mi chiese. Un accenno di diffidenza trapelava dalla sua domanda.
S.
Con un grugnito di soddisfazione, Khanujin si alz e lo indoss. Quasi all'istante, le spalle avvizzite divennero squadrate, mentre le guance scavate e la sagoma smunta si allargavano finch l'uomo non troneggi alto e possente sopra di me e i suoi capelli corvini, nascosti sotto il cappuccio, non tornarono a splendere.
Una trasformazione miracolosa. Tutti i ministri trattennero il fiato e si inginocchiarono. Un accenno di sorriso incresp le labbra di Khanujin. Lo stesso sorriso che un tempo mi aveva ammaliata - e che mi aveva spinta a venerarlo come il pi magnificente dei sovrani di tutti i regni - adesso mi provocava soltanto disprezzo.
Ora siamo pronti per la battaglia disse, brandendo la spada. Reclamiamo la vittoria sullo shansen.
I ministri iniziarono a adorarlo, rendendo lode ad Amana. Persino il ministro della Guerra, che solo qualche attimo prima era apparso stanco e ansioso, dichiar che la battaglia era gi vinta.
Mastro Tamarin, voi verrete con noi.
Alzai la testa di scatto, mentre le orecchie mi ronzavano per lo stupore. All'esterno i lampi balenavano nel cielo e la pioggia aveva ripreso a cadere, picchiettando contro le tegole del tetto.
La nostra armata  in posizione. In sella, adesso.
Non mi opposi quando i soldati mi gettarono sopra la tunica un'armatura adatta a qualcuno che poteva essere il doppio di me e mi caricarono su un cavallo.
Anche Khanujin indossava l'armatura, e portava il mantello che avevo cucito per lui drappeggiato sulle spalle. Soldati e servitori lo salutarono mentre passava, nonostante i cancelli rintronassero sotto i colpi degli uomini dello shansen che premevano per entrare.
Figlio del Cielo, guidaci alla vittoria! gridavano. La pioggia batteva sulle loro tempie e rigava loro le guance. Khagan dei Re, distruggi il traditore!
Gli stendardi rossi sventolavano al vento, con i dragoni ricamati che volavano in mezzo alle truppe. Il mio cavallo si muoveva cos in fretta per restare al passo con gli altri che a malapena notai che ci stavamo dirigendo verso il cancello, nel cuore della battaglia.
Quando udii i primi colpi di cannone li scambiai per tuoni. Ma i tuoni non scagliavano in aria pietre e tegole come fuochi d'artificio, n facevano esplodere gli alberi in lucenti pennacchi di fumo nero e ambrato. A ogni scoppio che si susseguiva il mio cuore sobbalzava.
La mia vista da demone ebbe un guizzo, facendomi bruciare gli occhi mentre scrutavo oltre il Palazzo d'Autunno verso la vallata alle sue spalle. Una tavola di legno, l'insegna di quella che un tempo era la bottega di uno speziale, sbatteva penzolando da un tetto in rovina. L'intera citt era stata distrutta. La cenere cadeva dal cielo e i cadaveri - per lo pi civili che avevano ancora la fronte contratta per la paura - costellavano le strade.
Sentii una stretta al cuore. Dunque questa era la guerra: questo era il motivo per cui Keton si svegliava nel bel mezzo della notte, gridando e singhiozzando, dopo il suo ritorno a casa. Il dolore che avevo nel cuore, e che si era attenuato da quando Bandur mi aveva reclamata, divamp soltanto per un secondo. E con esso torn ad ardere anche la vecchia Maia.
Dentro di me balen una scintilla d'odio.
Fuori dalle mura del palazzo sventolava lo stendardo dello shansen, con la tigre dalla pelliccia bianca come la neve che sfavillava stagliandosi contro la seta verde giada. Con un brivido, pensai al modo in cui il signore della guerra si era trasformato, la sera del banchetto. A come il suo amuleto da demone aveva iniziato ad ardere senza fiamme emettendo volute di fumo che avevano preso la forma di una tigre, per poi inghiottirlo.
Non era fumo. Era lei.
Gyiu'rak.
Le frecce scoccate dai bastioni del palazzo si inarcavano sopra di me in una linea nitida, cos in alto da sembrare puntini, e uno stormo di uccelli vol via all'avvicinarsi dell'esercito dello shansen.
Il signore della guerra e i suoi uomini sollevarono gli scudi e caricarono attraverso la gragnola di frecce. Caddero uomini in entrambi gli schieramenti e altre frecce solcarono il cielo. Poi i cancelli si aprirono con fragore e le legioni guidate dall'imperatore si riversarono all'esterno.
I soldati dell'imperatore si scagliarono contro il nemico e io sentivo i cavalli digrignare i denti quando galoppavano al mio fianco. Dimenticata, rimasi fra le ombre dei cancelli a osservare lo shansen e i suoi figli abbattere a colpi di spada ogni uomo che osasse mettersi sulla loro strada, e Khanujin che brillava nella luce dell'incantesimo scaturito dal mantello, mentre esortava gli uomini a combattere e a morire per lui.
Ma non furono n l'imperatore n lo shansen ad attirare la mia attenzione: fra i ranghi del signore della guerra c'era una donna che non avevo mai visto prima, era in sella a un destriero dal manto color avorio.
Un sorriso aggraziato le incurvava le labbra mentre cavalcava serena verso la battaglia. Persino in sella al cavallo appariva pi alta del normale, con gli arti muscolosi e nudi e il mantello che le svolazzava dietro le spalle. Lunghi capelli bianchi striati di nero sulle tempie le fiammeggiavano dietro la schiena, increspati di riflessi come l'armatura iridescente che indossava sui polsi e sul busto. Come l'imperatore Khanujin, era bellissima e atipica, cos ammaliante che alcuni dei soldati si fermavano a fissarla. La bile mi risal in gola quando vidi gli artigli lucenti che stringevano le redini del cavallo, i denti affilati dietro il sorriso - che appariva sempre pi selvaggio che sereno via via che si avvicinava - e i suoi occhi.
Cerchiati dell'oro lucente dell'ambra e del miele, e rossi come sangue al centro.
Gli occhi di un demone.
Gyiu'rak sussurrai. Quella era la sua forma umana.
Con una rapidit sovrannaturale colp a morte tre dei soldati dell'imperatore. I corpi caddero intorno a lei mentre sfrecciava tra spade e lance, troppo veloce perch una mano umana potesse toccarla, con artigli tanto affilati da tagliare la carne... e le ossa.
Avevo visto che cosa aveva fatto Gyiu'rak ai soldati di Khanujin l'ultima volta che l'avevo incontrata. Non aveva importanza che fosse in forma di tigre o di donna; a un demone bastava un semplice tocco per uccidere.
Khanujin non aveva speranza di vincere quella battaglia.
Spronai il cavallo in avanti. Al mio comando, i suoi zoccoli strepitarono in direzione dell'imperatore.
Non potete vincere! gli urlai. Dovete ritirarvi.
Khanujin mi allontan, facendo schioccare nell'aria le maniche, e due guardie mi affiancarono, in modo che non potessi seguirlo.
Il fuoco dei cannoni soffoc le mie grida, ma poi udii il ruggito assordante di Gyiu'rak e il rumore dei suoi artigli che sferzavano il vento mentre si scagliava contro l'imperatore.
Sentii ribollire dentro di me tutto il violento potenziale della mia forza. Tu puoi salvarlo.
Mi restava solo un secondo per decidere. Avevo gi infranto la promessa a Edan, dunque perch non dare retta alla voce? Perch non arrendermi a lei?
Se non fai nulla, l'imperatore morir.
Mi abbassai fra le due guardie di Khanujin e afferrai l'imperatore per lo scudo, disarcionandolo.
Allora, invece di colpire lui, il demone si schiant contro di me, con un impatto cos brutale che caddi dalla sella, atterrando con violenza sulla schiena.
Il cavallo si accasci a terra, senza vita. Gyiu'rak gli estrasse gli artigli dal fianco e scatt in piedi, pronta a lanciarsi di nuovo sull'imperatore.
Correte! gridai a Khanujin.
Prima che Gyiu'rak potesse balzargli addosso, le afferrai l'orlo del mantello e la strattonai per trattenerla. Si volt, avventandosi contro di me con gli artigli da tigre.
Io ero solo una sarta, non avevo alcun addestramento militare. Nonostante mi muovessi come in una danza per evitare l'attacco, sentii la sferzata delle sue dita mordermi la carne.
Se fossi stata umana il suo tocco mi avrebbe uccisa. Invece, sulla gamba non c'era alcuna ferita. Neppure uno sfregio.
Le pupille scarlatte di Gyiu'rak si contrassero. Impossibile.
Dimenticando l'imperatore, inizi a girarmi intorno ignorando la battaglia che infuriava nei paraggi. I suoi movimenti erano lenti e languidi, volti a farmi sentire come una preda.
Sapevamo entrambe che non potevo scappare. Era pi veloce di me e molto pi forte.
Estrassi il pugnale, nascosto nella cintura da sarta dietro la schiena.
Gyiu'rak mi afferr il braccio. Tu gracchi, riconoscendo nell'arma la stessa che avevo brandito contro lo shansen al Palazzo d'Autunno. Il demone mi squadr, sempre pi cupa in volto via via che comprendeva la situazione.
Tu non appartieni a questo posto mi sussurr all'orecchio. Poi sibil: Sorella.
Un brivido mi corse lungo la spina dorsale. Gridai: Jinn! e sguainai la lama, poi conficcai il meteorite lucente nel petto del demone. La bocca di Gyiu'rak si contorse in un grido e i suoi capelli bianchi iniziarono a fluttuarmi intorno mentre la sua carne si gonfiava e bruciava. Spinsi la daga ancora pi a fondo, osservando gli occhi rossi del demone diventare scuri come tizzoni... finch finalmente non si dissolse in una nuvola di fumo.
La nuvola assunse la forma di una tigre mentre si levava sul campo di battaglia in cerca della sua dimora: l'amuleto dello shansen.
Non rimasi a guardarla a lungo. Il battito del mio cuore assomigliava a una marcia militare e la lama del pugnale continuava a cantarmi nella mano.
Intorno a me imperversava il dio della morte. Ormai non erano rimasti quasi pi soldati dell'imperatore. Se non avessi fatto qualcosa, sarebbe stato tutto perduto.
Allora mi feci strada nel cuore della battaglia, fino a raggiungere i bastioni dai quali i restanti arcieri di Khanujin facevano piovere freneticamente le loro frecce sullo shansen e sui suoi uomini.
Ma non importava quante frecce si conficcassero nella schiena del signore della guerra, lui non faceva che diventare pi forte. Presto sarebbe arrivato ai cancelli del Palazzo d'Autunno.
Permettici di aiutarti, Sentur'na. I fantasmi di Lapzur vinceranno questa battaglia per te.
Allettante. Molto allettante. Bastava una sola parola. Un pensiero.
No.
Attingere alla mia magia demoniaca avrebbe comportato conseguenze tragiche.
Afferrai il ciondolo. Il suo calore si irradiava fastidiosamente contro il mio petto, facendomi capire quanto fosse gelida la mia pelle.
Prima, quando avevo lavorato al mantello dell'imperatore, il ciondolo era rimasto in silenzio. Amana non era voluta venire in mio aiuto. Eppure adesso tremava, lievemente illuminato dalla luce del sole.
La risata del sole avrebbe sopraffatto l'esercito dello shansen e l'avrebbe costretto alla ritirata. Avrebbe vinto la battaglia per Khanujin.
Ma avrei davvero osato invocare Amana?
Il potere dei suoi abiti era con me, racchiuso all'interno del ciondolo. Prima, non avevo esitato. Ora ricordavo che cosa era accaduto quando avevo confezionato il mantello per Khanujin, il modo in cui l'oscurit si era riversata sul pendaglio, tingendolo per un attimo di nero come l'amuleto di un demone.
Gli abiti erano l'unico scudo che potevo usare contro il mio io demoniaco. Se avessi evocato la magia di Amana - se avessi sacrificato l'abito del sole per salvare l'imperatore - allora avrei rischiato di indebolire le mie difese.
L'unica alternativa  di gran lunga peggiore compresi tristemente. Confidavo in Amana pi di quanto confidassi in qualunque demone, persino in quello che albergava dentro di me.
Stringendo il ciondolo, liberai l'abito del sole: ne fuoriusc come sabbia lucente, con l'ampia sottana che mi sfolgorava sulle gambe e il corpetto che mi si stringeva intorno alla vita. Le mie vesti da sarta svanirono sotto il potere glorioso dell'abito e la forza del sole mi pervase, mettendo a tacere i sussurri provenienti da Lapzur che mi perseguitavano.
Le frecce incurvarono la loro corsa verso di me, ma l'abito del sole le inghiott tutte. Dalle cuciture del vestito si levarono fiamme che sfolgoravano ogni volta che qualcuno osava avvicinarsi troppo.
Il calore mi bruciava, eppure allo stesso tempo mi permeava di una forza incredibile; il potere era irresistibile. Ma proveniva dall'abito o dal sangue di demone che mi scorreva nelle vene? O, peggio ancora, da entrambi?
Ben presto avrei avuto una risposta.
Le ombre si radunarono presso l'orlo delle sottane, strisciando fra le pieghe del vestito. La risata del sole lott contro di loro, fiammeggiando ancora di pi, ma il mio demone era forte. Sapeva come giocare con le mie paure.
L'abito del sole non sar abbastanza sussurr con voce roca. Che cosa potr fare? Accecare l'armata dello shansen? Ti servir qualcosa di pi per salvare il tuo imperatore da Gyiu'rak, ma Amana non ascolter la tua supplica. Io sono qui. I fantasmi di Lapzur sono al tuo comando. Per il potere del sole, della luna e delle stelle, ci ubbidiranno. Decimeranno l'esercito dello shansen. Sconfiggeranno il suo demone.
Aveva ragione, avevo bisogno di lei. Ma a quale prezzo avrebbe vinto questa battaglia per me?
Nel profondo, lo sapevo gi. Il volto preoccupato di Edan riemerse nella mia memoria. E anche quelli di Baba e di Keton.
Il prezzo da pagare ero io: Maia.
Abbassai le braccia. No. Mi rifiutavo di distorcere i poteri di Amana.
Tirai il vestito, ma non voleva venire via. Le mie dita annaspavano alla ricerca delle forbici.
Tagliai e tagliai, ignorando il dolore che provavo per il fatto di dover ridurre in brandelli la meravigliosa creazione a cui avevo lavorato per cos tanti mesi.
Ma avevo creato una forza dotata di vita propria e, mentre scivolavo fuori dal vestito, le cuciture danneggiate cominciarono a ricomporsi.
Non avevo bisogno che Amana mi aiutasse. Avevo con me la risata del sole, le lacrime della luna e il sangue delle stelle: tre pezzi di magia antichi quanto il mondo. Solo che non avevo capito come usarli... fino a quel momento.
Ancora una volta attivai il pugnale e, mordendomi il labbro per tenere a bada il dolore lancinante, con un taglio netto e preciso pugnalai l'abito del sole nel corpetto ardente, abbassando la lama gi, gi, fino all'orlo della gonna, fino a strapparla in due. Poi lanciai l'abito, il primo dell'eredit di Amana, nel cielo.
Che la risata del sole aiuti la mia gente pregai, osservandolo mentre bruciava, sempre pi sfolgorante. Che il potere di Amana la salvi e porti speranza per un altro giorno.
In un'unica esplosione di luce, la veste si disintegr fra le nuvole e non ne rest pi traccia.
L'oscurit scese sul Palazzo d'Autunno, facendo tacere le frecce, le spade e le lance. Mentre le armi bruciavano fino a diventare cenere, lo shansen gridava al suo esercito di ritirarsi.
Il ciondolo mi sussult contro il petto, provocandomi un'ondata di straziante dolore che mi separava la mente dal cuore e il cuore dal corpo. Da qualche parte nel profondo della coscienza o nelle stanze pi recondite dell'anima, vidi i miei occhi color del sangue che mi fulminavano, avvolti da una furia di fumo.
Allora gridai.
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PARTE SECONDA.
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LE LACRIME DELLA LUNA.
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CAPITOLO 12.
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La brina gelata mi incrostava le ciglia e quando tentai di aprire gli occhi alcune scaglie ghiacciate si sfaldarono.
Non sono morta.
Il mio cuore balbettava, ma batteva ancora.
E non sono un demone.
I pensieri erano i miei. Ero ancora Maia.
Mi misi a sedere, sollevata nel riconoscere le mie mani e le braccia, i capelli neri e aggrovigliati che mi sfioravano le guance.
Eppure mi sentivo diversa. Mi faceva male tutto, una sorta di dolore sordo, lo strascico di quel supplizio che mi aveva quasi uccisa quando avevo distrutto l'abito del sole. E la testa...
Sentur'na... un coro di voci mi chiamava.
Il cuore ebbe un sussulto, nel tentativo di respingere il richiamo. No, non sono Sentur'na. Non sono un demone.
Sentur'na.
Le voci aumentarono di volume, facendosi pi forti e nutrendosi avidamente del vuoto dentro di me.
Intorno alla vita avevo una spessa fasciatura; odorava di fresco, con un lieve sentore di zenzero. Mentre scioglievo la benda mi sfiorai l'addome con i polpastrelli e trasalii.
Avevo la pelle squamata da lividi bianchi e dorati, cos luminosi e iridescenti che sarebbero quasi sembrati graziosi, se non fosse stato per le chiazze di pus rinsecchito. L'abito del sole mi aveva ferita ma, a differenza di quanto accaduto a Lady Sarnai, il suo potere non poteva uccidermi. Stavo gi guarendo.
Toccai il ciondolo. La mezza noce che un tempo custodiva la risata del sole non splendeva pi d'oro quando la sfioravo, eppure il pendaglio mi gravava sul petto pi pesante di prima... nonostante ora al suo interno ci fossero solo due abiti.
Le lacrime della luna. E il sangue delle stelle.
Misi i piedi sul pavimento, sorpresa di trovare la nuda pietra invece del legno. Uccelli che non avevo mai sentito cantare cinguettavano al di l delle pareti. Dove mi trovavo?
Nell'aria gelida il respiro si trasformava in vapore. Inspirai. C'era un odore diverso in quel luogo. Un'ondata di nostalgia mi travolse quando udii l'inconfondibile ritmo delle onde che lambivano la costa. Ero vicino al mare.
Sbirciai fra le crepe di una finestra sigillata in maniera frettolosa. Tutto ci che riuscii a intravedere fu la luna piena appesa in cielo. L'ultima volta che l'avevo vista era solo un sottile spicchio crescente.
Secondo i miei calcoli avevo dormito per due settimane. Due settimane! Sospirai profondamente. Ogni giorno in cui restavo libera dalle grinfie di Bandur era una vittoria.
Maia?
Colta di sorpresa, mi voltai. Non avevo nemmeno sentito che Ammi era entrata, reggeva un vassoio di acqua allo zenzero e altre bende.
Sei sveglia! esclam. L'acqua sul vassoio trem.
Che  successo? domandai. Dove siamo?
Al Palazzo d'Inverno.
Il Palazzo d'Inverno. Avrei dovuto immaginarlo. Costruito su una scogliera a picco sull'oceano Cuiyan, era il palazzo dell'imperatore pi protetto dal punto di vista naturale, pi simile a una fortezza che a una reggia.
Perch non siamo andati al Palazzo di Primavera? L'esercito nella capitale  molto pi forte.
La mia amica abbass la voce, e capii che fuori dalla porta c'erano delle guardie. Sua Maest  ferito. Temevano che non sarebbe sopravvissuto al viaggio fino alla capitale.
Oh. Inspirai. Quanti sono stati i morti?
Il viso di Ammi si adombr. Le guance rotonde sembravano pi scavate e nuovi fantasmi le perseguitavano lo sguardo. Mi ricord Keton e ci che l'esperienza della guerra aveva fatto a mio fratello, un tempo un ragazzo spensierato.
Pi della met dell'esercito del Palazzo d'Autunno.
Met dell'esercito? ripetei, sbalordita. Il numero era di gran lunga superiore a quanto avessi immaginato. E lo shansen?
 sparito. La sua armata si  ritirata.
Una vittoria, dunque. Ma una magra vittoria, dato l'alto numero di vittime che avevamo patito.
Ancora intenta a rimuginare sulle perdite, d'un tratto mi accorsi che non avevo le mie forbici. Dove sono le mie cose? Avevo con me una bisaccia...
Ammi si frug sotto la gonna. Intendi questa?
Mi porse la sacca. Era tutta accartocciata su se stessa, con il cuoio ancora pi rovinato di prima.
Grazie ai Nove Cieli mormorai. Rovistai nella borsa, facendo l'inventario del contenuto. Il tappeto, ben arrotolato, lo specchio di Edan, il pugnale, le forbici. C'era tutto.
Ti ringrazio, Ammi. Spero che per te non sia stato troppo pericoloso conservarla.
No rispose. Dal giorno della battaglia  tutta una grande confusione. I cuochi ora sono guardie, le ancelle infermiere. Con un cenno della mano indic se stessa. Ho scambiato il turno con un'amica in modo da poterti vedere, ma non posso restare a lungo. Abbass la voce. Quando l'imperatore sapr che ti sei svegliata, raddoppier le guardie. Domani arrivano dei soldati dalla capitale per ristabilire l'ordine.
Domani.
Significava che mi ero svegliata appena in tempo. Presi le forbici e afferrai la tunica, infilandole al solito posto, nella cintura da sarta. Non potevo restare l. Ma dove dovrei andare: a Lapzur o a cercare Edan?
Ammi mi stava fissando. Quando ho guardato nella borsa, al suo interno non c'era nulla. Sei davvero un'incantatrice.
Non lo sono.
Ti hanno vista tutti lottare contro lo shansen. Ci hai salvati.
Esitai. Dovevo ad Ammi una spiegazione.
Possiedo un po' di magia confessai, ma non  come quella di uno stregone.  pericolosa. Ecco perch Khanujin mi tiene prigioniera. Ecco perch devo andarmene.
Ammi sbatt le palpebre, sorpresa dalla leggerezza con cui avevo chiamato l'imperatore per nome. Non avevo pi intenzione di riferirmi a lui come al mio sovrano.
Lascia che venga con te.
Scossi la testa. Non saresti al sicuro. E poi non so nemmeno dove sto andando.
Stai andando a cercare il Lord stregone.
Alzai la testa di scatto. Chi te l'ha detto?
Nessuno.  solo che... ha senso pensare che ti aiuterebbe.
Aspettami aveva detto Edan. Non andare a Lapzur.
Il senso di colpa mi formicol sottopelle. Avevo gi infranto una delle promesse fatte a Edan e ora stavo considerando la possibilit di infrangerne un'altra.
Dovrei tentare di trovarlo? Quando chiudevo gli occhi riuscivo a vederlo. Riuscivo a sentire che mi chiamava per nome. Eppure le linee squadrate del suo mento, la curva disegnata dal ponte del naso, la lieve cadenza nella voce quando mi chiamava xitara... Quei ricordi stavano iniziando a diventare sfocati.
Presto sarebbero svaniti.
Ammi mi scrut, aggrottando le sopracciglia scure. C' qualcosa che ti sta divorando, Maia, e non sono le ferite provocate dalla tua magia. Non dovresti andare da sola a cercare il Lord stregone. Io vengo con te.
Avrei voluto dire di no, ma esitai. Una parte di me sapeva che aveva ragione: chi avrebbe potuto dire in quale stato mi sarei trovata, di l a qualche giorno? Non sapevo nemmeno se avrei potuto fidarmi di me stessa. Sarebbe stato un bene avere un'amica con me. Inoltre sarebbe stata severamente punita se Khanujin avesse scoperto che mi aveva aiutata a scappare e a liberare Lady Sarnai.
Eppure mi chiedevo se sarebbe stata pi al sicuro con l'imperatore che con me.
No ribattei. Dovresti restare qui. Sar pericoloso.
Ammi incroci le braccia. Non  una richiesta. Dopo avermi mentito per mesi, non ti  concesso rifiutare. Non ti ho ancora perdonata, sai. Se non vuoi il mio aiuto, allora almeno portami via con te. Ho trascorso troppi anni a lavorare a palazzo... Voglio tornare a casa.
Non era forse ci che volevamo tutti? Tuttavia le sue parole toccarono un tasto dolente per me e, nonostante mi ferisse sapere che non mi aveva ancora perdonata, finii per annuire.
Devo andarmene stanotte la avvertii.
Come? Il Palazzo d'Inverno  interamente circondato da soldati.
Tirai fuori il tappeto dalla bisaccia e lo srotolai. Con questo.
Ammi trasal, sbalordita all'idea che fossi riuscita a farlo stare in una borsa cos piccola. La sua espressione, per, si fece scettica quando esamin il tappeto. Ormai era tutto logoro, pi simile a uno straccio che a un tappeto.
Fidati di me le dissi.
Ci servir del cibo osserv lentamente. E abiti caldi. Si sta facendo sempre pi freddo.
Tu pensa al cibo. Io mi occuper dei vestiti ribattei, brandendo le forbici.
Quando se ne fu andata per raggiungere le cucine, infilai le dita negli anelli delle forbici e separai le lame. La loro magia sbocci immediatamente; le forbici erano in grado di trasformare in seta il pi semplice dei cotoni e di far brillare il pi opaco dei materiali, ma non era a questo che sarebbero servite, quella sera. Ricavai dei guanti da una benda, e dalle mie lenzuola le forbici realizzarono dei semplici indumenti da contadini. Tutto ci che dovevo fare era sfiorare il pavimento di pietra con gli abiti e un'anonima sfumatura di grigio permeava la stoffa. Nel giro di pochi minuti i travestimenti furono pronti.
Di l a un'ora, avremmo lasciato il palazzo.
...
.
...
I venti non giocavano a nostro favore. Folate vigorose schiaffeggiavano il tappeto, la cui magia era diventata pi debole nel corso delle ultime settimane. Arrancava nel cielo, levandosi incerto per poi scendere senza preavviso quando le raffiche si facevano pi forti. Volare sul tappeto, per, era comunque pi sicuro che incamminarsi sulla Strada delle Spezie. Avevo la sensazione che, se avessi voluto, avrei potuto infondere nel tappeto un po' di magia demoniaca. Ma non mi azzardavo a farlo.
Per mia fortuna Ammi era troppo affascinata dal mondo sotto di noi e dai paesaggi che mutavano al nostro passaggio, per accorgersi del mio silenzio tormentato.
Andiamo cos veloci continuava a meravigliarsi. Si lasci sfuggire uno strillo quando il tappeto cal in picchiata con un'andatura traballante. Ci porter ai confini del mondo?
Abbozzai un sorriso. Ricordai quanto ero emozionata la prima volta che avevo sperimentato la magia di Edan.
Non cos lontano risposi. Mi hanno detto che viaggia dieci volte pi in fretta dello stallone pi veloce di Sua Maest. Forse tre volte adesso, dato il vento contrario.
Studiai la trapunta di paesaggi sotto di noi. Edan si trovava al Tempio di Nandun, nel cuore dei Monti Tura. A quanto ricordavo, i Monti Tura erano a sud del Palazzo d'Inverno. Nella stessa direzione delle Isole Dimenticate di Lapzur.
Ma ci porter abbastanza lontano mormorai. Dove l'imperatore e lo shansen non potranno trovarci.
Serrai le labbra. Non potevo dirle che ero condannata a diventare il demone guardiano di Lapzur, che il suo richiamo mi attirava con una forza di gran lunga superiore a quella dell'invito di Edan a raggiungerlo sui Monti Tura.
Ci dirigemmo a sud, accampandoci lontano dalla Strada, per lo pi nei boschi. Per il bene di Ammi avrei voluto che nelle stanze di Edan avessi trovato la tovaglia dei banchetti, quella che avevamo usato nel deserto di Halakmarat per evocare dal nulla un pasto da venti portate.
Campavamo di quanto aveva preso dalle cucine del palazzo e la nostra tenda non era altro che il tappeto appeso a un esile stecco di bamb. Quando si fece pi freddo dovemmo trovare riparo in un villaggio e pregare che i soldati di Sua Maest non ci riconoscessero.
Da quando mi ero risvegliata qualcosa era davvero cambiato. Anche quando i venti erano pungenti, non sentivo mai freddo. N percepivo il caldo quando badavo al fuoco. Ammi doveva ricordarmi di mangiare, altrimenti me ne dimenticavo. Delle bruciature provocate dal vestito era rimasto solo il ricordo del dolore, non il dolore vero e proprio. Tutto in me era intorpidito.
Se Ammi se n'era accorta, non mi domand mai che cosa mi stesse capitando, n mi chiese perch i miei occhi brillassero improvvisamente di rosso o perch, nonostante il gelo, non indossassi mai il mantello, o perch a volte, quando mi chiamava Maia o mastro Tamarin, mi ci volesse un attimo in pi per rispondere.
La notte le voci si facevano pi forti. Talvolta mormoravo fra me e me, quando Ammi dormiva, e mi dicevo di provare a soffocare il rumore. Mi raccontavo le storie con cui un tempo Sendo mi intratteneva o fingevo di scrivere una lettera a Baba e a Keton. A volte, quando la luna brillava in cielo, cercavo di disegnare sul mio quadernetto, ma non avevo portato con me n pennelli n inchiostro e usando bastoncini intinti nella terra riuscivo a disegnare solo fino a un certo punto.
Cari Baba e Keton mormorai fra me e me una notte. Dovete andarvene da A'landi. La guerra sta arrivando di nuovo e temo che non sarete al sicuro. Vi prego di non cercarmi. Sto andando molto lontano e non so se potr fare ritorno.
La vostra Maia conclusi, indugiando sul suono del mio nome.
Ammi si mosse al mio fianco. Puntellandosi con il gomito, si strofin gli occhi. Con chi stai parlando a quest'ora?
Con mio padre e mio fratello risposi imbarazzata. Scusa se ti ho svegliata.
Tuo padre e tuo fratello?
Sono lontani, nel Sud. A volte, quando mi mancano, fingo di scrivere loro una lettera. Voglio avvertirli che la guerra arriver di nuovo, ma, anche se avessi un pennello e dell'inchiostro, sarebbe troppo rischioso spedirla.
Ammi non rispose. Rimase cos immobile che pensai si fosse riaddormentata, finch alla fine disse, con delicatezza: Ho sentito dire che tuo padre  un sarto e tuo fratello  rimasto ferito in guerra.  per questo che hai mentito, non  vero? A me, a tutti quanti. Stavi cercando di proteggerli.
S. Mi morsi il labbro. Mi dispiace, Ammi. Mi dispiace davvero tanto.
Lo so. Suppongo che avrei fatto lo stesso per la mia famiglia.
La sua famiglia. Aveva detto di voler tornare a casa, ma non mi aveva mai raccontato dove fosse. Dove si trova?
Non c' nessuno che mi stia cercando rispose Ammi, ignorando la domanda. Potrei farlo io per te. Spedire la lettera, intendo. Non so scrivere. N leggere.
La maggior parte delle donne non era in grado di farlo. Ero fortunata che Baba mi avesse insegnato.
Ti insegner io mi offrii. Desiderosa di riaccendere ogni minima fiammella della nostra amicizia di un tempo, disegnai alcuni tratti sulla terra. Questo significa cielo.
Ammi cerc di copiare la scritta, ma dimentic un segno. Forse saprei fare di meglio se continuassimo di mattina disse, facendo una smorfia.  troppo buio per vedere.
Avevo notato che ogni volta che un'ombra si muoveva sopra la nostra tenda lei trasaliva. Dopo anni di vita a palazzo, non era abituata a una tale oscurit. Anche per me era stato lo stesso un tempo, ma ormai ben poche cose mi spaventavano. Quando io e Edan ci eravamo accampati nelle foreste mi ero abituata alla sinfonia di suoni, alla danza delle ombre che si inclinavano sotto la luna, al fatto che l'ignoto fosse sempre in agguato.
Dovresti tornare a dormire. Presto sar mattina.
E tu? domand Ammi. Hai riposato appena. Devi dormire. Da quando sei tornata dal tuo viaggio, non sei pi la stessa. Sembri... diversa.
Serrai le labbra, incapace di negarlo. Come sembro?
Pi magra rispose, e pi malinconica; o almeno cos pensavo all'inizio. Poi ho visto il modo in cui i tuoi occhi si accendono ogni volta che qualcuno parla del Lord stregone. Si avvolse il mantello sulle spalle. Sei triste perch se n' andato?
La gola mi si strinse per l'emozione. Come potevo dirle che se n'era andato a causa mia? Che avevo mentito a lui - a tutti - su quanto mi stava capitando?
Preferirei non parlare di lui.
Oh esclam Ammi, con aria risentita. Le mie scuse, mastro Tamarin...
Maia. E non  colpa tua.
Le lasciai credere che avessimo avuto una lite fra innamorati. Non mi importava che cosa pensasse. Finch non si trattava della verit, non aveva importanza.
Dormi le dissi. A me ci vuole un po' di tempo... in queste ultime notti.
Ammi fece l'esatto contrario e apr il risvolto della tenda. La luce della luna si rivers all'interno. Le vedi le stelle? chiese, avvicinandosi e puntando il dito in alto. Vedi le sette luci che arrivano fino al nord? Sono Shiori e i suoi sei fratelli.
Shiori? ripetei. Era una dea?
No, era una principessa di Kiata vissuta centinaia di anni fa.  solo una leggenda, ma nel mio distretto c' una statua che la raffigura, un dono da Kiata.  sempre stata una delle mie storie preferite. Ammi punt di nuovo il dito verso il cielo. Se guardi bene, le stelle che rappresentano Shiori e i suoi fratelli si uniscono formando una gru.
Non riuscivo a distinguere bene la gru. A Porto Kamalan lo chiamiamo il drago d'acqua. Mio fratello mi raccontava delle storie su di lui quando ero piccola.
Assomiglia pi a una gru che a un drago d'acqua! Ti faccio vedere. Allung la mano. Puoi prestarmi le tue forbici?
Le forbici?
Dopo un attimo di esitazione, le porsi ad Ammi. La osservai mentre ritagliava un piccolo quadrato dallo strato interno della sua tunica, ignara del potere che le mie forbici incantate possedevano.
Queste forbici sono piuttosto arrugginite disse, piegando il pezzetto di stoffa. Dovresti prenderne un paio nuovo da...
Vanno bene la interruppi. Mi usc una voce pi dura di quanto volessi, cos addolcii i toni. Appartengono alla mia famiglia da molto tempo.
Un cimelio?
Una specie risposi, riprendendole.
Allora forse  colpa mia. Di solito le gru si creano piegando la carta.
Ho ancora qualche pagina del mio quaderno.
Conservale per le tue lettere. La carta  costosa. Ammi sollev l'uccello di stoffa in modo che si stagliasse contro la luce lunare. Le due ali pendevano gi dai bordi della mano e il morbido becco era rivolto all'ins. Ciascuna punta della gru corrisponde a una stella.
Io continuavo a non vederla, ma annuii comunque.
Una fattucchiera malvagia trasform i fratelli di Shiori in gru selvatiche e Shiori realizz migliaia di uccelli di carta per riportarli indietro. Esistono molte versioni della storia... forse tuo fratello te ne raccontava una diversa.
Forse mormorai, cercando di ricordare le innumerevoli storie di Sendo. Ce n'era una che aveva cominciato a raccontarmi, che parlava di un drago marino che salvava una principessa... e, ora che ci penso, i suoi fratelli. Ma non l'ha mai finita; non molti kiatani visitano Porto Kamalan, e Sendo reperiva la maggior parte delle sue storie ascoltando i racconti di viaggio dei marinai. Smisi di parlare, nella speranza che Ammi non avesse notato il dolore nella mia voce.
 un sarto come te?
No,  morto qualche anno fa. Mi sforzai di sorridere prima che potesse reagire. Ma amava il mare quanto io amo cucire. Vorrei che l'avessi conosciuto. Ti sarebbe piaciuto.
Ne sono certa ribatt Ammi con dolcezza. Sono salita a bordo di una barca solo una volta, quando ero molto piccola. Mi spavent a morte l'idea di non essere in grado di vedere la terraferma da nessuna parte. Non so nuotare.
Nemmeno Edan sa nuotare ricordai. Mi aggrappai a quel ricordo, prendendo nota mentalmente di scrivermelo da qualche parte. Non ero mai stata il tipo di persona che si appunta le cose, ma avevo ricominciato a fare schizzi durante la notte, mentre Ammi dormiva.
Erano piccoli scarabocchi sulla terra, di Edan e me che scalavamo il Picco della Pioggia, che cavalcavamo i cammelli nel deserto di Halakmarat e sorvolavamo il lago Paduan verso la Torre del Ladro. Disegnavo il sorriso che Baba aveva l'ultima volta in cui l'avevo visto, Keton in piedi con il suo bastone, intento a tingere abiti di verde anzich di viola. Ma, per quanto provassi a disegnare Mama, Sendo o Finlei, all'improvviso la mia mano si bloccava e non ci riuscivo.
Decisi che quella notte avrei disegnato Ammi. Era pi felice quando aveva una tazza di t fumante fra le mani e un piattino di biscotti accanto. Alcune briciole le rimanevano appiccicate in un angolo delle labbra e se le puliva con il dorso della mano.
Hai detto di voler tornare a casa. Dov' la tua famiglia? domandai di nuovo. La prima volta non aveva risposto.
Non lo so.
Non lo sai?
Si strinse le ginocchia al petto. I miei genitori mi hanno venduta al palazzo quando avevo cinque anni. Ero la figlia pi piccola e non potevano permettersi di sfamarmi. Erano cos poveri che di solito facevamo il bagno nell'acqua usata per lavare il riso. Deglut vistosamente. Un giorno mi misero a bordo di una nave con una mezza dozzina di altre bambine, era diretta a Jappor. Non so nemmeno dove vivano.
Oh, Ammi... Avrei voluto aiutarla a trovarli, ma non avevo intenzione di fare promesse che non avrei potuto mantenere. Quella parte della vera Maia era ancora intatta.
Le uniche volte che sono uscita dal palazzo  stato per raggiungere quello successivo durante il cambio di stagione continu. Non sono nemmeno mai stata nella citt fuori dal Palazzo d'Estate.
Restai in silenzio. Soltanto pochi mesi prima ero uguale a lei. Prima di lasciare casa mia per andare al Palazzo d'Estate e competere nella gara indetta dall'imperatore, anch'io mi ero sentita in trappola.
Questo  tutto ci che mi resta della mia famiglia. Ammi sollev la gru di stoffa, ma la testa dell'uccellino le cadde fra le dita, agitandosi al vento che entrava dalle fessure aperte della tenda. Le mie sorelle li facevano sempre per me, quando ero piccola. Nella mia terra erano amuleti di buona fortuna.
Durante la Guerra dei Cinque Inverni anch'io avevo realizzato amuleti di carta di buon auspicio. Non assomigliavano affatto alla gru di Ammi, ma questo piccolo ricordo del mio passato mi riscald il cuore.
Avvolsi le braccia intorno alle ginocchia, mentre il risvolto del tappeto mi sbatteva contro la schiena per il vento. Raccontami che cosa ti ricordi di loro.
I miei genitori erano coltivatori di riso. Lavoravano in una risaia insieme a un'altra dozzina di persone e allevavano i pesci negli stagni. Io e le mie sorelle provavamo a catturarli con le mani, ma non eravamo mai abbastanza veloci. All'epoca ero cos piccola che l'acqua mi arrivava alla vita e le dita mi si impigliavano nelle reti che usavamo per pescare. Chin il capo, con aria malinconica. La mia famiglia era molto povera. Per anni sono stata arrabbiata con loro per avermi venduta, ma adesso, se solo potessi rivederli, perdonerei tutto quanto in un batter d'occhio. Dopo che l'imperatore ti ha imprigionata, ho capito che avrei potuto non rivederti mai pi. Mi porse l'uccello di stoffa, come se fosse un'offerta di pace. Ecco perch ti perdono, Maia Tamarin. Potrebbe volermici del tempo prima di fidarmi di nuovo di te, ma sei mia amica e io ti perdono.
Grazie sussurrai, tenendo la gru in equilibrio sul palmo. Non dissi ad Ammi che avrebbe fatto meglio a non fidarsi di me, ma in un certo senso avevo l'impressione che lo sapesse gi.
Mi regal un sorriso. Dovresti riposare, Maia. Forse una storia ti aiuter. Magari la storia della principessa kiatana, che ne dici?
Mi stesi sulla schiena, con l'erba e la terra che mi premevano contro i gomiti. S.
Shiori era la figlia pi giovane dell'imperatore cominci, nonch l'unica femmina. Aveva sei fratelli e li amava pi di qualunque altra cosa al mondo.
Ascoltai la storia di Ammi e le sue parole fecero leva sul mio cuore. Edan mi amava. Edan stava cercando un modo per spezzare la mia maledizione.
Tutto ci che di giusto e di vero c'era ancora dentro di me voleva raggiungere i Monti Tura per ricongiungersi con lui. Eppure tutto ci che di giusto e di vero c'era ancora dentro di me mi obbligava a non farlo. Ogni mattina mi svegliavo un po' pi fredda, un po' meno Maia. Ogni giorno gli occhi ardevano di rosso sempre un po' pi a lungo e Ammi era troppo gentile per farmelo notare... o troppo spaventata. L'avevo sorpresa a fissarmi, ma quando mi voltavo verso di lei si affrettava a distogliere lo sguardo.
No, non potevo andare da lui. Avrei cercato un posto sicuro in cui lasciare Ammi e sarei tornata a Lapzur da sola. Prima di perdere me stessa.
Prima di perdere tutto.
...
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...
CAPITOLO 13.
...
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...
Sognavo Lapzur, i suoi fantasmi che attendevano il mio ritorno sulle isole infestate. Le loro voci erano come graffi sulla pelle e mi ferivano pi in profondit a ogni parola.
Sentur'na chiamavano.
Ancora quel nome. Nemmeno nei sogni sapevo che cosa significasse.
Sentur'na, ti stai indebolendo. Torna da noi. Ti renderemo di nuovo forte.
Ogni notte, da quando avevo lasciato il Palazzo d'Inverno, udivo la stessa promessa, ancora e ancora, finch le voci non diventavano cos forti che non riuscivo pi a sopportarlo. Solo allora le fiamme incendiavano il cielo del mio paesaggio onirico e un uccello con gli occhi rossi da demone dava fuoco ai fantasmi.
Le loro grida mi riecheggiavano ancora nelle orecchie quando mi svegliai di scatto. Il cuore batteva all'impazzata, il sudore mi scorreva gi dalle tempie.
Ammi era ancora addormentata, con i piedi che le sbucavano fuori dalla tenda. Con delicatezza, le stesi il mio mantello sopra le gambe. A me non serviva. Il vento mi faceva venire la pelle d'oca sulle braccia e mi si rizzavano i capelli sulla nuca, ma non avevo freddo.
Mi diressi verso il ruscello poco lontano. La gelida rugiada del mattino ricopriva le chiome degli alberi come un velo di pizzo e il lieve scricchiolio delle foglie cadute sotto i piedi mi ricord che una nuova stagione stava per iniziare. L'autunno stava lasciando il posto all'inverno.
Fatta eccezione per i colori cangianti delle foglie d'autunno, a Porto Kamalan non avevo visto molto dell'avvicendarsi delle quattro stagioni. Di quali arancioni sgargianti si vestivano i cipressi in autunno! Era sempre stata una delle cose che preferivo dipingere sul mio blocco da disegno, una sfida che mi impegnava per ore nel tentativo di ricreare il fuoco delle foglie.
Perch gli alberi cambiano colore? avevo domandato una volta ai miei fratelli.
Sendo aveva esitato, senza dubbio nel tentativo di pensare a una risposta poetica per me. Ma Finlei, con la sua solita schiettezza, l'aveva battuto sul tempo dicendo: Perch stanno morendo.
Ci che vuol dire  che, man mano che il verde sbiadisce, le foglie muoiono e cadono dall'albero aveva detto Sendo, che aveva visto la mia espressione turbata.
Le loro risposte mi avevano fatta rimanere in silenzio. Avevo esaminato le macchie accese di colore sulle dita, poi avevo osservato gli alberi che costeggiavano il mare. Se morire  cos bello, allora vorrei essere anch'io un albero. Sarei felice di morire e rinascere in primavera.
Quanto avevano riso di me. Ora ne ridevo anch'io, e amaramente. All'epoca ero cos innocente da credere in vite passate e future. La maggior parte degli a'landani ci credeva, compresi Mama, Baba e Sendo, quindi non avevo mai pensato di dubitarne... fino a ora.
Se fossi diventata un demone, una parte di me sarebbe morta. Ma non sarebbe stata una bella morte e per me non ci sarebbe stata alcuna primavera n alcuna rinascita.
Che cosa sarebbe accaduto alla Maia che stava per morire? Dove sarebbe andata a finire? Aveva avuto una vita prima di questa?
Mi strinsi le braccia intorno al petto, sapendo che non esisteva una risposta.
Le foglie mi scricchiolavano sotto i talloni, mentre l'aria frizzante mi penetrava a fondo nei polmoni. Eravamo in viaggio da pochi giorni, dirette in volo a sud verso i Monti Tura e il lago Paduan, ma l'inverno ci aveva seguito. Lungo il ruscello i margini della sponda stavano gi iniziando a gelare e un precoce strato di ghiaccio ammantava il terreno umido.
Di quel passo, a breve non avremmo pi potuto accamparci all'aperto. Il freddo non poteva uccidermi, ma Ammi... Lei sarebbe stata meglio con un tetto sopra la testa e un fuoco degno di questo nome.
Accovacciandomi accanto al ruscello, spaccai il ghiaccio con un ramo e mi lavai il viso, cercando di rianimare un po' di vita nei miei occhi stanchi. Una volta riempite le borracce, frugai con le dita gelate nella bisaccia in cerca dello specchio della verit. Mi restitu un riflesso esausto, poi lo posai contro il terreno fradicio della riva.
Edan? chiamai. La superficie dello specchio si incresp al suono della mia voce. Edan?
Nulla.
Mi sentii mancare. Avevo tentato di contattarlo ogni mattina. E sempre senza successo.
Se puoi sentirmi sussurrai, non sto venendo al Tempio di Nandun. Sto... sto andando a Lapzur. Mi si strinse la gola e mi sforzai di pronunciare le parole successive in tono deciso. Non seguirmi, Edan. Resta dove sei.
Feci eco a me stessa: Resta dove sei.
Del ghiaccio fresco luccic sulla superficie dello specchio. Lasciando cadere le spalle lo pulii con le nocche, poi lo infilai di nuovo nella sacca. Da giorni ormai non avevo pi notizie di Edan. Speravo solo che non mi stesse ancora aspettando e di avere la possibilit di dirgli - anche se solo attraverso lo specchio - che stavo tornando a Lapzur da sola.
Quando tornai al nostro accampamento vidi Ammi rannicchiata accanto a ci che restava del fuoco, tutta tremante. Quanto era dimagrita negli ultimi giorni.
Di nuovo a prendere l'acqua?
Avvertii una punta di senso di colpa quando le porsi una borraccia, ricordando che ogni mattina usavo quella scusa per giustificare i momenti in cui sparivo.
Vedendole battere i denti mentre beveva, presi una decisione. Stanotte dormiremo in una locanda.
Ma lo shansen ti sta cercando. E anche gli uomini dell'imperatore.
Se restiamo qui fuori ti congelerai.
Avrei dovuto dire che noi ci saremmo congelate, ma mi uscirono di bocca le parole sbagliate. Ero stata fin troppo sincera. Per fortuna, Ammi non se ne accorse.
Ma se loro...
Staremo attente mi affrettai ad aggiungere. Non potevo rivelare ci che in realt mi spaventava dell'idea di dormire nei villaggi. Non temevo che qualcuno potesse riconoscermi come Maia Tamarin, ma che i miei occhi di demone potessero apparire di nuovo e smascherarmi per ci che stavo diventando.
Un mostro.
...
.
...
Travestite da fratelli viaggiatori, trovammo una locanda adatta lungo una biforcazione dimenticata della Strada. Secoli prima, il paese poteva anche essere stato un'oasi brulicante di viaggiatori stanchi, ma ormai si era ridotto a un piccolo villaggio. All'interno della locanda, diversi uomini erano intenti a godersi gli spaghetti di riso con olio caldo, mentre altri bevevano e scommettevano al gioco delle tessere. Gli affari andavano abbastanza bene da far s che il gestore ci guardasse a malapena, quando pagammo per la notte.
Nella minuscola stanza c'erano due brande divorate dalle tarme accanto alla finestra, ragnatele sospese ai quattro angoli, una candela solitaria su un tavolo traballante e un vasetto con l'incenso per le preghiere. Il soffitto scricchiolava ogni volta che una delle tegole smosse sul tetto si spostava, ma dalle crepe della finestra non entravano spifferi e avevamo un bollitore pieno di acqua calda.
In confronto alla tenda era un vero lusso.
C' un ambulante che vende frutta e fagioli bolliti lungo la strada disse Ammi guardando fuori dalla finestra. Sar pi economico fare acquisti da lui che mangiare alla locanda. Tu vuoi qualcosa?
Sbirciai fuori a mia volta. Alle spalle dell'ambulante, qualcuno spingeva un altro carretto sul quale erano in vendita biscotti a nido d'ape e tortini alle arachidi. Lo stomaco mi brontol per via di un familiare desiderio di qualcosa di dolce.
Magari un biscotto a nido d'ape, se ti resta qualche spicciolo suggerii.
L'accenno di un sorriso incurv le labbra di Ammi. Ti piacciono i biscotti a nido d'ape? Piacciono anche a me. Poi il sorriso svan e la vidi aggrottare la fronte.
Cosa c'? domandai.
Tutto il cibo che ho preso dal palazzo  finito. Abbiamo abbastanza soldi per la stanza e per la cena di stasera, ma... Le trem la voce. Se tu cucissi qualcosa, potrei venderlo. Nulla di appariscente. Un semplice fazzoletto potrebbe bastare.
Da quando avevo confezionato il mantello per Sua Maest avevo a malapena toccato un ago. Temevo che le mie dita avessero dimenticato come si faceva a cucire. Non ero mai stata pi di qualche giorno senza che mi prudessero per la voglia di lavorare. Mi morsi un labbro. Non ho portato nulla...
Usa queste disse, mettendomi in mano una manciata di pezze di seta rossa. Il colore era sbiadito per via della tempesta, ma riconobbi che si trattava dei tovaglioli del banchetto nuziale.
Le guance di Ammi arrossirono, come se l'avessi accusata. Le ancelle rubano qualcosa, di tanto in tanto. C' un vero e proprio mercato nero di oggetti provenienti da palazzo. Io non avevo mai preso nulla prima d'ora. Mai. A parte questi e il cibo che ci serviva per il viaggio. E comunque, Sua Maest ci deve ancora diecimila jen per averlo aiutato a trovare Lady Sarnai...
Lasci la frase a met e capii che stavamo pensando entrambe la stessa cosa: era probabile che non avremmo mai visto quei soldi, dato che avevamo aiutato Lady Sarnai a scappare dal Palazzo d'Autunno.
Non ti stavo rimproverando dissi. Sono... colpita.
Oh. Si frug nella tasca e tir fuori tre sottili rocchetti di filo e un ago. Ho chiesto queste cose al locandiere.
Il filo era di un rosso spento e piuttosto grossolano, chiaramente usato per i rammendi. Mi sarei dovuta accontentare.
Quando Ammi usc srotolai il filo dai rocchetti, ignorando le forbici che mi si agitavano contro il fianco. Bramavano per tornare al lavoro.
Non ora mormorai loro. Era passato cos tanto tempo dall'ultima volta che avevo cucito senza usare la magia... Avevo bisogno di quell'esercizio pi di quanto servisse alle forbici.
Presi in mano l'ago, rigirandolo fra il pollice e l'indice. Le due settimane in cui avevo dormito dopo aver sconfitto lo shansen avevano reso le dita rigide e impacciate. I primi punti sul tovagliolo erano tutti storti e irregolari e alcuni petali del fiore che stavo cercando di ricamare erano pi grandi degli altri. Frustrata, disfeci il lavoro e ci riprovai.
Allentai la presa sul tovagliolo e rallentai, lasciando che ogni affondo dell'ago corrispondesse al ritmo regolare del mio respiro. Mentre lavoravo canticchiavo la melodia che Edan suonava sempre al flauto. Una fitta di rimorso mi attanagli il petto. Se fossi andata direttamente a Lapzur, non avrei mai avuto la possibilit di restituirgli il flauto.
Ammi torn proprio quando mi apprestavo a finire l'ultimo tovagliolo. Nel cestino aveva delle pere nashi, una scatola di fagioli stufati e un enorme biscotto a nido d'ape appena tolto dalla piastra.
Tenni il biscotto sul palmo della mano, assaporando il calore che si diffondeva dalla foglia di banano in cui era avvolto, e inspirai. Nessuna delle cento portate che avevo assaggiato durante il matrimonio reale poteva reggere il confronto con la dolcezza di quella prelibatezza.
 tutto tuo disse Ammi, sogghignando di fronte alla mia espressione di pura beatitudine. Il mio l'ho mangiato mentre rientravo.
Non persi altro tempo e diedi un morso, affondando i denti nel bordo dorato e croccante, per poi assaporare il miele sciropposo che si scioglieva sulla lingua. Dopo giorni di carne salata e avanzi di cibo del banchetto, era meraviglioso poter mangiare qualcosa di caldo, appena fatto e semplice.
Mi leccai le dita e sospirai per la soddisfazione.
I miei biscotti sono meglio, a essere onesta disse Ammi con aria scaltra. Un giorno te ne preparer un po'.
Non sapevo che preparassi dolci.
A volte i pasticcieri dell'imperatore sono sommersi dal lavoro. Li aiutavo quando avevo un momento libero. Non ti vengono delle guance cos paffute se servi il t per tutto il giorno. Si diede uno schiaffetto sul viso. Ho sempre sognato di aprire un negozio tutto mio, se mai avessi smesso di fare la domestica. Magari potrebbe diventare cos famoso che la mia famiglia ne sentirebbe parlare.
Serr le labbra.
Era per questo che volevi vincere i diecimila jen? le domandai con dolcezza.
Ammi si strinse nelle spalle, facendomi capire che non aveva pi voglia di parlare di casa sua. Preparare dolci mi rende felice. Raccolse uno dei tovaglioli che avevo realizzato. Sperai che non si accorgesse dei punti sbilenchi sui primi che avevo cucito, n del fatto che alcuni petali erano irregolari. Ho notato che ci sono due cose che ti rendono felice. I dolci e cucire.
Risi. Molto perspicace.
Dovresti cucire di pi continu Ammi. Sembri pi felice di quanto tu mi sia sembrata nelle ultime settimane. Il Lord stregone sar lieto di vederlo.
Quando accenn a Edan lasciai cadere le spalle. Non lo vedr. Ammi, devo dirti che ho deciso di non vedere...
Ammi allora si port un dito alle labbra e si precipit accanto alla finestra, chiudendo le tende di scatto.
Udii gridare all'esterno e dei cavalli nitrire. Nulla fuori dall'ordinario, dato che la locanda si trovava sulla strada principale del villaggio.
Qual  il problema? sussurrai.
Soldati.
I muscoli della mandibola mi si irrigidirono. Qui?
Annu con aria tetra. Non  tutto. L'ambulante ha accennato al fatto che nella provincia vicina sono stati avvistati dei mercenari.
Gli uomini dello shansen.
Mi guard, implorandomi di darle risposte. Gli uomini dell'imperatore stanno cercando una donna con gli occhi rossi. Una fattucchiera. Ma la gente  convinta che si tratti di un demone.
Che cosa potevo dirle? Aveva gi visto i miei occhi rossi. Non potevo negare di essere io quella che stavano cercando.
Non sono un demone, Ammi. Deglutii, sul punto di aggiungere: Non ancora ma lei appar cos sollevata che non ebbi il coraggio di rimangiarmi la bugia.
Il demone dello shansen deve averti maledetto in qualche modo. Stai cercando il Lord stregone perch ti aiuti.
Mi si secc la bocca, mentre il dolce retrogusto del biscotto a nido d'ape si inaspriva.
Non risposi. Non era poi molto lontana dalla verit. Forse era meglio farle credere che fosse andata proprio cos.
Quando udimmo degli uomini gridare al pianterreno Ammi trasal. Che facciamo?
Restiamo per stanotte e ce ne andiamo di prima mattina. La gente pensa che siamo fratelli e gli uomini di Sua Maest non possono conoscere le nostre vere identit.
E poi pensai, preferirei dover affrontare i soldati di Khanujin che i mercenari dello shansen.
Ammi prese i tovaglioli che avevo ricamato. Vedr se riesco a saperne di pi.
Sei una vera amica, Ammi fu tutto ci che riuscii a dire. Prego che non te ne pentirai.
...
.
...
Mentre Ammi era via accesi una candela per respingere il calare delle tenebre, ma le ombre che danzavano sulle pareti sbrecciate agitarono i miei incubi. Lupi dai denti affilati. Tigri con gli artigli ricurvi. Uccelli con le ali spezzate.
Alla luce della fiamma che scemava, studiai i miei vecchi disegni di Edan, memorizzando i lineamenti spigolosi del viso, la lieve curva del naso, e rammaricandomi di non essermi presa il tempo di tingere il nero dei capelli e l'azzurro dei suoi occhi.
Dovrei tentare di nuovo di evocarlo pensai mentre sfogliavo le pagine del quadernetto. Ma dopo aver superato i ritratti di Baba e Keton mi fermai su una pagina bianca.
Edan poteva aspettare. Dovevo disegnare Ammi, prima di dimenticare anche lei.
Riuscii a delineare i contorni del viso, quando la porta si spalanc.
Guarda, cinquanta jen esclam Ammi tutta fiera, mostrandomi le monete fra le mani. Non  molto, ma basteranno per pagare un'altra notte qui, e domani potr comprare dell'altro cibo. Not il blocco da disegno e ci si sporse sopra. Sono io quella? Voglio vedere.
Non  finito dissi, richiudendolo in fretta, ma Ammi pos la mano sulla mia, conficcandomi le unghie nella carne.
Mi allontanai di scatto da lei. Ammi?
Un ghigno le si form sulle labbra, contorcendole il viso gentile in qualcosa che faticavo a riconoscere.
Che c'? Non ti piaccio cos? Fu Bandur a parlare attraverso le labbra di Ammi.
Esci dal suo corpo dissi, afferrando la mia amica per il collo. Non mi accorsi della potenza della mia stretta finch non mi ritrovai a sollevarla da terra, con i suoi scarponi che scalciavano a mezz'aria.
Bandur sghignazz con un suono che mi trapass come la lama di un coltello.
Misi gi Ammi, che si accasci sulla sedia.
Basta cos, Bandur dissi con voce glaciale. Lasciala andare.
Ammi alz lo sguardo e vidi che il bianco dei suoi occhi sanguinava di un rosso cos acceso da farmi rabbrividire. Il colore le stava svanendo dal viso e la pelle le stava diventando talmente pallida che si intonava alle pareti di alabastro alle sue spalle.
Sei tu il pericolo per lei, non io disse Bandur. Pieg il capo di Ammi in modo che potessi vedere i lividi che le avevo lasciato sul collo con le dita. Vedi? Guarda che cosa hai fatto.
Un senso di vergogna serpeggi dentro di me. No sussurrai. Sei stato tu...
Pi resti fra questi mortali, maggiore sar il danno che arrecherai loro. Faresti meglio a dirlo al tuo stregone. Il demone forz la bocca di Ammi ad abbozzare un timido sorriso. Ti cerca giorno dopo giorno.
Il fiato mi si strozz in gola. Edan mi stava cercando?
Ma perfino lui sa di non poterti salvare, Sentur'na prosegu Bandur. Lo ucciderai prima ancora che possa provarci. Il demone fece una pausa, assaporando la mia espressione addolorata. Torna a Lapzur, adesso.
Torner. Le mani si catapultarono sul ciondolo a forma di noce nascosto sotto la tunica. Ma quando lo far ti combatter.
Bandur sbuff dal naso. Perderai. Il giuramento  infrangibile e nemmeno i tuoi preziosi abiti possono salvarti. Accetta il tuo destino, Maia Tamarin. Non c' nulla che tu possa fare per cambiarlo.
A un tratto apparve un filo rosso, che mi colleg a Bandur. Vedendolo, trasalii.
Nulla ripet in un sussurro. Poi un alito di fumo si lev dal corpo afflosciato di Ammi, e il demone spar.
Quando cercai di scuoterla Ammi non si svegli, ma respirava ancora. E ringraziai gli di per questo.
Sbattei i pugni sul tavolo cos forte da far tremare le pareti. Sentii la rabbia gonfiarsi nel petto, la collera soffocarmi. Non avrei mai, mai dovuto portarla con me.
Mi strappai dal collo il ciondolo, ignorando l'ondata di torpore che mi attravers il corpo, e lo posai sul tavolo accanto allo specchio della verit.
Pensai a Edan con tutta la forza che avevo, cercandolo per dirgli che sarei andata a Lapzur e che non sarebbe dovuto venire con me. Sarei andata a Lapzur da sola.
Con il sangue che mi pulsava ancora con foga nelle vene, presi in mano lo specchio. Poi le pareti della stanza nella locanda svanirono e il vetro si appann.
Edan.
Era seduto in meditazione, ma i suoi occhi si spalancarono prima ancora che potessi pronunciare il suo nome. Quando mi vide, sulle sue labbra si form un flebile sorriso.
Maia disse a bassa voce, indugiando sulla melodia del mio nome.
Non verr da te dissi tutto d'un fiato. Devo andare a Lapzur prima che... La voce mi si spezz. Non c'era bisogno che portassi a termine la frase.
La dolcezza nella voce di Edan svan. Lascialo andare!
Il tono tagliente della sua voce mi colse di sorpresa. Non usare l'amuleto. Pi ti affidi alla sua magia, pi sar difficile per te resistere alla trasformazione in demone.
Non  l'amuleto di un demone ribattei.  un ciondolo, pieno del potere di Amana. Gli abiti mi aiuteranno a sconfiggere Bandur.
Il potere di Amana canta attraverso gli abiti che hai realizzato. Ma ora quel potere  stato esposto al tuo giuramento a Bandur. Non devi usarlo, non devi corrompere la sua magia. Sii forte, xitara. Sei pi forte di cos.
Gli occhi stavano iniziando a bruciarmi, cos mi voltai dall'altra parte.
Era la verit che avevo paura di dover affrontare... o anche solo di conoscere. Talvolta, quando un'ombra scendeva su di me, abbassavo lo sguardo sul ciondolo e lo vedevo inondato di oscurit, cos com'era diventato quando avevo realizzato il mantello per l'imperatore Khanujin. Temevo che un giorno sarebbe diventato nero per sempre, come gli amuleti che appartenevano a Bandur e a Gyiu'rak.
Stai gi mutando, non  vero? disse Edan.
Quelle parole bruciavano, ma non potevo negarlo. Ti ho evocato per dirti addio dissi. Non verr a cercarti al tempio.
Non mi importa che cosa stai diventando, voglio vederti. Anche attraverso la superficie offuscata dello specchio, i suoi occhi di un azzurro gelido penetravano i miei. Incontriamoci nella foresta di pioppi. Ti trover io.
C'erano centinaia di foreste di pioppi ad A'landi, ma sapevo a quale si riferiva. Eravamo stati felici in quel luogo, prima di dirigerci al lago Paduan.
Se non vuoi venire dal maestro Tsring, almeno vieni per me.
Un'ultima volta pensai, e annuii appena prima che lo specchio si oscurasse e l'immagine di Edan mi abbandonasse. Il ciondolo vibr contro lo specchio, brillando attraverso la crepa centrale.
Sentur'na, Sentur'na mi derise Bandur, mentre la sua voce mi serpeggiava nella mente. L'ombra di un lupo si aggirava furtiva sulle pareti.
VATTENE VIA! gridai.
Il tuo stregone non pu aiutarti. E nemmeno il suo maestro. Questo  l'ultimo avvertimento: vieni a Lapzur. Adesso.
Altrimenti? replicai. Manderai i tuoi fantasmi a prendermi?
Peggio, Sentur'na. Peggio. Ti poter via tutti quelli che ti stanno a cuore. Magari comincer dalla tua amica qui. L'ombra di Bandur ecliss la sagoma addormentata di Ammi e un artiglio le sfior la guancia. Ha un'indole cos dolce e premurosa... una vera amica.
Lascia in pace Ammi! Mi precipitai a prendere il ciondolo, che ardeva del suo potere.
La risata di Bandur si fece sempre pi fragorosa, sgorgando dalle pareti finch non pensai che sarei esplosa per la rabbia. Dai miei polpastrelli sibilavano scintille di luce, ma ero troppo infuriata per domandarmi che cosa stesse accadendo. In preda alla collera, lanciai uno sgabello contro il muro, poi l'ombra scomparve.
A un tratto Ammi mi afferr da dietro le spalle e fui travolta da un'ondata di sollievo. Era di nuovo in s, se non fosse stato per il terrore che le contorceva il viso e le fiammate di luce che le balenavano negli occhi mentre gridava qualcosa che non riuscivo a udire.
Poi finalmente la vista torn nitida e ricominciai a sentire.
Al fuoco! stava strillando. Al fuoco!
La stanza era avvolta dalle fiamme.
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CAPITOLO 14.
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Il fuoco serpeggiava spietato lungo il soffitto e correva gi per le pareti. Mi precipitai sulla bisaccia, tamponandola per spegnere le scintille che avevano gi attecchito sulle nappe.
Ammi corse verso la porta, ed ero proprio dietro di lei quando ricordai che lo specchio di Edan era ancora sul tavolo. Mi serviva, quindi tornai indietro, ma fui accolta da una vampata di calore soffocante.
Mi si par di fronte un muro di fuoco, che danzava intorno al perimetro del tavolo. Non era una coincidenza che la sagoma di un lupo fosse emersa dalle fiamme, con gli occhi luccicanti e i denti bianchi come il latte nelle fauci spalancate in una risata silenziosa. Entra nel fuoco, Sentur'na.
Il fumo mi arrossava gli occhi e mi sfregiava le guance, ma non era il calore a farmi esitare. E nemmeno Bandur...
Lascialo l! mi grid Ammi, tirandomi verso la porta. Non poteva vedere Bandur, n sentire il modo in cui mi provocava.
Ritrassi il braccio per divincolarmi dalla presa e tornai a prendere lo specchio.
Bandur svan, lasciandosi alle spalle solo un muro di fuoco che mi ruggiva addosso con rabbia, mentre le fiamme ormai alte mi annerivano i lembi delle maniche e dei pantaloni quasi fino a ridurli in cenere.
Basta esitazioni. Chiusi i polpastrelli intorno al manico dello specchio e il suo vetro brill, illuminato dalle fiamme. Toccarlo avrebbe dovuto ustionarmi la pelle, proprio come gettarmi nel fuoco avrebbe dovuto uccidermi... eppure non provavo alcun dolore. Semmai, il fuoco mi sembr leggero e delicato come una piuma e il suo calore sciolse il gelo che avevo nel cuore. Era ci che temevo. Ecco perch Bandur aveva voluto che entrassi nel fuoco...
Era la mia immaginazione, o la pelle stava brillando come se fosse accesa da mille scintille? Restai a guardare, ammaliata, mentre le unghie diventavano pallide come il cuore azzurro delle fiamme...
Sbrigati, Maia!
Alle mie spalle l'incendio aument di intensit. Le pareti stavano per collassare su se stesse. Afferrando lo specchio, feci un passo indietro, in direzione della voce di Ammi... e inciampai.
Lo specchio mi cadde di mano e and in pezzi.
NO! Un grido strozzato mi usc dalla gola mentre mi accasciavo a terra per raccogliere le schegge in frantumi. Le scintille mi lambivano il viso, la cenere mi volava negli occhi. Iniziai a tossire nella manica. Il fumo stava diventando pi denso, il fuoco sempre pi potente.
Ammi allora mi fece alzare con uno strattone. Dobbiamo andare! Maia!
In preda alla collera, cercai di scacciarla, quasi lottando contro di lei, ma Ammi mi prese a braccetto e mi spinse fuori dalla stanza che stava per crollare.
La rabbia svan. Ero stata sul punto di farci uccidere entrambe.
Mi coprii la bocca con la manica, ma il fumo era gi cos denso che avevo le ciglia e le labbra incollate. Per Ammi era ancora pi difficile. La stava asfissiando. Se non fossimo uscite di l, sarebbe soffocata. Sarebbe morta.
Incespicammo gi per le scale di legno, appena un passo davanti alle travi che crollavano avvolte dalle fiamme. L'altare accanto alla porta si era disintegrato, i volti dipinti degli di si stavano sciogliendo e le arance offerte in preghiera erano annerite come il lato oscuro della luna.
Quando infine uscimmo, Ammi inspir a fondo, cercando disperatamente di riprendere fiato. Io feci lo stesso, mentre il freddo mi pungeva la gola prima di arrivare ai polmoni.
Gli altri ospiti erano immobili, guardavano impotenti l'incendio che divorava la locanda e le fiamme che ruggivano contro la notte nera e senza nubi. Nessuno sapeva come avesse avuto inizio, n da dove fosse divampato. Qualcuno, per, stava gi iniziando a fare congetture.
Nelle foreste del Nord ci sono incendi come questo. Vedete le punte rosse?
Fuoco demoniaco.
Mi voltai e osservai il fuoco pi da vicino, esaminando le estremit delle fiamme che danzavano in un innaturale bagliore rosso. Le dita mi ardevano ancora. Dai polpastrelli non uscivano pi scintille, ma le unghie erano annerite e bruciate. E d'un tratto capii.
Ero stata io ad appiccare il fuoco. Non Bandur, ma io.
Aveva ragione. Questo... tutto questo... era un avvertimento del fatto che stavo mutando e che, se non fossi andata a Lapzur, avrei ferito le persone che amavo.
Dobbiamo andare dissi ad Ammi. La voce mi usc lentamente dalla gola. Dovevo andarmene da l, il pi lontano possibile da ci che avevo fatto. Prima di fare male a qualcuno.
Dobbiamo aiutarli. La locanda, tutte queste persone...
Ormai niente pu aiutarli ribattei in tono deciso. Dobbiamo andarcene prima che l'imperatore venga a saperlo e ci trovi. O prima che lo faccia lo shansen.
Avrei voluto potermi rimangiare quelle parole subito dopo averle pronunciate.
Ammi mi guardava come se non riuscisse a riconoscermi.
Cominciai a strattonarla lontano dalla locanda in fiamme quando la vista da demone si accese, mostrandomi una bambina piccola che gridava all'interno dell'edificio. La madre era rannicchiata sopra di lei, per farle scudo con il corpo.
Il tetto della locanda scricchiol e avvertii una stretta al cuore.
Gli occhi mi bruciarono dello stesso terribile calore, per poi diventare rossi. Incurante di chi potesse vedermi, mi precipitai dentro la locanda, avanzando tra le fiamme come se fossero raffiche di vento e non fiumi di fuoco. I polmoni si strinsero in cerca d'aria, ma continuai a camminare.
La bambina e la madre erano a malapena coscienti, rintanate nell'angolo della stanza, dolorosamente vicine alla finestra, l'unica via di fuga. Quando le raggiunsi, quasi non si accorsero di me. La piccola lanci un lamento.
La Maia umana non sarebbe riuscita a trasportare in salvo una madre e una figlia. Non sarebbe nemmeno riuscita a trascinarle per quei pochi metri di stanza che le separavano dalla finestra.
Ma la Maia demone poteva farlo.
Una risata mi riecheggi nella mente... oppure era il crepitio del fuoco intorno a me? Non ne ero sicura. Mi affrettai a raggiungere le due e a portarle verso la finestra. Era gi aperta, ma il fuoco era avanzato fino al soffitto, iniziando a intaccare le tegole grigie. In un modo o nell'altro dovevamo scendere, prima che la locanda crollasse e la bambina e sua madre morissero.
Ogni secondo era vitale. Estrassi con foga il tappeto incantato dalla bisaccia e ci depositai sopra la madre e la figlia. Non c'era spazio anche per me.
Vola! gridai, mentre prendeva vita con un fremito. Portale gi!
Quando il tappeto fluttu via, lo seguii arrampicandomi sul tetto. Il fuoco mi guizz addosso mordendomi le caviglie e cominciai a danzare sulle tegole traballanti del tetto per impedire alle scarpe di prendere fuoco. Non avvertivo alcun dolore. Non mi bruciava.
Quando vidi che il tappeto aveva portato in salvo la madre e la bambina, feci il giro sul retro della locanda, dove nessuno poteva vedermi, e saltai a terra, spalancando le braccia come se fossero ali.
Atterrai in silenzio, con una grazia irreale.
Ben fatto, Maia gongol Bandur. Ma questo  solo l'inizio. Metterai a rischio altre vite innocenti? Oppure hai imparato la lezione? Affronterai finalmente il tuo destino?
Verr a Lapzur sussurrai. Mi bruciava la gola. Ogni cosa aveva il sapore della cenere. Il sapore di un destino implacabile. Verr a Lapzur, ma alle mie condizioni.
La mia voce si fece pi dura. Sar l prima della prossima luna piena. Non verr prima di aver rivisto Edan.
Un artiglio di fuoco agguant il tetto della locanda e soffocai un grido quando le tegole si schiantarono a terra.
Hai un bel coraggio a voler negoziare con un demone.
Vuoi la tua libert, giusto? Allora lasciami assaporare ci che resta della mia.
A quanto pare non capisci che sei tu il pericolo. Pi a lungo resti lontana dalle isole, pi danni arrecherai a coloro che ami.
Rise. Ti conceder due settimane. Porta con te lo stregone, se lo desideri, ma non ti prometto che sar al sicuro a Lapzur. Se non arriverai per il tramonto, nessuno di coloro che ami sar pi al sicuro, in nessun luogo.
Ci sar.
Non appena la promessa ebbe lasciato le mie labbra, la pioggia inizi a cadere a scroscio. Dalle pareti della locanda si lev un gran vapore e un vento improvviso spazz via il fumo.
Con la stessa rapidit con cui aveva preso vita, l'incendio inizi a spegnersi.
Gli abitanti del villaggio caddero in ginocchio, ringraziando gli di. Li osservavo da lontano mentre accoglievano gli ospiti che non avevano pi un tetto sotto cui ripararsi.
Nell'incendio non era morto nessuno, eppure il senso di colpa mi si contorceva nel petto.
Qualunque conseguenza dovessi affrontare per aver accettato di andare a Lapzur ne era valsa la pena. Non mi ero mai sentita cos sollevata nel vedere la pioggia. Non potevo fare a meno di credere che mi stesse lavando via il sangue dalle mani.
Ammi mi trov nascosta fra le ombre.
Come stanno? domandai. La madre e la bambina.
Sono vive. Grazie a te. Si inginocchi al mio fianco. Mi avevi detto che saresti stata pi un pericolo che un aiuto per A'landi, se fossi rimasta al Palazzo d'Inverno. Era questo che intendevi?
S sussurrai. Il cuore mi batteva in gola. Dovremmo separarci qui. Non far che peggiorare. Credo di avere appiccato l'incendio perch ero arrabbiata... Rimasi in silenzio. Come avrei potuto spiegarle? Non sapevo da dove cominciare.
Ho notato i tuoi occhi disse. A volte si accendono di rosso. All'inizio mi sono spaventata, ma io ti conosco, mastro Tamarin. Maia. Questa non sei tu.
Questa non sono io. Era ci che mi ero ripetuta per tutto quel tempo. Molto presto, per, quella sarei stata davvero io. Presto non sarei pi stata in grado di nascondermi da me stessa.
Ammi, io... Avrei voluto dirle che cosa mi stava capitando. Aveva gi tirato a indovinare e ci era andata vicino, ma le nascosi ancora una volta la verit.
Sembr capirmi. Non ho intenzione di lasciarti. Qualunque cosa ti stia capitando,  qualcosa che sfugge alla tua volont.
Avevo un sapore amaro in bocca. Penso che ormai nemmeno Edan possa aiutarmi.
Certo che pu insist Ammi. Continua ad avere fede. Se non puoi, allora l'avr io per te.
Non dissi nulla. Non riuscivo nemmeno a ringraziarla.
Ora dovremmo andare. Abbass la voce, che le trem quando parl di nuovo: La gente ha visto il tuo tappeto e quei due uomini, quelli con l'accento del Nord, hanno iniziato a fare domande a tutti su di te.
Restai immobile, ricordando i due che poco prima avevano fatto commenti sull'incendio. Dunque erano uomini dello shansen.
Saresti pi al sicuro senza di me ripetei ad Ammi.
Non posso tornare a palazzo. Aveva paura; lo percepivo dall'incertezza delle sue parole. Tuttavia sollev il mento in un impeto di coraggio. Forse io sarei pi al sicuro, ma tu no. Non  una battaglia che puoi vincere da sola, Maia. Finch non sarai riunita con il Lord stregone, mi prender cura io di te.
Allora andiamo. Il tappeto era tornato da me e lo srotolai. Sussult e trem prima di sollevarsi a mezz'aria, sospeso appena sopra la pioggia che ormai mi lambiva le caviglie.
Quando Ammi salt sul tappeto, non riuscii a scrollarmi di dosso la sensazione che sarebbe stata pi al sicuro l e che avrei dovuto insistere perch restasse.
Hai bisogno di lei mi rassicurai ancora una volta. Hai bisogno di un'amica.
Ma potresti farle del male.
Rimasi impietrita quando mi accorsi di non saper distinguere se quella voce fosse la mia o quella del demone che era dentro di me.
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CAPITOLO 15.
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La tempesta ci segu. I fulmini balenavano come nastri che si stendevano nel cielo scuro e i tuoni riecheggiavano in lunghi e raccapriccianti fragori. Era difficile non pensare alla risata di Bandur nel corpo di Ammi e al fatto che stavo fluttuando tra le nuvole, ma la mia mente era presa da altre preoccupazioni. Avevamo pochi soldi e quasi nulla da mangiare. E, quel che era peggio, sia i soldati di Khanujin sia quelli dello shansen mi stavano dando la caccia.
Ammi dormiva, raggomitolata sul suo lato del tappeto.
La lasciai in pace, grata che potesse riposare, mentre una parte di me invidiava la sua serenit. Anche se fossi stata in grado di dormire, la mente non mi avrebbe permesso di rilassarmi. Non riuscivo a smettere di rivivere la mia ultima conversazione con Edan.
Incontriamoci nella foresta di pioppi. Ti trover io.
Raggiungere la foresta non comportava una deviazione cos grande dal percorso per Lapzur. Sarei riuscita senza problemi a fermarmi l, avendo anche qualche giorno di vantaggio, a condizione che la magia del tappeto non iniziasse a esaurirsi.
Allora perch esitavo? Volevo vederlo. Gli di sapevano quanto lo volessi.
Eppure... Bandur aveva accettato con troppa facilit di lasciarmi portare Edan. Fin troppa.
Afferrai le estremit delle maniche, rigirandomi fra le dita i lembi bruciacchiati.
Chi sarei stata di l a due settimane? Qualcuno che poteva ancora provare amore? Qualcuno che nessuno poteva pi amare?
Sentivo che una parte sempre pi grande di me stava scomparendo. Per quanto tentassi di aggrapparmi ai ricordi, essi erano come acqua che mi sfuggiva tra le dita. Quando pensavo a Edan ricordavo l'ondata di calore e gioia che mi aveva pervasa nel sentirlo pronunciare il mio nome, ma non riuscivo a ricordare come mi facesse sentire toccarlo. Non riuscivo nemmeno a ricordare il suono della sua voce.
E non si trattava solo di Edan, ma anche di Baba e di Keton. Presto i loro ritratti sul mio album da disegno non sarebbero pi bastati a ricordarmi quanto li amassi.
L'alba sfior le fibre del tappeto e i suoi raggi appannati illuminarono il mondo sotto di noi. La pioggia stava finalmente cessando, cos sollevai il mantello per dare un'occhiata ad Ammi. Aveva le sopracciglia corrucciate in un sonno agitato e le guance accese nonostante il freddo.
Le posai una mano sulla fronte. Per l'alito dei demoni borbottai. Scottava. Ammi?
Ruot la testa da un lato, tremando sotto il mantello fradicio.
Mmm farfugli. Lasciami dormire.
Dovevo portarla in qualche posto caldo e asciutto. Ma dove?
Stavamo sorvolando un ammasso di spuntoni di arenaria; il paesaggio ricoperto dalla nebbia si estendeva per chilometri di gole e calanchi, con cascate di acque impetuose che scendevano cos in profondit che sembravano dipinte. Socchiusi gli occhi e intravidi una grande citt di fronte a noi, non molto lontano. A giudicare dal paesaggio insolito, immaginai che si trattasse di Nissei, una delle citt pi ricche di A'landi.
Nissei era adagiata sulla riva meridionale del fiume Changi, circondata dalle famose Foreste degli Aghi di Sabbia. Sebbene non si trovasse lungo la Strada delle Spezie, molti mercanti venivano qui per la compravendita delle sue famose porcellane. Si diceva che i segreti della porcellana tenera eguagliassero quelli della seta, e ovviamente, dal momento che in quel luogo era un materiale cos prezioso, ogni bambino di Nissei imparava a dipingerla prima ancora di imparare a scrivere.
Non era certo l'ideale fermarmi in una citt cos caotica, ma non c'era tempo per cercare un'alternativa migliore. La tempesta si era placata, ma altri nuvoloni scuri si radunavano all'orizzonte. Inoltre, Nissei si trovava nella provincia del Bansai.
La casa di mastro Longhai mormorai fra me e me. Era sempre stato gentile con me, anche se stavamo gareggiando l'uno contro l'altra per diventare il sarto di Sua Maest. Lui ci avrebbe accolte.
Sempre che fossi riuscita a trovarlo.
Era talmente presto che i pescatori stavano ancora costeggiando il fiume, cos feci atterrare il tappeto vicino a una zona deserta del porto.
Ammi chiamai, sollevandola e facendomi passare le sue braccia intorno al collo. Ammi, ora ti porto da mastro Longhai.
La trascinai fino a una delle stradine laterali e lanciai un grido al primo carretto che vidi, trainato da due muli e guidato da un ragazzino con un cappello di paglia e le unghie sporche.
Che cos'ha che non va il tuo amico? domand il ragazzino.
Non l'avrebbe caricata se avesse saputo che era malata. Nelle grandi citt si aveva paura della peste e, con l'inverno alle porte, la gente era costretta a essere pi cauta.
Ha bevuto troppo mentii, forzando una risata cordiale. Devo portarlo a casa. Mastro Longhai sar cos preoccupato. Potresti fermarti vicino al suo negozio?
Il ragazzino aggrott la fronte. Non sto andando in citt... Poi inarc le sopracciglia al pensiero di una ricompensa da parte del ricco sarto. Ma immagino di poter fare una deviazione.
Io stavo gi caricando Ammi sul carretto.
Finsi di dormire in modo che il carrettiere non mi facesse altre domande, ma rubai qualche occhiata furtiva alla citt mentre era distratto. Strade acciottolate, appena lavate dalla pioggia, con del muschio verde e arricciato che cresceva fra le pietre, case di mattoni con i balconi in legno adornati con file di lanterne e un canale che scorreva a zig-zag e il cui fetore pungeva le narici.
C'erano proclami imperiali appesi in ogni strada, ma andavamo troppo veloci perch potessi leggerli. Mi irrigidii, sperando che non fossero manifesti da ricercato con sopra la mia faccia. O quella di Edan.
Finalmente arrivammo davanti al negozio di Longhai. Un cartello appeso alla porta annunciava che quella settimana l'attivit non era aperta.
Vi prego supplicai, bussando alla porta. Vi prego, Longhai, vi prego, dovete essere in casa.
Qualcuno rispose. Una donna con il viso lungo, che portava una crocchia ben stretta sulla sommit del capo e un metro da sarta arrotolato intorno al collo.
Mi lanci un'occhiata severa. Dovevo essere un bello spettacolo: zuppa di pioggia, privata del sonno e con indosso abiti logori.
Non apriamo ai mendicanti.
Io non sono... Aspettate! Afferrai il bordo della porta prima che mi si chiudesse in faccia.
La sarta mi fulmin con lo sguardo. Non potevo rischiare di dire che ero uno dei sarti che avevano partecipato alla gara.
 urgente. Indicai Ammi, ancora a bordo del carretto. Il mio amico ha bisogno di cure mediche.
La porta ricominci a chiudersi. L'ospedale  sulla via dei dipinti.
Vi prego! gridai disperata. ...
Signora Su, che cos' questo baccano? mi interruppe una voce familiare. Sto cercando di lavorare.
Mastro Longhai! urlai. Sono io!
La sagoma corpulenta di Longhai comparve nel corridoio. Mastro Tamarin disse, sbalordito, trascinandomi dentro. Che cosa ci fate qui?
Sono con un'amica. Lei...  malata e non so dove altro andare.
Non dite altro. Mi fece entrare nella sala, facendo alla sarta un cenno con la mano tozza. Signora Su, pagate il carrettiere e portate dentro la ragazza.
All'esterno, la pioggia stava ricominciando a cadere.
Non pensavo che vi avrei rivisto molto presto, Tamarin. Siete il benvenuto qui. Far in modo che la vostra amica riceva le adeguate attenzioni.
Chinai il capo per ringraziarlo.
Ora vi procuriamo dei vestiti puliti... e un bel pranzo! Ricordo che dimenticavate sempre di mangiare. Dovremo mettervi all'ingrasso finch siete qui.
La signora Su e i suoi assistenti tornarono nella bottega con annessa abitazione insieme ad Ammi e mi fecero segno di seguirli.
Ha la febbre spiegai, intercettando la signora Su. Vi prego, prendetevi cura di lei.
Il viso severo dell'anziana donna finalmente si addolc. Ho avuto quattro figlie che hanno superato momenti peggiori. Non appena l'avremo asciugata e riscaldata, si riprender.
Dopo che mi fui lavata e cambiata, mastro Longhai mi fece fare un giro del negozio. C'erano laboratori di taglio, ricamo e sartoria e una stanza adibita allo stoccaggio delle stoffe e dei filati, oltre che degli indumenti che il personale di Longhai preparava per i clienti: gonne in broccato, fusciacche ricamate con carpe d'oro e abiti su abiti di sete in tinte finissime, tuniche orlate di disegni dorati cos raffinati che brillavano.
Longhai era un maestro nel dipingere la seta e aveva uno studio tutto suo con una stupefacente sfilza di barattoli di vernice e mortai di pietra per l'inchiostro. Alcuni ventagli dipinti a mano giacevano su un tavolo in legno di pino davanti alla sua postazione di lavoro. Al muro era appesa una pergamena con il sigillo del precedente imperatore, il padre di Khanujin, nella quale si lodava Longhai per la maestria del suo lavoro.
Nel vedere tutto ci avvertii un peso sul cuore. Soltanto pochi mesi prima tutto ci che avevo sempre sognato era diventare la sarta imperiale e avere un giorno un negozio tutto mio e una famiglia.
Ora non ero pi sicura che sarebbe mai potuto accadere.
Longhai non mi fece domande. Che cosa ci facessi l in realt, perch non stessi lavorando per Khanujin, perch non mi fossi presentata con il mio vero nome quando la signora Su mi aveva aperto la porta.
Il senso di colpa mi risal la gola e mi lasciai sfuggire una confessione prima che potessi trattenerla.
Riguardo alla gara cominciai, mi dispiace di avervi ingannato... sul fatto di essere un uomo.
Non mi interessa che voi siate una giumenta o uno stallone, giovane Tamarin. Siete troppo dotata. Persino se fossi cieco, vi assumerei in un istante. Non ho mai conosciuto vostro padre, ma immagino che debba essere piuttosto fiero di voi.
Avrei voluto poter gioire del complimento, ma era piuttosto difficile trovare il modo di sorridere. Non ne sono pi cos sicura.
Longhai, che aveva la fronte corrugata per l'indecisione, chiuse la porta alle nostre spalle. Ho ricevuto questo, alcuni giorni fa disse, srotolando un foglio di pergamena dal cassetto dello scrittoio.
Era un mio ritratto. E anche piuttosto dettagliato. L'artista aveva riprodotto alla perfezione le mie lentiggini, cos come il modo in cui di solito facevo la scriminatura ai capelli, e mi mordevo addirittura il labbro come tendevo a fare quando ero nervosa.
Maia Tamarin, di anni 18. Potrebbe essere in viaggio sotto l'identit del fratello Keton Tamarin. Nel caso la troviate, portatela immediatamente alle autorit, viva. Ricompensa di diecimila jen d'oro.
Mastro Longhai, posso spiegare... La lingua incespic in cerca delle parole giuste.
Longhai allora strapp il disegno a met. Sono certo che si tratti di un malinteso. Se lo desiderate, potrei parlare con il governatore per conto vostro. Ho una certa influenza in questa citt e so che mi ascolter.
Non  cos semplice dissi. Comunque vi ringrazio.
Allora siete la benvenuta per nascondervi qui finch vorrete. Il personale  gente di fiducia, ma fate attenzione. Anche il pi onesto degli uomini si trasformerebbe in una vipera per diecimila jen.
Diecimila jen. Non molto tempo prima non ero nemmeno in grado di sognare una cifra simile. Adesso era la ricompensa per la mia cattura.
Deglutii. Ho notato dei proclami appesi ai palazzi di Nissei. Sono manifesti che mi ritraggono?
No, sono coscrizioni. La voce di Longhai si incup. Non avete sentito? Sua Maest sta di nuovo arruolando uomini per il suo esercito. Si appoggi allo scrittoio. I miei figli sono stati portati via insieme a molti dei miei operai.
D'un tratto le assi del pavimento si inclinarono e i contorni del mio campo visivo si annebbiarono. L'intero negozio sarebbe potuto crollare e io sarei rimasta l immobile, paralizzata dallo sconcerto. Riuscivo a pensare soltanto a Keton. Per gli dei, se l'imperatore fosse andato di nuovo a cercarlo, tutto ci che avevo fatto sarebbe stato invano.
Sapevo che la guerra era ricominciata. Avevo i muscoli della gola cos irrigiditi che parlare era doloroso. Ma se  gi arrivata cos a sud... Credevo che avremmo avuto pi tempo.
Sfortunatamente no ribatt Longhai. C' stata una battaglia nella provincia di Jingshan, non lontano dal Palazzo d'Inverno. Sua Maest ha perso un migliaio di uomini. Gliene servono altri.
Serrai i pugni, cercando di ignorare la rabbia che montava dentro di me. Non c'era alcuna speranza di una tregua, ora che Lady Sarnai era in fuga. E ora che Edan aveva perso i poteri.
Lo shansen aveva Gyiu'rak dalla sua parte. Era troppo forte. Avrebbe ridotto a brandelli il Paese un pezzo dopo l'altro.
A'landi sarebbe caduto.
La pioggia e i tuoni riempirono il silenzio che ci circondava. Inspirai e lentamente lasciai cadere le spalle.
Non possiamo fare nulla disse Longhai, quasi leggendomi nel pensiero, per sopperire al mio silenzio. Non avete di che preoccuparvi finch sarete sotto le mie cure...
I soldati di Sua Maest sono qui? domandai, mentre il sangue mi si gelava nelle vene.
Se ne sono andati un paio di giorni fa, dopo aver dato l'annuncio che la guerra era ricominciata. Stanno marciando verso nord per difendere il Palazzo d'Inverno. Si dice che l'armata dello shansen sia radunata l.
Provai un misto di sollievo e terrore. Io ero l.
Non torneranno a cercarvi mi rassicur Longhai.
Riuscii ad abbozzare soltanto un misero sorriso. Mi ero aspettata un centinaio di uomini e donne al suo servizio, invece c'era solo una manciata di sarte che ridacchiavano nervosamente ai tavoli da taglio. Ora sapevo perch.
Sapete dove sono diretti gli ufficiali addetti all'arruolamento?
Vi prego, non a sud supplicai in silenzio. Non a Porto Kamalan.
Non lo so rispose Longhai. Avete un'aria preoccupata, mastro Tamarin.
Per mio fratello. L'unico che mi  rimasto.
Il vecchio sarto mi squadr. Il vero Keton?
 lui a essere rimasto gravemente ferito in guerra spiegai con aria cupa. Mi sono sostituita a lui per partecipare alla gara. Ho gi perso due fratelli a causa della guerra. Temo che se ce ne sar un'altra... Non riuscii a terminare la frase. Le mani mi caddero lungo i fianchi.
La guerra ha portato via anche il mio compagno disse pacatamente Longhai. Era ci che di pi caro avevo al mondo.
Alzai lo sguardo su di lui. Non ne avevo idea. Oh, mastro Longhai...
Mi interruppe: Il tempo lenisce tutte le ferite, anche quelle del cuore. Tutto ci per cui prego  che i miei figli abbiano una sorte pi generosa. E anche vostro fratello.
Non avevo il coraggio di pregare. Chi poteva sapere se sarebbero stati gli di o i demoni ad ascoltarmi? Tuttavia annuii.
Dovreste scrivere a Keton e a vostro padre. Anche poche parole allevieranno le loro preoccupazioni... Vi parlo da padre, e da amico. Far inviare la lettera in maniera discreta.
Grazie, mastro Longhai risposi con un filo di voce. Non so come potr mai ripagarvi. Per averci permesso di restare qui, e per essere stato cos gentile con me durante la gara. Dovreste considerarvi fortunato a non avere vinto.
Ho sentito dire che lei vi ha chiesto di confezionare gli abiti di Amana disse lentamente Longhai. Ci siete riuscita davvero?
Ora fui io a esitare. S.
Cosa darei per vederli.
Non gli confidai che conservavo gli ultimi due rimasti nel mio amuleto. Era un segreto che avevo tenuto nascosto persino ad Ammi.
Avrebbero dovuto portare la pace dissi alla fine. Ma sto cominciando a credere che sarebbe stato meglio se non li avessi mai realizzati. Se fossi rimasta a Porto Kamalan e non fossi mai andata a palazzo.
Con il vostro talento? ridacchi Longhai. Poi, vedendo quanto fossi abbattuta, si rattrist. Non scegliamo noi di essere sarti; sono i tessuti a sceglierci. Abbiamo una sorta di sensazione nelle dita, una sensazione nel cuore. Gli di hanno ritenuto opportuno che voi riportaste gli abiti di Amana su questa Terra. Dovete credere che ci sia una ragione per questo, giovane Tamarin. Una buona ragione.
Risposi con un cenno confuso del capo. Un tempo avrei creduto alle sue parole.
Ma ormai per me era troppo tardi.
...
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CAPITOLO 16.
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Grazie alle cure della signora Su, Ammi si riprese in fretta. Avrei voluto stare seduta al suo capezzale per tutto il giorno, ma avevo promesso a Longhai che l'avrei aiutato con il negozio. Cos, mentre Ammi riposava, mi unii al personale nel laboratorio.
Le forbici mi ronzavano contro il fianco mentre lavoravo, ma ignorai il loro richiamo. Niente magia per me quel giorno; cucire mi calmava e avevo bisogno di distrarmi. Le dita non erano pi agili come lo erano state soltanto un mese prima, ma i compiti che Longhai mi assegn erano semplici. Cucii una camicia per un erudito e ricamai alcune farfalle su un paio di pantofole per la figlia di un mercante.
Nessuno faceva caso a me; c'era troppo lavoro da fare e le sarte erano troppo impegnate a chiacchierare fra loro.
Ah, ho sentito dire che l'erudito Boudi ha preso con s una terza concubina, la scorsa settimana.
Un'altra? Non riesco proprio a capire come possa permettersi di sfamare la famiglia.
S, s. E pensa che cosa succeder se arriver la guerra. Il prezzo della seta salir alle stelle!
Mentre me ne stavo l seduta ad ascoltare i pettegolezzi, ripensai alle sarte che avevo abbandonato nella Sala del Rammendo Deferente. Sperai che fossero sopravvissute all'attacco dello shansen.
A mezzogiorno le sarte lasciarono il laboratorio per andare a pranzo. Io rimasi al mio posto. Da un po' di tempo non avevo fame.
Voi non mangiate, amica mia? domand Longhai, vedendo che ero ancora al lavoro. Oggi per pranzo c' dello stufato di manzo con gli spaghetti di riso, una delle specialit della casa.
Non alzai nemmeno lo sguardo. Ho quasi finito.
Longhai si accomod sullo sgabello accanto a me e osserv il mio operato. La vostra abilit non manca mai di stupirmi, mastro Tamarin.
Sollevai le pantofole che stavo ricamando. Non c' nulla di cui stupirsi per questo.
Lui indic i punti stretti e regolari e i nove colori da integrare al disegno che avevo intrecciato nelle due ore precedenti. Anche quando il vostro cuore  concentrato sul lavoro solo per met, siete migliore di molti mastri sarti l fuori. Dovrei ringraziare vostro padre per avervi tenuto a Porto Kamalan. Se foste cresciuta nella provincia del Bansai, mi avreste lasciato senza lavoro.
Ridacchiai. Anche vostro padre era un sarto?
Per i Grandi Saggi, no. Dipingeva porcellane, come suo padre prima di lui, e cos via. Cinque generazioni di decoratori di finissime porcellane, in famiglia. Il nostro negozio era la prima fermata per tutti i mercanti che passavano a Nissei. Fu quasi sul punto di diseredarmi quando mostrai interesse per l'arte del cucito, ma mio nonno vide che avevo talento come sarto e permise a mia madre di insegnarmi in segreto il ricamo. Indic il ritratto di una donna appeso in un punto di rilievo, come se vegliasse sull'intero laboratorio.
Ora  mio fratello pi giovane a possedere il negozio di porcellane. La guerra ha quasi distrutto entrambe le attivit; se non ci fossimo aiutati l'uno con l'altro, non saremmo sopravvissuti. Eppure, in confronto a ci che  successo ad altri, la sorte con noi  stata magnanima. Io ho la mia reputazione, la salute e il negozio. Fece una pausa e capii che stava pensando al compagno che aveva perso a causa della precedente guerra e ai figli di recente richiamati alle armi.
Un lampo squarci il cielo uggioso e Longhai guard fuori dalla finestra. I draghi devono essere usciti a giocare mormor.
I draghi? ripetei.  forse un modo di dire di qui?
Non l'avete mai sentito prima? Immagino che a Porto Kamalan non ci siano molti tifoni durante l'estate. Nel Bansai invece s, e anche piogge torrenziali in inverno. Longhai apr un ventaglio di seta. I kiatani dicono che i draghi celesti riversano i loro misfatti sulla Terra provocando piogge e terremoti. Un tempo i mercanti di porcellane ne parlavano sempre quando venivano durante l'estate e noi del posto abbiamo adottato il modo di dire. Devo dire che mi piace.
 poetico.
Per vostra fortuna, questo  un drago piccolo.  sconsigliabile viaggiare, ma passer.
Il sarto estrasse dalla tasca alcune monete. Ora, questo non sar nulla in confronto al salario che guadagnate a palazzo, ma...
Non potrei mai accettare i vostri soldi. Scossi la testa. Vi prego. Soprattutto non dopo che siete stato cos gentile con Ammi.
Longhai pos i soldi sul tavolo, lasciandomi libera di decidere se prenderli o no. Ammi? La sua pancia tremol, mossa da una risata, quando ricord. Ah! La domestica della cucina che vi portava sempre la colazione.
 diventata un'ottima amica risposi. Avevo riflettuto sulle parole successive da quando ero arrivata al suo negozio: Mi domandavo se potesse restare qui con voi.
Longhai ripieg il ventaglio. L'espressione divertita abbandon i suoi occhi e si fece di colpo solenne. Andate da qualche parte?
Mi morsi il labbro. Che cosa potevo dire? Che ero diretta alle Isole Dimenticate di Lapzur per lottare contro il loro guardiano? Che, se non avessi sconfitto Bandur, sarei diventata io stessa un demone?
Oppure avrei dovuto dire che stavo cercando Edan?
Da quando Ammi si era ammalata, avevo evitato di pensare a lui. Mi stava gi aspettando nella foresta? E se quando mi avesse trovata fossi stata pi un mostro che la vecchia Maia?
Ho offeso l'imperatore Khanujin con i miei servigi spiegai in tono evasivo, quindi stavamo cercando di andare il pi lontano possibile dal Palazzo d'Inverno. Ammi non ha fatto nulla di male.
Capisco ribatt Longhai con fare pacato. Le Isole Tambu potrebbero offrire un rifugio sicuro. Una volta passata la tempesta, potrei aiutarvi a organizzare un passaggio...
Non ho intenzione di nascondermi dissi con fermezza, ma senza dare ulteriori spiegazioni.
Che ne  del Lord stregone?
Le mie dita si fermarono e tirai un filo con troppa forza, facendo accartocciare la stoffa su se stessa. Aggrottando la fronte, cominciai a disfare i punti che avevo stretto troppo. Anche se ci avessi provato, non sarei pi riuscita a raddrizzarli del tutto.
Longhai allora pos una mano sul mio lavoro, costringendomi a guardarlo negli occhi. Poi addolc la voce. Ho molti amici che vanno e vengono da palazzo. Poco prima che arrivaste voi,  arrivata la notizia che lo stregone era sparito. E ho sentito dire che vi ha aiutato a realizzare gli abiti di Amana.
 cos dissi. Non volevo parlare di Edan.
Mastro Tamarin...
Al suono del mio nome scattai in piedi. Non avevo voglia di mangiare, ma mi portai una mano al ventre, fingendo di aver avvertito all'improvviso i morsi della fame.
Che cosa dicevate a proposito degli spaghetti di riso al manzo, mastro Longhai? Tenete le vostre monete, ma dopotutto penso che manger qualcosa.
Prima che potesse ribattere - o rivolgermi altre domande - mi affrettai a uscire dal laboratorio.
. . . .
Il vento ululava, in un lamento tetro e gutturale che faceva tremare persino le solide pareti del negozio di Longhai. La ciotola degli spilli sul tavolo da lavoro vibr e mi chinai in avanti per riaccendere la candela.
Le sarte se n'erano andate da ore e me ne stavo seduta da sola accanto al telaio a osservare la pioggia, che all'esterno continuava a cadere a scrosci.
Sollevai il mio tappeto dal telaio; avevo riparato i buchi e alcune delle nappe logore, ma la sua magia si stava consumando. Con un po' di fortuna mi avrebbe concesso un altro paio di giorni di volo, poi avrei dovuto proseguire il viaggio a cavallo.
Ma come avrei fatto a trovare la foresta in cui avrei dovuto incontrare Edan?
Non avevo mappe, n lo specchio della verit, e la vista da demone era rimasta del tutto sopita da quando avevo stretto l'accordo con Bandur.
Una parte di me voleva venir meno alla promessa e andare a Lapzur senza Edan. Quello era sempre stato il piano, andare da sola; ma se ancora riuscivo a essere onesta con me stessa non era perch stavo cercando di essere coraggiosa, o leale, o sincera.
Era perch avevo paura. Di me stessa.
La presenza di Edan a Lapzur non avrebbe fatto altro che mettere in pericolo la sua vita, a causa di Bandur e anche a causa mia.
Eppure... avevo fatto una promessa, e la parte di me che era ancora Maia voleva e aveva bisogno di mantenerla per poter restare aggrappata a quanto di umano fosse rimasto in me. Se e quando mi fossi arresa alla paura del demone che era dentro di me, Bandur avrebbe vinto.
Devo trovare Edan pensai. Ma come?
Avevo riflettuto sulla storia della principessa kiatana che mi aveva raccontato Ammi e sulle gru di carta che la principessa aveva realizzato e incantato per aiutarsi nella ricerca dei fratelli.
Avrei creato un uccello per trovare Edan.
Con le forbici, ritagliai un piccolo riquadro dal tappeto. La magia con cui Edan aveva imbevuto le fibre si era indebolita, ma le mie forbici ne possedevano ancora abbastanza per mandarlo in missione.
Con cura, modellai il riquadro di stoffa dandogli la forma di un uccello. Un nodo del filo per fare gli occhi in modo che potesse vedere e due ali perch potesse volare, forte e potente, attraverso la tempesta.
Lo sfiorai con l'amuleto a forma di noce, tingendogli le ali di luce argentata con le lacrime della luna, poi gli baciai delicatamente la testa.
Trova Edan sussurrai. Trova le foreste e le montagne. Poi torna per mostrarmi la strada. E sbrigati.
Se non fossi riuscita a raggiungere Lapzur entro la settimana successiva e in tempo per l'arrivo della luna piena, Bandur e i suoi fantasmi si sarebbero presi tutte le persone che amavo.
Avrei preferito di gran lunga arrendermi a lui piuttosto che lasciare che questo accadesse. Ma non ancora. Non se avevo la possibilit di vedere Edan un'ultima volta. Non se insieme avevamo una possibilit di sconfiggere Bandur.
Socchiusi la finestra e lasciai libero l'uccello, osservandolo mentre si insinuava fra gli aghi della pioggia battente.
Poi aspettai.
...
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CAPITOLO 17.
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Se te ne vai, non sarai pi il benvenuto qui.
Edan non esit. Si sfil la tunica del tempio, la pieg e la restitu all'anziano: il maestro del Tempio di Nandun.
Eri destinato alla magia disse il maestro, avvertendolo per l'ultima volta. Non cancellare i progressi che hai fatto qui per correre dietro a questa ragazza. L'oscurit la consuma. Non lasciare che condanni anche te. Resta e finisci l'addestramento.
Ero destinato alla magia, un tempo concord Edan, ma per via di Maia non sono pi lo stregone di prima. Sono destinato a lei, adesso. A lei sopra ogni altra cosa.
Senza attendere la risposta del maestro, and nelle stalle per recuperare lo stallone che aveva rubato dal Palazzo d'Autunno e si mise al galoppo addentrandosi nei boschi.
I Monti Tura sbiadivano in lontananza via via che Edan correva attraverso la foresta. Gli alberi erano tutti pioppi ritti come canne di bamb, sembrava un regno di aghi.
Sottovoce, lo udii pronunciare il mio nome. Maia mormor. Aspettami. Sto arrivando.
Qualunque cosa fosse ci che stavo vedendo - un sogno o una delle mie visioni demoniache - al suono del mio nome si dissolse e al suo posto comparve l'immagine dell'uccello di stoffa. Fluttuava controvento, alla ricerca di Edan. Inizi a sbattere le ali furiosamente quando trov un gruppetto di pioppi, nel cuore dei boschi, e il mio stregone che agitava la mano in mezzo alla boscaglia.
L'uccello di stoffa l'aveva trovato! La luce delle stelle brillava sulle sue ali mentre solcava il cielo per fare ritorno da me, addormentata nella casa annessa alla bottega di mastro Longhai.
Ma a un tratto le stelle iniziarono a disintegrarsi. La terra trem, inghiottendo gli alberi e le montagne e la luna. Da quell'abisso di oscurit si levarono ombre con gli occhi scuri come tizzoni e i capelli bianchi come le nuvole.
Sentur'na.
L'uccello di stoffa si gett dritto in mezzo alla folla di fantasmi, sbattendo le ali per scacciarli. Ma ce n'erano troppi. Erano tutti intorno al mio letto, con le braccia scheletriche tese verso di me. Le dita mi avvinghiavano il collo soffocando il mio ultimo respiro e il ciondolo inizi ad annerirsi...
Svegliati! mi grid allora l'uccellino, d'un tratto in grado di parlare. Svegliati!
. . . .
Maia, svegliati!
Scattai a sedere sul letto, con il respiro affannato.
Una mano calda era posata sulla mia spalla. Respira disse Ammi, seduta sul bordo del letto. Respira.
Il cuore mi batteva all'impazzata nel petto. Cosa... cosa...
Stavi gridando nel sonno. Negli occhi della mia amica balen un lampo di preoccupazione.
Era solo un brutto sogno dissi, tremando.
Ne stai facendo tanti, di brutti sogni.
Che cosa stavo gridando?
Ammi mi lasci andare la spalla. Aveva l'aria stanca e le sue lenzuola erano gettate a terra per met. Dovevo aver disturbato il suo riposo.
Stavi parlando in una lingua che non capivo. Sembrava che qualcuno stesse cercando di ucciderti. Alla fine continuavi a urlare una parola.
Una parola? sussurrai, pur sapendo gi a cosa si stesse riferendo.
Le tenebre si levarono dalla fiammella della candela e il volto di Ammi si offusc.
Sentur'na.
Riuscivo ancora a sentire nella mia testa le voci che mi chiamavano senza sosta: Torna da noi.
I bordi di legno dell'amuleto mi graffiavano la pelle, ruvidi e caldi, in contrasto con il gelo che mi attanagliava le viscere. Affondai un'unghia nel ciondolo, cercando di aprirne la fessura per lasciare che un po' del potere di Amana uscisse per mettere a tacere le voci.
No. Ritrassi con forza la mano dal ciondolo.  ci che vuole Bandur. Vuole che mi affidi agli abiti. Vuole che si corrompano, come me...
Che cos'? domand Ammi, interrompendo il filo dei miei pensieri. Posso vederlo?
No avrei voluto urlare, ma mi sforzai di porgerglielo.
Ammi sollev il pendaglio alla luce, in modo che la crepa di vetro al centro brillasse nella luce del sole.
Non ho mai visto nulla di simile! esclam. Dove l'hai preso?
Non la stavo ascoltando. La gola mi si era chiusa come se qualcuno mi stesse strozzando. Creste di fuoco bianche e incandescenti mi lambivano gli angoli degli occhi, che ardevano pi rossi che mai.
Maia! Qualcuno mi afferr per le spalle. Maia, va tutto bene?
Indietreggiai. Non toccarmi ringhiai.
Mi dispiace... La ragazza al mio fianco mi lasci andare. Alzai lo sguardo sul suo viso rotondo e sugli occhi gentili ma spaventati. Maia?
Maia? Mi allontanai da lei, mentre un senso di confusione mi ribolliva nello stomaco. Quel nome mi suonava familiare. E lo stesso valeva per quel viso. Perch non riuscivo a ricordare?
I demoni ti divorano pezzo dopo pezzo, ricordo dopo ricordo. Finch non sei ridotto al nulla.
Quando guardai di nuovo la ragazza i suoi denti bianchi brillarono alla luce della candela, poi dalle labbra socchiuse spuntarono delle zanne e una pelliccia nera le si rizz dalla pelle.
Bandur.
Lo sbattei contro la finestra. La grata di ferro trem dietro la sua schiena e la bestia si lasci sfuggire un grido di dolore. Gli conficcai le unghie nel braccio, affondandole attraverso la pelliccia fino alla carne.
Maia! mi strill. Maia, ti prego! Fermati! Mi stai facendo male!
Non stava lottando, ma sapevo che era meglio non fidarmi delle parole di Bandur. Dietro i singhiozzi e gli occhi scarlatti gonfi di dolore, sapevo che si stava prendendo gioco di me: aveva il mio amuleto!
Ridammelo! gracchiai.
Gli occhi di Bandur si spalancarono per la paura. Tieni.
Mi gettai la catena dell'amuleto intorno al collo e indietreggiai fino all'angolo della stanza, respirando a fatica. Il dolore era cos forte che sembrava che qualcuno mi avesse strappato il cuore dal petto. Ma perch? Non mi era mai accaduto prima.
Perch  il tuo amuleto da demone riuscii a udire che spiegava la voce demoniaca con soddisfazione. E al suo interno ci sono il potere della luna e delle stelle. Una volta che il giuramento che hai fatto a Bandur sar rispettato, anche gli abiti saranno consumati dall'oscurit.
La sagoma che avevo scambiato per Bandur si accasci a terra, singhiozzante, con il sangue che le colava dal braccio. L'ombra di un lupo danz sulla parete alle sue spalle, scoprendo le zanne ricurve mentre una risata profonda gli rimbombava dall'addome.
Mi cedettero le ginocchia. All'improvviso tutto torn a fuoco.
Ammi. Avevo appena aggredito Ammi.
Per gli di sussurrai, chinandomi sulla mia amica.
Si ritrasse da me e non aveva il coraggio di guardarmi negli occhi.
Ora sapeva perch diventavano rossi come il fuoco.
Sollevai Ammi con delicatezza e la riaccompagnai a letto, poi mi inginocchiai al suo fianco. Mi dispiace, mi dispiace. Ti prego, perdonami.
...  stato un incidente. Non sono ferita.
Un incidente. Mi si strinse un nodo in gola, perch non lo era affatto e lo sapevamo entrambe. Stavo peggiorando; Bandur stava giocando con la mia mente e non sapevo pi distinguere cosa fosse reale e cosa no.
Tremante, mi alzai in piedi. Non mi fidavo ad aiutarla. Non mi fidavo a dormire nella stessa camera con lei.
Chieder a uno dei servitori di mastro Longhai di aiutarti.
Prima che Ammi potesse protestare, corsi fuori dalla stanza e chiusi la porta dietro di me. Premetti la schiena contro il muro per riprendere fiato.
La collera mi si attorcigliava nelle viscere, attanagliandole con tanta forza da schiacciarmi i polmoni.
Quando finalmente trovai il coraggio di tornare nella stanza vidi che mentre ero via Ammi aveva acceso una candela, come se avesse paura del buio.
Mi dispiace le dissi, con un filo di voce. Non era mai capitato prima. Non succeder pi. Lo prometto.
La mia promessa suonava falsa perfino a me. Per fortuna, per, Ammi non mi sent parlare. Si era gi riaddormentata.
Mi accasciai a terra e afferrai la bisaccia che conteneva il pugnale. Da quando avevo rinunciato all'abito del sole il mio corpo era diventato insensibile. Non sentivo pi n freddo n caldo, n dolore n fame. Dormivo a malapena.
Jinn mormorai.
Il meteorite prese vita e le venature di argento lucente iniziarono a brillare e a sfavillare. Non ricordavo che il pugnale emanasse un tale calore. Mentre passavo le dita sulla lama il battito del cuore acceler...
Ahi! gemetti. Una fitta di dolore lancinante mi trafisse la mano e i polpastrelli si allontanarono di scatto dal meteorite come se avessero cercato di afferrare dei tizzoni ardenti.
Chiudendo delicatamente le dita ferite, riposi la daga nella bisaccia. Socchiusi leggermente la finestra per far entrare l'aria fresca. La luce acquosa della luna si intrufol dalla fessura, danzandomi sulle ginocchia nude. Iniziai a dondolarmi avanti e indietro, stringendomi la mano per placare il dolore.
Ci volle molto prima che il male si attenuasse e potessi di nuovo sentirmi le dita.
Una cosa era certa: il mio tempo stava per scadere.
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CAPITOLO 18.
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La luce del sole screziava il telaio di bamb della finestra e tra le nuvole si intravedevano sprazzi di azzurro. Finalmente la tempesta si era placata.
Per la prima volta da quando l'avevo aggredita, Ammi si alz dal letto. Le assi del pavimento scricchiolarono sotto i suoi passi mentre avanzava in punta di piedi verso la porta. Feci per mettermi a sedere sul letto per chiamarla, ma sentendo il fruscio dei miei movimenti lei rimase come pietrificata.
Rimasi anch'io immobile. Dopo un tempo che parve lunghissimo, si lasci sfuggire un lieve sospiro e richiuse la porta dietro di s. Sentii i suoi passi allontanarsi di corsa gi per le scale.
Non mi ero mai sentita cos infelice. Mi stava forse evitando?
Mi vestii per incontrarla a colazione. Mentalmente ripetei le tre cose che avevo bisogno di dirle: che sarebbe stata al sicuro da me, che me ne sarei andata a cercare Edan e che mi dispiaceva di averle fatto del male.
Ma, quando vidi che Ammi stava aiutando il cuoco di Longhai a preparare l'impasto per i panini al vapore, sgattaiolai via prima che si accorgesse della mia presenza.
Non fate colazione? mi domand la signora Su, incrociandomi nel corridoio.
Ho gi mangiato mentii. Notai delle bende sul suo vassoio. Qualcuno  ferito?
Ammi, non lo sapevate? La sarta aggrott la fronte per la preoccupazione. Ha fatto una brutta caduta stanotte. Per fortuna si tratta solo di qualche graffio.
Qualcosa mi si agitava nel petto e mi strozzava le parole. Ha detto come ha fatto a cadere?
S, ma in pratica ho dovuto tirarglielo fuori con la forza rispose la signora Su con una risata. Ha detto di essere inciampata su un bollitore. La cosa strana, per,  che non avevo lasciato nessun bollitore nella vostra stanza.
Le viscere mi si contorsero per il senso di colpa. Forse Ammi non avrebbe mai parlato di quanto era accaduto la notte prima, forse avrebbe finto che non fosse mai capitato. Ma, proprio come la vecchia me non era mai stata brava a mentire, nemmeno Ammi lo era.
Non c'era da stupirsi che non fosse riuscita n a guardarmi in faccia, la notte precedente, n a parlarmi dell'accaduto quella mattina.
Aveva paura di me. Era doloroso, ma non potevo biasimarla.
Anch'io avevo paura di me stessa.
. . . .
Va tutto bene? mi domand Longhai pi tardi quel giorno. La signora Su ha accennato al fatto che avevate un'aria preoccupata, anche se a dire il vero non siete voi stessa da quando siete arrivata.
Mi concentrai sul ricamo. Il progetto di quel giorno prevedeva di realizzare un paesaggio montano sulla sciarpa di un nobiluomo.
Guardatemi, amica mia.
Rimasi ostinatamente concentrata sul lavoro. Scusatemi,  solo che stamattina ho cominciato in ritardo. Se non continuo, non riuscir a finire questa sciarpa in tempo...
Oh, al diavolo la sciarpa. Pu aspettare. Cosa c' che non va, Maia?
Finalmente lo guardai negli occhi. Era la prima volta che mi chiamava con il mio vero nome. Mi sembrava strano perch non l'avevo mai sentito pronunciare da lui o perch stavo cominciando a sentire quel nome sempre meno mio?
Longhai sospir. Venite con me.
Posai la sciarpa e lo seguii nel suo studio personale. Stavolta, invece di ammirare i disegni e gli strumenti, notai i tavoli in legno di palissandro e le sedie imbottite di costosi broccati, le preziose pergamene ricamate appese alle pareti, i vasi dipinti a mano appoggiati sugli scaffali laccati di scarlatto. Nonostante tutti gli oggetti raffinati che mi circondavano, ci che attir la mia attenzione fu una casacca appesa dietro lo scrittoio di Longhai.
Era un'uniforme militare da cerimonia. Nappe color bronzo pendevano dagli orli e le intricate spirali e i motivi del broccato erano intarsiati di corallo e tempestati di bottoni di giada. Ricamata sulla manica sinistra... c'era una tigre.
Questa apparteneva allo shansen?
S rispose. Al ventitreesimo shansen.
Lo shansen attuale, Lord Makangis, era il ventisettesimo. Ci significava che quella casacca risaliva alla dinastia Qingmin. Poche opere di artigianato erano sopravvissute alle guerre durante le quali l'ultimo imperatore Qingmin era stato rovesciato. Dev'essere...
Di inestimabile valore? mi interruppe Longhai. S, ho speso una follia per averla. Ma  un ottimo promemoria di ci che si perde, guerra dopo guerra. Si perde l'arte. L'arte, e i figli.
Abbass la voce. Sono tempi pericolosi, mastro Tamarin. C' una buona ragione per credere che la dinastia dell'imperatore Khanujin stia giungendo al termine e che lo shansen si impossesser del trono, ma solo gli di sanno che cosa capiter. Poi mi guard dritto negli occhi. Vi trovate in una posizione precaria, siete ricercata da entrambe le fazioni. Non molti hanno la capacit di aiutarvi, e voi non chiedereste comunque aiuto nemmeno se ne aveste bisogno.
Era la stessa cosa che Edan aveva detto di me durante la gara.
Be', mi serviva davvero aiuto. In maniera disperata.
La tempesta  passata fu tutto ci che riuscii a dire. Avevo intenzione di partire stamattina, ma...
Ah, ho sentito dire che la vostra amica  caduta.
La voce mi usc di bocca strozzata. S.
Non le avete detto che volete andarvene dedusse Longhai, intravedendo il senso di colpa sul mio viso. Considererete la possibilit di restare ancora?
Dopo quanto era accaduto con Ammi, nulla mi avrebbe fatto cambiare idea. Non poteva venire con me a Lapzur, n sui Monti Tura a cercare Edan. Non potevo rischiare. No, non posso. Devo andare da sola. I soldati... Nessuno sta dando la caccia a lei.
Longhai annu con aria solenne. Sar al sicuro qui. Ma voi... Maia, non potete aspettarvi di arrivare molto lontano a piedi.
Arricciai le labbra. Potrei usare un cavallo. Io... io non posso promettere che lo restituir. E nemmeno le mappe che riuscirete a prestarmi.
Vi far preparare il mio cavallo pi veloce per questa sera. Resterete per cena, non  vero?
Devo partire non appena avr terminato il lavoro per voi dissi scuotendo la testa. Prima del tramonto. Temo gi di essere rimasta troppo a lungo.
Alle mie parole il viso di Longhai si adombr, ma non fece altre domande e gliene fui grata. Possano i Saggi proteggervi, giovane Tamarin. E possano gli di proteggere tutti noi.
Feci eco alle sue parole, ma ormai non avevo cuore di crederci.
. . . .
Ora che la tempesta era passata, le strade fuori dal negozio di Longhai cominciavano ad animarsi. I carretti avanzavano lungo le vie con le ruote stridenti e udii la signora Su accogliere alcuni clienti nella parte antistante il magazzino. Non volendo farmi vedere, sgattaiolai fuori dal laboratorio in cerca di Ammi. Avevo raccolto il coraggio per parlare con lei prima di partire.
La trovai in cucina, intenta a mescolare una pentola di zuppa.
Un po' di zuppa, Maia? Vieni, prendine una ciotola prima che le altre sarte se la bevano tutta. Il cuoco di Longhai ha la giornata libera, quindi ci sono solo io in cucina.
Stava ciarlando pi del solito e, nonostante volesse sembrare calma, sapevo che era nervosa all'idea di avermi accanto. Ammi, io... mi disp...
Non devi mentire sbott d'un tratto. So che quella non eri tu. Era l'ombra dentro di te.
L'ombra dentro di me. In un certo senso, si poteva dire cos.
Ammi si morse il labbro per impedirgli di tremare. Che cosa ti sta succedendo, Maia? Non mi riconoscevi nemmeno.
Non riconoscevo nemmeno me stessa pensai, ma non lo dissi ad alta voce.
Era arrivato il momento di raccontarle la verit.
Le domandai: Che cosa sai dei demoni?.
Esit, tornando a posare il cucchiaio nella pentola. Sono cresciuta con storie che parlavano di demoni. Il nostro sciamano diceva che un tempo vagavano liberi per il mondo, creando il caos e seminando le loro malefatte, prima che gli di intervenissero. Diceva che la magia all'epoca era pi selvaggia.
Durante i miei viaggi con il Lord stregone ho incontrato un demone potente. Inspirai. Mentre cercavo il sangue delle stelle, il demone guardiano delle Isole di Lapzur mi ha marchiata e ha reclamato la mia anima. Edan ha stretto un patto con lui per prendere il mio posto, ma dato che ho realizzato gli abiti il demone non vuole pi Edan. Ora sono obbligata a diventare la guardiana delle isole.
Ammi indietreggi. Stai diventando un demone?
Non volevo pi mentirle. S. Edan mi sta aspettando per venire con me a Lapzur.
Dopo quelle parole rimasi in silenzio, in attesa di una reazione da parte di Ammi.
Allora dobbiamo partire il prima possibile. Domani mattina alle prime luci dell'alba. Mi tocc la spalla, ancora esitante, ma quando mi guard in faccia notai che parte della paura aveva abbandonato i suoi occhi. Grazie per avermelo detto, Maia.
Ma non potevo aspettare fino all'indomani mattina. Sarei partita quella sera, non appena il sole avesse iniziato a tramontare.
Ti aiuter stava dicendo Ammi. E lo far anche il Lord stregone. Se  stata proprio la magia a cacciarti in questo guaio, allora la magia pu salvarti.
Ci credeva sul serio.
Edan non pu salvarti dissent l'ombra dentro di me. Nessuno pu.
Ignorai le voci e annuii alla mia amica. Lo spero. Lo spero proprio.
Non volevo mentire ad Ammi, ma non significava che fossi disposta a mentire a me stessa.
. . . .
Ero al piano di sopra in camera nostra a fare i bagagli quando sentii qualcosa sbattere contro la finestra. Lo ignorai.
Un altro colpo. Strano mormorai, avvicinandomi alla finestra per aprirla.
Ed eccolo l! Intravidi l'uccello di stoffa impigliato nelle grate. Con delicatezza, lo accompagnai attraverso le asticelle di legno e lui svolazz dentro casa, volteggiandomi intorno per poi andarsi a posare sul dorso della mano, con le ali che sbattevano ancora all'impazzata.
L'hai trovato? domandai.
L'uccello di stoffa si lev dalla mano e sfarfall verso la finestra.
Sto arrivando. Sono pronta.
I miei effetti personali erano pochi. Il flauto di Edan, il blocco da disegno, le forbici. E il pugnale.
Non c'era tempo per dire addio ad Ammi e, anche se le avessi lasciato un biglietto, non sarebbe stata in grado di leggerlo. Cos strappai una pagina dal quadernetto e, piegandola, creai un uccello simile a quello di stoffa che avevo creato per trovare Edan. All'ultimo minuto, strappai una fibra dal tappeto e la cucii sulle ali, poi lasciai l'uccello di carta sullo scrittoio.
Quando mi voltai per andarmene, udii delle voci fuori dalla finestra e tesi l'orecchio.
 questa la strada del sarto?
Sbirciai fuori. Un gruppo di uomini stava svoltando l'angolo. A un primo sguardo non sembravano molto diversi da qualunque altro abitante di Nissei, ma i miei occhi di sarta si soffermarono ad analizzare i loro vestiti.
Lo stile non era quello della provincia in cui mi trovavo e gli abiti non si addicevano a dei mercanti. I mercanti non coprivano le cinture con i cappotti per nascondere le armi, n indossavano stivali incrostati di fango che sbucavano da sotto l'orlo delle vesti. Nissei era una citt pulita e le strade non erano sterrate, ma lastricate in pietra. Quegli uomini provenivano dai boschi.
Le spie dello shansen.
Mi venne la pelle d'oca per l'agitazione. Era evidente che quegli uomini stavano cercando il negozio di Longhai.
In fretta e furia, gettai il tappeto nella bisaccia e scesi dalle scale posteriori.
Come Longhai aveva promesso, sul retro del negozio mi aspettava un cavallo, sellato e caricato con una borsa piena di viveri.
La giumenta arretr, spaventata nel vedermi. Quando mi avvicinai sbuff e scalci.
Ssh... dissi, accarezzandole con dolcezza la criniera. Ti prego. Sono Maia. Soltanto Maia.
Cominciai a canticchiarle un motivetto, grattandola dietro l'orecchio in modo che capisse che non ero pericolosa.
Che non ero un demone.
Continuando a canticchiare, le premetti la fronte contro il collo e aspettai che il suo battito rallentasse. Una volta che si fu tranquillizzata, la baciai sul collo e montai in sella.
Grazie sussurrai.
Mentre costeggiavano la strada, al riparo delle lunghe ombre del muro che correva accanto al negozio di Longhai, sentii gli uomini dello shansen arrivare alla porta d'ingresso.
Qui non c' nessuno con quel nome stava dicendo loro la signora Su. Sollev leggermente il capo, vedendomi sgattaiolare verso la parte anteriore del negozio.
Sappiamo che il sarto imperiale si trova qui disse uno dei soldati in tono sgarbato, cercando di scansare la sarta per entrare nel negozio. Ti avviso di farti da parte, donna. Ho ucciso per molto meno.
La signora Su rimase immobile, persino quando il soldato sguain il pugnale e glielo punt contro con fare minaccioso. Ma io mi bloccai, tirando le redini del cavallo.
State cercando me? gridai. Con un bel calcio sui fianchi del cavallo, mi lanciai al galoppo lungo la strada.
 il sarto! sbraitarono, correndomi dietro. Fermo!
Prima che potessero raggiungere i loro cavalli, Ammi corse fuori dal negozio brandendo una grossa padella di ferro e sferr un colpo contro la nuca di uno dei soldati, mentre la signora Su dava un calcio sul ginocchio dell'altro.
Per un istante incrociai lo sguardo della mia amica. D'un tratto cap le mie intenzioni e annu.
Non mi voltai pi indietro.
Dopo quel momento, nessuno degli uomini dello shansen mi diede pi la caccia. Con l'uccello di stoffa appollaiato sulla spalla, continuai a cavalcare... diretta verso i Monti Tura che si stagliavano sull'orizzonte lontano.
...
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...
FINE Volume 2, Parte 1.